Viaggio alle origini del carnevale 

 

Il carnevale coincide ogni anno con le settimane che precedono la primavera. Fin dai tempi più antichi è stato un periodo ricco di festeggiamenti sia per l’imminenza della bella stagione sia per l’inizio del nuovo anno, come accadeva nella Roma arcaica e, in alcune città, anche nel medioevo. Sarà interessante fare un viaggio per scoprire le sue origini.

 

Babilonia

Tornando indietro nel tempo, a Babilonia le feste erano celebrate soprattutto nei giorni di novilunio e di plenilunio, nei solstizi e negli equinozi. La festa più importante si svolgeva in occasione dell’equinozio primaverile che segnava il rinnovamento dell’anno.

Veniva ritualizzato il processo di formazione del cosmo, rappresentato al popolo con una solenne processione a cui partecipavano le forze del caos. Tali forze ostacolavano la nuova creazione, erano le tenebre che occultavano la luce ma venivano a loro volta vinte dagli astri della primavera: era il miracolo della morte e risurrezione del dio salvatore Marduk. 

Nel corteo figurava anche la nave simbolica provvista di ruote su cui il dio Sole o il dio Luna compiva il tragitto della festa, simbolo della parte superiore dello zodiaco, fino all’arrivo a Babilonia. Secondo alcuni studiosi questo era il carnaval. Il periodo in cui regnava il caos veniva trascorso dal popolo in libertà sfrenata, con il sovvertimento totale delle abitudini di vita: un’iscrizione babilonese dice: Lo schiavo diventa padrone.

In quei giorni regnava un governatore destinato a morire alla fine del caos, il martedì grasso.

 

La Grecia

Ad Atene, nel mese di Anthesteriòn (tra febbraio e marzo), che segnava il passaggio dall’inverno alla primavera, si celebravano le Antesterie, tre giorni di festa passando dalla tristezza alla gioia in onore di Dioniso, dio morto e risuscitato, che regnava sui trapassati. Questi tre giorni erano contrassegnati dal ritorno delle anime dei trapassati viste come portatrici di fertilità.

Dalla morte nasceva la vita nuova come nel mito del dio, perciò in quei tre giorni si pregava per i defunti. Durante le Antesterie, le folle assistevano al passaggio del carro dionisiaco, il carro navale che portava colui che aveva il compito di rigenerare il cosmo.

 

Roma

Tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo anche nella Roma antica si svolgevano alcune feste con caratteri carnevaleschi. Il 27 febbraio era il giorno delleEquiria che si ripetevano il 14 marzo. In tali occasioni si organizzavano corse di cavalli in Campo Marzio, per propiziare Marte a cui era dedicato il primo mese dell’anno.

Marte era il padre di Remo e Romolo e quindi il genitore e il protettore di Roma. La corsa era presente anche durante i Lupercali che si pensa rappresentassero il passaggio celeste dall'inverno alla primavera, mentre i Salii, danzatori e saltatori di Marte, andavano per le vie il primo marzo con lo scopo di propiziare il dio della guerra affinché proteggesse la città. Le danze si concludevano con un ricco banchetto nel tempio di Marte.

 

I riti del carnevale, dunque, sono principalmente di passaggio dal vecchio al nuovo anno o dall’inverno alla primavera. Il passaggio in antichità era compiuto simbolicamente a bordo di una nave che salpava per affrontare il mare. Ogni passaggio sulle acque era motivo di inquietudine, di paura che portava alla follia. 

Nel medioevo il carnaval era chiamato anche stultifera navis, la nave dei folli. La follia, però, aveva un senso, quello di portare sull’altra riva. Durante la navigazione ognuno perdeva la propria identità e venivano invertiti i ruoli. In tutto questo, le maschere rappresentavano la manifestazione della morte che rinnova, l’epifania dei morti che si confondono coi vivi nella follia generale che porta al nuovo.

 

E a Verona... in origine fu il palio 

A carnevale o più precisamente il venerdì gnoccolar o venerdì grasso, a Verona si svolge la tradizionale sfilata di carri allegorici e per i Veronesi è quasi un obbligo radunarsi ai lati delle strade per assistere al passaggio del Papà del Gnocco e degli altri personaggi.

Le origini del Papà del Gnocco e più in generale del Baccanal del Gnocco risalgono ai primi decenni del XVI secolo, ma i festeggiamenti e la sfilata che siamo abituati a vedere ogni anno hanno origini molto più antiche. Ci sono studiosi che li fanno risalire addirittura a riti romani e al ciclo di Cerere-Demetra.

Si hanno notizie più certe a partire dal Medioevo, se è vero che le origini di tale manifestazione sono rapportabili alle corse del palio che si svolgevano a Verona già nel XIII secolo. La tradizione riportata dagli storici dell’Umanesimo narra che Ezzelino da Romano dopo aver sconfitto la fazione dei Sambonifacio a lui avversa, rientrò a Verona la prima domenica di Quaresima del 1208. Per festeggiare l’evento furono indetti tornei e giostre. Fu inoltre stabilito che ogni anno in quel giorno si corressero quattro palii percorrendo le vie cittadine a spese del comune: una corsa a cui partecipavano gli uomini per conquistare il drappo di panno scarlatto; una corsa a cui partecipavano le donne per conquistare un drappo di panno verde; una corsa riservata ai cavalli per conquistare un

drappo di velluto rosso vivo e una agli asini per conquistare un drappo bianco.

Di tali corse ci riferisce anche Dante nella Divina Commedia, canto XV canto dell’Inferno dove, parlando di Brunetto Latini, dice:

 

Poi si rivolse e parve di coloro 

che corrono a Verona il drappo verde

per la campagna; e parve di costoro

quelli che vince, non colui che perde.

 

Nel 1434, con l’entrata in vigore dello  Statuto Veneto e su esortazione di S. Bernardino, le corse del palio vennero spostate dalla prima domenica di Quaresima al Giovedì Grasso e in seguito all'ultima domenica di carnevale. Talvolta, però, venivano ulteriormente spostate per motivi vari alla prima domenica di maggio, data poi resa stabile nel 1756 e rimasta tale per molto tempo.

Da allora molto è cambiato, nuove tradizioni si sono aggiunte ma è rimasto il desiderio di festa di cui parlano i cronisti del passato.