Parte 4: Libri e legati testamentari

 

I messali come raccoglitori e oggetto di lasciti testamentari

 

I messali sono tra i libri più presenti nelle chiese, sia di città che di campagna, in quanto strumenti fondamentali per la celebrazione della messa. Talvolta, però, la loro funzione esula da quella di semplice strumento che il sacerdote utilizzza nello svolgersi delle funzioni religiose: è il caso, ad esempio, dei due messali di cui si annota la presenza il 27 aprile 1532 nella chiesa parrocchiale di San Giorgio di Marega, piccola località a sud est di Verona, ai confini con la provincia di Modena, nelle cui ultime carte sono trascritti due lasciti testamentari effettuati da due parrocchiani qualche decennio prima. Si apprende quindi che, ut apparet scriptum in fine missalis dictae ecclesiae in carta bona, nel 1485 gli Heredes quondam Antonacii de Marega reliquerunt pro animabus suis, in remissionem pecatorum suorum, quatuor campos terrae aratoriae iacentes in pertinentia Sancti Zenonis de Minerbio in ora Stortae cum obligatione celebrandi semel in ebdomada unam missam cum suffragiis mortuorum super eorum sepulturam cum hoc etim quod teneatur sacerdotes partecipantes de introitibus dictae congregationis celebrare unum officium cum 4 presbyteris omni anno in ecclesia Sancti Georgii de Marega.

Un’altra disposizione testamentaria datata 1492, invece, è segnata in ultima carta missalis in carta pecorina presente nella medesima chiesa ed afferma che Iohannes de Chai reliquit dictae ecclesiae minalia 9 frumenti solvendi per Dominicum sartum de Terratio et unum par capponum cum obligatione celebrandi una missam uno die in ebdomada et facere officium super sepolturam pro anima sua et defunctorum suorum, ut constat ex testamento supradicti domini Ioannis de anno 1492, 25 ianuarii, pro quo legato obbligavit tres campos terrae in pertinentia Terratii in ora Careriae

La natura dei lasciti può, tuttavia, giustificare una così particolare collocazione che sembra quasi un memorandum per chi utilizza il libro. Si tratta in effetti di disposizioni che gli storici che si occupano dello studio delle fonti testamentarie definiscono ad pias causas o pro anima, tesi cioè, come era d’uso nei secoli a cavallo tra medioevo ed età moderna, a far guadagnare al testatore il perdono dei peccati commessi in vita ed un posto in paradiso. Era consuetudine, infatti, che venissero lasciati terreni, elemosine in natura o denaro, paramenti sacri alle chiese o ai sacerdoti in cambio di richieste di messe e suffragi che servivano ad alleviare il peso delle mancanze commesse e a garantire la salvezza eterna della propria anima[1]. Il vescovo e i suoi vicari si dimostravano attenti ad accertarsi che i legati ad pias causas fossero eseguiti perché, come afferma De Rosa, “nonostante le intimidazioni del pastore, si tardava ad eseguirli o anche si faceva del tutto per disattenderli da parte soprattutto della povera gente”: per questo Giberti emanò anche l’edictum pro legatis piis [2].  Un tale aspetto emerge anche da ciò che dirò in seguito, sia pure in riferimento a questioni relativamente marginali come il lascito di un libro per la chiesa. 

Restando infatti nell’ambito di questo tipo di legati, nell’esame della documentazione inerente alle visite pastorali si è potuto rilevare come tra le varie disposizioni testamentarie ce ne siano alcune che hanno per oggetto i messali: è il caso, ad esempio, di Giacomo de la familia Turcorum di Cellore che desidera che manutenenda lampada accensa quotiensqmque celebratur in dicto loco et de emendo unum missale, come è ricordato dal visitatore Filippo Stridonio 8 giugno 1532 nella chiesetta di San Felice che si trova su una collina che separa Cellore di Illasi da Cazzano di Tramigna; in modo analogo Giacomo Morelli nel suo testamento chiedeva che fossero acquistati per la chiesa di San Giovanni Battista di Rivoli Veronese unam anchonam et tobaleam et missale et pallium ad altare Sancti Nicolai. Questa volontà, però, fino al 27 settembre 1532 non era ancora stata eseguita, come afferma il visitatore che ne sollecita la pronta attuazione. Al contrario, gli eredi di Bonincontro de Getolis hanno acquistato, esaudendo un suo desiderio, lo stesso tipo di libro liturgico, oltre ad altri oggetti, per la chiesa di San Michele di Monzambano.     

