Tregnago (VR), la sua valle e altro

L’attuale comune di Tregnago si estende su una superficie di trentanove chilometri quadrati circa, è situato a metà della Val d’Illasi, chiamata in passato Val Longazeria ed è il risultato dell’unione di alcuni piccoli comuni prima autonomi. Nell’epoca napoleonica si aggregarono tra loro Tregnago, Cogollo e Marcemigo. Nel 1954 anche Centro entrò a far parte del comune come frazione. Le quattro comunità, tuttavia, avevano già avuto in passato molti contatti sia per la vicinanza territoriale sia per la presenza unificante prima dell’abbazia della Calavena e della pieve di Santa Maria e, in seguito, per la costituzione del vicariato dipendente dal comune di Verona, comprendente, oltre a Tregnago, Marcemigo, Cogollo, Centro, Bolca, Vestena e Castelvero.

Sull’origine del toponimo si è molto dibattuto: un’ipotesi lo fa derivare dal nome di persona latino, Trinius o Ternius o Terinius; un’altra asserisce che derivi da Traniacus che indica la presenza sul territorio di tre castelli: quelli di Tregnago, Cogollo e Marcemigo. Alcuni storici affermano altresì che esso proviene da Terminiacum o Terminiacus, che significa termine, fine, confine dell’impero romano.

I ritrovamenti archeologici attestano la presenza di insediamenti umani fin dalla preistoria. Iscrizioni ed oggetti di età romana, tra cui un piccolo lare in bronzo del I sec a.C., ci permettono di evincere che Tregnago in quel periodo era un villaggio piuttosto popoloso e che la zona era effettivamente di frontiera con l’area di cultura retica, data anche la vicinanza alla via Postumia realizzata nel 148 a.C. inizialmente per controllare i confini e poi come rete commerciale. Nel primo Medioevo la pieve di San Martino divenne centro di raccolta per la popolazione cristiana dell’alta valle: la sua titolarità ci permette di collocare la sua origine nell’età franca e quindi nel VII-VIII secolo d.C. Nel IX secolo, in seguito alle invasioni ungare e saracene, gli abitanti della campagna si riunirono intorno ai luoghi fortificati per cui divennero importanti i castelli costruiti dai vescovi, dagli abati o dai signori: uno di questi era quello posto su un colle a est di Tregnago, di cui si hanno notizie dal XII secolo, che servì come riparo per la popolazione. Per tutto il Medioevo, tuttavia, la storia del paese rimase legata a quella del monastero di San Pietro, divenuto poi di San Pietro, Vito e Modesto di Badia Calavena che, essendo proprietario di molte terre nella zona, le affidava in cambio di livelli ai contadini locali. Dal XIV secolo in poi le vicende del monastero si intrecciarono sempre più con quelle della pieve di Santa Maria di Tregnago la cui chiesa era stata costruita a fianco della chiesa di san Martino gravemente lesionata dai terremoti del 1116 e del 1182.

L’abitato dell’attuale capoluogo nel ’300 appariva già con una struttura bipolare nei suoi due nuclei storici: il Vicus de Supra ed il Vicus de Subctus, chiamato in alcuni documenti anche contrada Sancti Egidii. L’insediamento era caratterizzato da abitazioni costruite attorno a corti centrali chiuse ed aveva il suo centro nella casa comunale che si affacciava sull’attuale piazzetta Sant’Egidio.

Nei primissimi anni del Quattrocento, all’epoca in cui Verona, città e provincia, passò sotto il dominio della Repubblica di Venezia, a Tregnago risiedevano esponenti della classe dirigente cittadina che, oltre ad esercitare la funzione vicariale, avevano la casa d’abitazione e ottenevano a livello beni fondiari. Negli ultimi decenni del secolo, anche in questa zona si intensificò la penetrazione della proprietà fondiaria cittadina che portò, agli inizi del secolo successivo, all’arrivo in paese di importanti famiglie urbane come i Fracanzana e i Cipolla che qui avrebbero costruito le loro ville.

Nel ‘500 il monastero di San Pietro, Vito e Modesto e la pieve di Santa Maria di Tregnago con le relative dipendenze furono annessi al monastero cittadino di San Nazaro.

In paese i larghi spazi liberi ancora presenti tra il centro civile e quello religioso furono colmati dalla costruzione tra il ’600 e il ’700 delle ville e residenze dominicali che si aggiunsero a quella quattrocentesca dei Casari, in contrada Ortelle, e a quella cinquecentesca dei Cipolla. Nel 1771 quando i beni del monastero di San Nazaro nella Bassa Calavena furono messi all’asta, la Comunità di Tregnago li rilevò entrando così in possesso dei terreni, delle decime delle terre e di alcuni di livelli, ma acquistò anche il diritto di eleggere il parroco anche se con l’obbligo di farne approvare la nomina dall’autorità vescovile per l’approvazione e di provvederlo di un salario.

L’economia locale rimase pressoché immutata per secoli. Le attività principali erano l’agricoltura e l’artigianato, fino agli inizi del ‘900 quando fu costruita la prima grande fabbrica della valle: il 5 febbraio 1922 venne posta la prima pietra del cementificio noto come “i Forni” che per decenni avrebbe dato lavoro a molti Tregnaghesi. Dopo di esso molte altre industrie di diverse dimensioni e piccoli laboratori sono sorti nella zona industriale a sud del paese.