La chiesa di Sant'Egidio

 

La chiesa di Sant’Egidio, situata a Tregnago nell’antico Vicus de Subtus, è attestata dal 1304 anche se la consacrazione ufficiale dell’altare risale al 20 novembre 1496 quando il vescovo Antonio Zio, benedisse l’altare in onore di sant’Egidio abate e dei santi vescovi confessori Cirino, Egizio ed Euprepio.

La chiesa era gestita dalla comunità tregnaghese che vi esercitava il giuspatronato e pagava il salario del cappellano, oltre a fornirgli un’abitazione.

Nelle vicinanze sorgeva la sede della Vicinia con una sala consiliare e un granaio che raccoglieva il grano proveniente dalle decime e dagli affitti che venivano pagati al Comune.

La prima menzione della chiesa in una visita pastrale episcopale risale al 28 agosto 1460 quando il vescovo Ermolao Barbaro giunse in paese senza visitarla direttamente.

Il vescovo Gian Matteo Giberti, invece, la visitò quattro volte tra il 1529 e il 1541.

In chiesa, oltre all’altare maggiore, ce n’era un altro dedicato alle sante Lucia ed Agata. In ricordo di questo vediamo ancora il dipinto delle due sante che porta la scritta: Sant’Agata, dipinto che porta la scritta: Fatta de propria pecunia del R. | Q. D. Marco di Zanbeneti di Rizzi | sborsata per M Antonio Zambaro de l’anno 1559. Nella chiesa aveva sede la Compagnia della Concezione della Beatissima Maria Vergine alla quale aderivano quasi tutti gli abitanti del luogo.

Dal 1630 le sorti della chiesa sono legate a quelle dell’edificio attualmente noto come Legato Casari. Per un lascito testamentario predisposto da don Francesco Casari.

Il futuro don Francesco nacque molto probabilmente nel 1557 ed era già cappellano della chiesa di Sant’Egidio nel 1588 quando gli fu rinnovata la licenza – in precedenza concessagli dal vescovo – di celebrare nelle sole chiese di Sant’Egidio e di San Martino.

Di lui si ha traccia ancora qualche decennio più tardi quando fu indicato come cappellano amovibile della chiesa di Sant’Egidio, eletto dal Comune, nel verbale della visita pastorale in paese del vescovo Alberto Valier, capo della diocesi veronese dal 1606 al 1630.

Don Casari morì poco dopo aver dettato il suo testamento datato 3 maggio 1630 con il quale cedeva la sua casa al comune di Tregnago per farne l’abitazione del cappellano della chiesa di Sant’Egidio[1].

Ancora nel 1878, al momento dell’assunzione del nuovo cappellano di Sant’Egidio il Comune di Tregnago stipulò un contratto con don Augusto Dal Ben, designato alla carica e gli concesse per tre anni una casa a muro e coppi, con corte a tramontana e Brolo a prato a mezzodì di essa con andito a portone verso Nord Ovest in Tregnago, Contrà Scuola Vecchia detta la Casa e Brolo del Legato Casari. Don Augusto aveva però l’obbligo di celebrare la Messa di ogni Venerdì dell’anno all’Altare della Concezzione nella suddetta Chiesa in suffragio dell’anima del fu Sacerdote Casari Benefattore e Fondatore.

L’altare della Concezione ospita una tela raffigurante la Madonna col Bambino, sant’Anna e san Michele, opera di Domenico Brusasorci.

La messa del venerdì richiesta da don Francesco veniva celebrata ancora sul finire dell’800. Nel 1858 dieci parrocchiani inviarono per iscritto alla Delegazione Provinciale una lamentela sul parroco don Felice Panato che, tra l’altro, a loro dire voleva sospendere l’utilizzo dell’altare esistente nella chiesa di Sant’Egidio dedicato alla Concezione di Maria Santissima per la speciosa ed insussistente ragione della nudità totale del divino Infante, che posa in grembo della Madre. Gli scriventi facevano poi notare che l’immagine in discorso è coperta da apposita cortina, che non veniva calata che una sol volta per settimana nella Messa del venerdì ed anche allora impedita ala chiara vista della condannata nudità da candelabri e da una fitta cerchia di ferree spranghe che cingono il presbiterio.

Tornando all’edificio, quello primitivo aveva orientamento opposto rispetto a quello attuale mentre campanile e sagrestia hanno mantenuto la loro collocazione.

Nel primo decennio del '700, anche per iniziativa dei Disciplinati della confraternita della Concezione, la Comunità di Tregnago decise di procedere ad una opera di ingrandimento e ristrutturazione radicale della chiesa e del vicino oratorio di Sant’Antonio ora  non più esistente. Al progetto aderì anche la Comunità di Tregnago solita a frequentare le celebrazioni festive e i funerali. I lavori furono più volte ripresi e interrotti. L’opera fu terminata nel 1722.

La famiglia Fracanzani, al tempo proprietaria della villa ora nota con il nome dei Ferrari Dalle Spade, in cambio della donazione alla chiesa di una parte di terreno per la fabbrica, cercò di imporvi una forma di giuspatronato.

Nel 1765 in chiesa c’erano due altari dedicati a santa Lucia e a san Francesco, oltre all’altare maggiore dedicato a sant’Egidio dove era conservata una reliquia delle ossa del santo. Esisteva poi l’altare dell’Immacolata Concezione della Beatissima Vergine Maria marmoreo con il dipinto di Domenico Brusasorci. In chiesa il vescovo trovò anche altre due reliquie: i capelli della Beatissima Vergine Maria e le ossa di sant'Anna, allora riconosciute come autentiche dalla curia.

Attualmente in chiesa si possono vedere, oltre alla Madonna con Bambino, sant’Anna e San Michele di Domenico Brusasorci, un dipinto del pittore Marco di Zambenetti di Rizzi datato 1558 che raffigura sant’Agata, santa Lucia e santa Caterina.

Nel 1921 le capriate e le travi a vista vennero decorate per volere dell’allora cappellano don Ferruccio Spada.

 

[1] Cfr. P. MILLI, Il testamento del tregnaghese don Francesco Casari: un sacerdote, la sua famiglia, la sua casa, in Cimbri-Tzimbar, n. 26 (2001), pp. 39-68.