Più strano può risultare il fatto che il delegato vescovile Filippo Stridonio che visita la chiesa di Santa Lucia di Pol nei pressi di Pescantina il 27 giugno 1532 chieda che provideatur de capellano et renoventur locationes affictualium dictae ecclesiae, quorum nomina descripta sunt in missali: il messale in questo caso funge da registro degli affittuari dei terreni della chiesa. La circostanza può essere ricondotta al fatto che spesso nelle chiese di campagna mancavano dei veri e propri registri amministrativi, come quasi totalmente asssenti erano i registri dei parrocchiani e dei battezzati, carenza messa in evidenza in molte parti delle visite pastorali tese anche ad un riordino della diocesi da un punto di vista materiale oltre che spirituale. In moltissime parrocchie il vescovo ordina che siano tenuti dei registri dei parrocchiani e di coloro che hanno ricevuto i sacramenti.

I pochi casi rintracciati durante la lettura sistematica dei verbali, dunque, possono far vedere sotto una luce diversa – più legata alla vita quotidiana di una particolare chiesa e dei suoi frequentatori – un libro nato come oggetto fondamentale per la liturgia che in qualche modo fungeva da raccoglitore di informazioni che esulavano dalla sua primaria funzione.

 

L’inventario dei libri del defunto rettore della chiesa di Cavalcaselle 

 

L’unico inventario contenente solo libri presente nei verbali delle visite pastorali di Giberti e dei suoi collaboratori è quello stilato il 14 ottobre 1532 per i beni della chiesa parrocchiale dei Santi Filippo e Giacomo di Cavalcaselle, località della bassa veronese. I libri in questione sono stati lasciati alla chiesa dal defunto rettore Don Paolo Pannonio, vivente nel 1526, ai tempi della prima visita pastorale del vescovo suffraganeo Antonio Beccari su mandato del Giberti e definito presbyter vite satis laudabilis ac virtutibus praeditus, circa cura animarum sollicitus ac diligens.

Rivolgendo uno sguardo alla sua pur non vastissima biblioteca si può facilmente dedurre che egli avesse una buona cultura, senz’altro superiore alla media di quella dei sacerdoti di campagna del suo tempo dovuta presumibilmente anche al fatto che egli non era un semplice cappellano.

Egli possiedeva, infatti, come conveniva alla sua condizione di sacerdote, unum Breviarium magnum vetus et unum parvum, un doctrinale, forse quello assai diffuso di Alessandro da Ville-Dieu, e unus liber de cantu figurato, ma conosce anche i classici latini come dimostra la  presenza nell’elenco dei commentaria Cesaris, una cum Iustino et Salustio historicis, delle Epistolae Tullii, le lettere di Cicerone, di opere non meglio precisate di Orazio e dei Domitii comentaria super epistolis Ovidii, i commenti di Domizio Calderini alle epistolae Heroides di Ovidio di cui uscirono molte edizioni nel primo Cinquecento[3].

 

 

L’elenco prosegue con opere non specificate di Francesco Petrarca che denotano ancora di più un interesse di don Paolo verso i testi umanistici e non solo religiosi e con libri di carattere teologico, patristico e filosofico. Sono presenti infatti le edizioni a stampa del liber confessionum, dei Soliloquia e delle Meditationes di Sant’Agostino, ma anche le Vitae Patrum, oltre a un non precisato cathalogus Sanctorum, ad un supplementum Chronicarum, all’Opus aureum in forma magna e a  un libro Super primo Sententiarium di Egidio Romano, teologo vissuto tra il 1243 ca. e il 1316, appartenente all'ordine eremitano di Sant'Agostino, di cui furono pubblicate a stampa molte opere nel periodo in questione.

Di non chiara identificazione e anche il Mariale, forse il Mariale Alberti Magni in Euangelium super Missus est Gabriel Angelus, pubblicato a Venezia nel 1504 da Lazzaro dei Soardi[4]: Sant’Alberto Magno, infatti, è uno dei mistici che, editi in massima parte tra il 1510 e il 1525, contribuirono alla diffusione in scala piuttosto ampia, nel secolo XVI, di dottrine spirituali precedentemente riservate a piccoli gruppi di persone acculturate.

Scorrendo l’elenco troviamo poi uno Speculum vitae humanae, probabilmente si tratta dell’opera di Rodrigo Sanchez de Arevalo, vescovo di Zamora e Valencia, Signore di Arevalo, nato nel 1404 e morto nel 1470 intitolata Speculum vitae humanae, in quo discutiuntur commoda & incommoda, dulcia & amara, solatia & miserie, prospera & adversa, laudes & pericula omnium statuum. Auctor nobilisimi huius libri fuit … Rodericus episcopus Zamorensis, castellanus et referendarius pape Pauli II di cui un’edizione fu pubblicata a Venezia da Lazzaro dei Soardi nel 1513[5].

