L'ampliamento della chiesa parrocchiale e la nuova collocazione dell'organo

 

L’attuale chiesa parrocchiale, fu costruita al posto dell’antica pieve e fu inaugurata il 25 marzo 1880. L’allora parroco don Panato[1] per ricordare l’evento scrisse:

“Col giorno 25. Marzo, Festa dell’Annunciazione di Maria SS.ma e Giovedì Santo 1880. fu benedetta la nuova Chiesa Parrocchiale nel dopo pranzo alle ore tre pomeridiane nel concorso d’immenso popolo, e col giorno 28 del mese medesimo, Pasqua di Risurrezione, si cantò la prima Messa Solenne alle ore 9. a.m. con musica e organo”[2].

Questa, però, non sarà la chiesa che oggi vediamo, o almeno, lo sarà solo in parte. Quarantacinque anni più tardi, infatti, furono ripresi i lavori per completarne la costruzione con una facciata più maestosa e fu colta l’occasione per ingrandirla allungando una navata. Il tempio assunse così un aspetto più definitivo e monumentale. Nell’ambito di queste modifiche si inserisce anche lo spostamento dell’organo di cui ci accingiamo a parlare.

 

La nuova collocazione dell’organo

 

L’organo, come già detto in precedenza, ebbe una prima sede in posizione sopraelevata nell’abside della chiesa. L’attuale collocazione alla sinistra del presbiterio, in Cornu Evangelii, avvenne entro la fine del 1921, quando il medesimo organaro che l’aveva costruito fu richiamato a smontarlo e a rimontarlo salvaguardandone l’integrità e l’efficienza ma apportando, necessariamente, alcuni adattamenti tecnici e meccanici, sia pure di modesta entità[3]. Più vistose furono, però le modifiche effettuate alla parte esterna dello strumento, soprattutto per quanto riguarda l’insieme delle canne in stagno tigrato. In origine, queste ultime erano divise in tre campate a cuspide sormontate da fregi trilobati di stile neogotico, come si può notare dalle foto dell’epoca. Quando l’organo fu posto nella successiva collocazione, per adattarlo alla struttura del nuovo ambiente, ed in particolare alle volte del soffitto, furono tolti i fregi trilobati e l’insieme delle canne – costituito da tre campate di tredici canne ciascuna – assunse una forma concava nella sezione centrale, sia pure mantenendo le cuspidi nelle due sezioni laterali, caratteristiche che possiamo ammirare ancora oggi.

 Lo spostamento dello strumento, d’altra parte, permise la costruzione delle vetrate absidali che forniscono una maggiore illuminazione del presbiterio[4].

Che Farinati abbia eseguito lavori a Tregnago nel periodo in questione ci viene confermato da una nota – reperita nell’archivio parrocchiale – in cui Maria Farinati, moglie di Domenico, il 30 dicembre 1921, dichiara di aver ricevuto il saldo del pagamento di una fattura dell’importo di millecentosettanta lire e afferma:

“Spettabile Fabbriceria di Tregnago. Dichiaro io sottoscritta di aver ricevuto dal sig. Beccherle Gaetano per ordine del Molto Rev.do Parroco e Fabbriceria di Tregnago Lire 1170 dico millecentosettanta a saldo fattura organo di quella Chiesa. In fede. Verona 30 dicembre 1921 Farinati Maria per il marito, la moglie”[5].

Non ci è dato, tuttavia, di conoscere l’ammontare complessivo della spesa sostenuta per questi lavori di cambio di sede dello strumento.

 

 

L’inaugurazione della nuova chiesa

 

Il 15 ottobre del 1922, quindi, fu inaugurata la nuova chiesa parrocchiale, dopo suddetti lavori di prolungamento delle navate e, per l’occasione, fu pubblicato un opuscolo di presentazione dove, però, non si parla dell’organo se non in due brevi passo scritti l’uno dal parroco don Costalunga e l’altro da Pietro Toblini in cui viene ricordato l’operato dello stesso arciprete in favore della medesima chiesa. Don Costalunga afferma:

“Davanti alle belle opere compiute nella  nostra Chiesa — allungamento, costruzione della facciata, decorazione, trasporto dell’organo, apertura delle fenestre del coro, vetrate istoriate, liberazione da infarcimenti deturpatori, Crocifisso che magnificamente domina tutto l’ambiente — davanti a queste opere il mio primo pensiero sale a Dio, come inno di riconoscenza, perché da Lui viene l’ispirazione e la volontà di fare il bene; e gli stessi doni che abbiamo offerto per lo splendore del suo tempio, non sono che povera offerta di una piccola parte di quei doni che Egli continuamente largisce a noi. Infatti ogni cosa nostra è dono suo. Sia dunque Egli benedetto, e gli tornino accetti i nostri umili omaggi”[6].

Toblini elenca così i lavori svolti:

“L’ attuale Arciprete (dal 1900) M. R. D. Vittorio cav. Costalunga l’allungò di dieci metri, trasportando tecnicamente il protirino del 1300 sulla vicina Chiesa della disciplina, la irrobustì rinnovandole la facciata (opera del compianto ing. co. Gianni Franchini-Stappo); la decorò intieramente, affidando il lavoro agli egregi artisti Miolato e Rigodanzo di Verona, l’arricchì d’organo (lavoro moderno della Ditta Farinati di Verona) e le ridonò l’abside con nuove fenestre che ne illuminano il coro”[7].

Anche questa inaugurazione venne presentata in un articolo de L’Arena di qualche giorno prima che la prevedeva maestosa[8] e rallegrata dal suono della banda paesana. Non si parla, però, di alcun concerto d’organo, strumento che, anzi, non viene mai menzionato.

 

Le vicende degli ultimi decenni

 

Dopo questi eventi che riguardarono, come si è visto, tutto il tempio sacro tra cui l’organo come componente degli arredi presenti all’interno, trascorsero alcuni anni prima che esso subisse qualche significativo intervento di manutenzione.

Successivamente – tra  gli anni cinquanta e sessanta – si resero necessari alcuni lavori di pulitura durante i quali, probabilmente per il loro deterioramento, vennero sostituiti i registri ad ancia originali con altri molto simili e fu sostituito il registro Ottava e Decimaquinta con Voce celeste  più in linea con la moda del tempo[9].

Negli ultimi decenni, poi, non vi furono altri interventi significativi e lo strumento si avviò verso un naturale degrado “riguardante specialmente la parte tecnico-meccanica e tubolare di trasmissione e i somieri”[10]. Per permetterne il perfetto funzionamento, fu così deciso un intervento di restauro effettuato tra il 1990 e il 1991.

 

 

[1] Don Felice Panato fu arciprete di Tregnago dal 1854 al 1887. Egli è citato come arciprete e vicario foraneo di Tregnago nella visita pastorale di mons. De Riccabona, avvenuta nel 1858.

[2] A.P.T., Fabbriceria, b. 2 c. 43. L’organo di cui parla don Panato dovrebbe essere uno precedente a quello attuale.

[3] Cfr. BONATO, Breve storia e note sul restauro in Concerto d’organo in occasione del restauro, Tregnago 1991.

[4] Nell’opuscolo pubblicato nel 1922 per l’inaugurazione dei lavori di ampliamento della chiesa, don Ferruccio Spada così descrive l’abside rinnovata: “L’abside si apre ai nostri occhi in tutta la sua magnificenza. Un perfetto semiperimetro di poligono a dieci lati, a centro perfetto, una fantasmagoria per chi entra nel tempio; con cinque vetrate lavorate dal magico pennello di Panigati, una vera danza di linee, un incendio di colori. La prima e la quinta vetrata ci fanno vedere Davide con l’arpa, il rappresentante autentico della musica antica, il più grande poeta dell’umanità, il quale seppe cavare dal suo salterio gemiti e sorrisi; la vergine Cecilia della patrizia famiglia dei Metelli che estatica sulla tastiera dell’organo manda al cielo le più grate melodie come nuvole d’incenso. E l’uno e l’altra nella più sublime concezione dell’arte osannano al trionfo del Redentore. Tre vetrate separate ma unite nello stesso concetto scenografico da farne risultare un pseudo trittico, recano G. Cristo che risorge dal sepolcro inondato di luce; soldati imperiali sbalorditi, sui loro scudi, sentono la calma e solenne parola dell’Angelo che annuncia la risurrezione del Martire del Golgota; tutte figure piene di espressione e movimento, modellate con grazia ed eleganza signorile, la vera corona di tant’opera, degna di una cattedrale metropolitana”. F. SPADA, Le vetrate in AA. VV. Una pregevole opera Una pregevole opera di stile romanico in Provincia di Verona. Inaugurandosi la nuova Pieve di S. Maria di Tregnago. 15 ottobre 1922, Verona 1922, pag. 37.  

[5] A.P.T., Fabbriceria, b. 2 c. 101.

[6] V. COSTALUNGA, Il Paroco Cav. Costalunga  in AA. VV., Una pregevole opera, p. 3.

[7] TOBLINI, La nostra Chiesa, in AA. VV., Una pregevole opera, p. 22.

[8] Nell’articolo pubblicato su L’Arena dell’11 ottobre 1922, intitolato I festeggiamenti per l’inaugurazione della Pieve si legge: “La grande festa di domenica prossima oltre ad avere carattere religioso, sarà in pari tempo festa dell’arte e festa di beneficenza. Il programma è attraentissimo: basti accennare fra l’altro che un pirotecnico di Vicenza si propone di ripetere qui i fuochi artificiali eseguiti recentemente in quella città dove raccolse generali approvazioni. Dovremmo qui dire della nuova Pieve, espressione genuina del più puro stile romanico, ma poichè di essa parla diffusamente un elegante opuscolo adorno di splendide incisioni che sarà fra giorni posto in vendita, così rimandiamo a quello tutti coloro che desiderano notizie intorno ad un lavoro che iniziatosi nel 1879 venne in quest’anno, dopo oltre 40 anni, portato al suo compimento suscitando consenso incondizionato presso tutti gli intelligenti. Anche i preparativi per la Pesca pro Asilo Infantile “Regina Elena” procedono alacremente, e i doni in oggetti e denaro affluiscono numerosi al Comitato che fin d’ora ringrazia pubblicamente i generosi oblatori. La solennità sarà rallegrata dalla nostra banda cittadina, risorta dopo la guerra sotto i migliori auspici e che promette di continuare le sue antiche e ottime tradizioni. Nei giorni precedenti alla festività, a partire da Mercoledì sera, l’illustre mons. Giuseppe Manzini parlerà con la sua nota valentia e profonda dottrina al nostro pubblico sulla nuova Pieve e sul rito e l’alto significato liturgico della sua consacrazione”.

[9] Cfr. BONATO, Breve storia.

[10] Ibidem.

 

(Il presente articolo è stato pubblicato in: P. MILLI, L'organo della chiesa di Santa Maria Assunta di Tregnago. Nel centenario della sua inaugurazione, Comune di Tregnago-Biblioteca Comunale di Tregnago, Tregnago 2002)