Nell’inventario è presente anche un’opera di Paolo Veneto, filosofo nato a Udine nel 1386 e morto a Padova nel 1428: la Logica[6] insieme a testi che trattano temi contemporanei al Pannonio in opposizione alle idee diffuse da Martin Lutero.

Di quest’ultimo tipo è il libro di Giovanni Faber, Contra Martinum Lutherium, identificabile forse con l’Opus aduersus noua quaedam et a christiana religione prorsus aliena dogmata Martini Lutheri di cui un’edizione fu stampata a Roma da Marcello Silber alias Franck nel 1522[7] e quello di frà Silvestro Mazzolini contra eundem Lutherium che potrebbe essere identificato con uno degli scritti che questi, un frate domenicano piemontese vissuto tra il 1456 e il 1523, dedicò alla controversia fra cattolicesimo e luteranesimo: Errata et argumenta Martni luteris recitata, detecta, repulsa et copiosissime trita[8]; l’Epithoma responsionis ad Martnum Luther[9] stampati entrambi a Roma da Antonio Blado nel 1520 e In presuntuosas Martini Luther conclusiones de potestate pape dialogus di cui un’edizione fu stampata a Roma dal già nominato Marcello Silber in una data che va dal 1501 al 1527[10], probabilmente nel 1518.

Un altro autore presente nell’elenco è frater Ambrosius Catharinus, Ambrogio Catarino, ossia Lancellotto de’Politi, teologo domenicano vissuto tra il 1484 e il 1553 che occupò buona parte della sua vita a scrivere opere contro Lutero[11] e per questo è difficile identificare con esattezza il libro Contra eundem Lutherium nominato nell’elenco in questione[12].

 Ci sono, infine, alcuni opuscula del Savonarola tra cui il Triumphus sanctae crucis, il Triumphus crucis de fidei ueritate di cui furono stampate diverse edizioni nei primi decenni del ‘500: nel 1504 e nel 1508 a Venezia da Lazzaro dei Soardi e nel 1517 sempre a Venezia da Luca Olchiense[13]; nella medesima città ci fu poi un’altra edizione di Alessandro Bindoni nel 1521.

Nell’insieme, quindi, è interessante constatare come il rettore della chiesa di Cavalcaselle possedesse una serie di libri che rispecchiano la cultura dell’epoca e soprattutto quella di sfondo teologico-filosofico propria degli ecclesiastici, pur senza tralasciare i clasici latini, come del resto auspicava lo stesso Gian Matteo Giberti per il clero veronese in un periodo storico in cui la Chiesa Cattolica si interrogava sui metodi da porre in atto per fronteggiare il diffondersi del luteranesimo.       

 

[1] Cfr. A. RIGON, Orientamenti religiosi e pratica testamentaria a Padova nei secoli XII-XIV (prime ricerche), in Nolens intestatus decedere. Il testamento come fonte della storia religiosa e sociale, Perugia 1985, pp. 47-49.

[2]  G. DE ROSA, Presentazione, in A. FASANI (a cura di), Riforma pretridentina della diocesi di Verona. Visite pastorali del vescovo G.M. Giberti 1525-1542, Vicenza 1989, vol. I, p. XXVII.

[3] Edit 16 censisce ben 7 edizioni dei commenti di Calderini alle Heroides datate prina del 1532, anno di redazione dell’inventario di don Paolo e precisamente dal 1506 al 1526:

Epistole heroides Ouidij diligenti castigatione exculte & aptissimis figuris ornate. Commentantibus Antonio Volsco & Vbertino Crescentinate viris eruditissimis. In Ibin vero Domitio Calderino & Christophoro Zaroto cum appendice ducentorum fere carminum in epistola Cydippes adacontium. Impressum Venetiis : per Bartholomeum de Zanis de Portesio, 1506 die X mensis Iunii). [122] c. ; fol.

Epistole Heroides Ouidii diligenti catigatione exculte aptissimisque figuris ornate, commentatibus Antonio Volsco & Vbertino Cresentinate in Ibin vero Domitio Calderino: & Christophoro Zaroto viris eruditissimis: additis insuper Grecis que ubique deerant, necnon in margine utilissimis apostillis. ... (Taurini : impressum per Franciscum de Silua, 1510 die xxv mensis Februarii). [6], CXVII, [1] c. : ill. ; fol. 

Epistole Heroides Ouidii ... diligenti castigatione exculte ...scribentibus Antonio Volsco et Ubertino Crescêntinate. In Ibin autem Domitio Calderino & Christophoro Zaroto viris eruditissimis additis ... Impraessum [!] Venetiis : mira diligentia per Augustinum de Zannis de Portesio, anno reconciliatione natiuitatis, 1515. [6], CVI c. : ill. ; fol. 

Epistolae Heroides Ouidii diligenti castigatione excultae: aptissimisque figuris ornatae: comentatibus Antonio Volsco: Ubertino Crescentinate: et a Iano Parrhasio: necnon Iodoco Badio Ascensio. In Ibin uero Domitio Calderino: et Christoforo Zaroto: eodemque Ascensio: viris eruditissimis. Adiunctis quam plurimis carminibus in nonnullarum epistolarum principio nuper inuentis et nunquam impressis: additis insuper graecis: quam ubique deerant: necnon in margine utilisimis apostillis. Una cum castigatissima tabula. Venetiis : per Guilielmum de Fontaneto de Monferrato, 1524, die II. mensis Ianuarii. 109 c. : ill. ; 4°, di cui una copia è conservata a Verona nella Biblioteca dell'Accademia Filarmonica;

[Heroides].(Impressum Mediolani : per Io. Angelum Scinzenzeler, 1525 die 15 Iunii). 62 c. ; fol. 

P. Ouidii Nasonis Heroides commentantibus Ant. Volsco, Vbertino Cres., A.J. Parrhasio, J.B. Ascensio, N. Scoellio, Luttareo Barolitano, Dominico Cald., In Sapphus Epist. In Ibin Domitio Cald. Christ. Zaroto. Cum doctiss. annotationibus Joan. B. Egnatii,Ang. Politiani, Marini, Becic. Scod. G. Merulae. Additisque plurissimi necnon vtilissimis apostillis quae nusque locorum hactenus impressa reperies atque oua diligentiori cura per nup. recognita sunt. ... (Venetiis : mira diligentia Ioannis Tacuini de Tridino, 1525 die XXI mensis Iunii). [24], CXIII c. : ill. ; fol.

Epistolae Heroides Ouidij diligenti castigatione exculte: aptissimisque figuris ornate: commentantibus Antonio Uolsco: Ubertino Crescentinate: & A. Iano Parrasio: necnon Iodoco Badio Ascensio. In Ibin vero Domitio Calderino: & Christoforo Zaroto: eodemque Ascensio: ... Una cum castigatissima tabula ... 1526 (Venetiis : per Augustinum de Zanis de Portesio, 1526. Die II mensis Septembris). [6], CIX, [1] c. : ill. ; fol. 

[4] Edizione presente in Edit 16. (EDIT 16 Censimento delle edizioni italiane del XVI secolo dell’ICCU (Istituto Centrale per il Catalogo Unico).

Cfr. anche: G. ZARRI, Note su diffusione e circolazione di testi devoti (1520-1550) in Libri, idee e sentimenti religiosi nel Cinquecento Italiano, Atti del convegno (3-5 aprile 1986), Modena 1987i p. 134. 

[5] Edizione presente in Edit 16.

[6] In Edit 16 è censita un’edizione stampata entro il 1532:

Logica Pamph. Collecta sub excellenti artium et medicinae doctore m. Pamphilo de Monte Bononiensi ... dum is Pauli Veneti opusculum in Bonon. Academia ... pro fiteretur anno MDXII ... Bononie, impensis Benedicti Hectoris Bononiensis, 1522. 76 c. ; fol. 

[7] Edizione presente in Edit 16.

[8] Edizione presente in Edit 16.

[9] Edizione presente in Edit 16.

[10] Edizione presente in Edit 16.

[11] Cfr. S. CAVAZZA, Libri in volgare e propaganda eterodossa: Venezia 1543-1547 in Libri, idee e sentimenti religiosi nel Cinquecento Italiano, Atti del convegno (3-5 aprile 1986), Modena 1987, p. 10 

[12] In Edit 16 sono presenti le seguenti edizioni di opere su Lutero scritte da Ambrogio Catarino e  pubblicate prima del 1532:

Ad Carolum Max. imperatorem et Hispaniarum regem, fratris Ambrosij Cath. Ord. Pred. Apologia pro veritate catholice et apostolice fidei ac doctrine. Aduersus impia ac valde pestifera Martini Lutheri dogmata. Index operis. (Florentiæ : per hæredes Philippi Iuntæ, 1520 vigesimo mensis Decembr.). 96 [i.e. 92] c. ; fol. 

Fratris Ambrosii Cath. Ord. Praed. Apologia pro ueritate catholicae & apostolicae fidei: ac Doctrinae aduersus impia, ac ualde pestifera Martini Lutheri dogmata. Ex secunda recognitione. Firenze? : s.n.], 1521. [6], 315 p. ; 4°

Excusatio dispuationis contra Martinum ad vniuersas ecclesias. Florentiae : per haeredes Philippi Iuntae, 1521). 105, [1] c. ; 4°.   

[13] Tutte le edizioni citate sono presenti in Edit 16.