La visita pastorale del vescovo Ermolao Barbaro nel 1460

 

Il 27 agosto 1460 il vescovo Matteo Canato, delegato del vescovo di Verona Ermolao Barbaro,  giunse in visita pastorale alla pieve di Santa Maria di Tregnago. 

La pieve aveva come cappelle suffraganee S. Biagio di Cogollo e Ss. Ermagora e Fortunato di Centro.

L’ausiliare si recò dapprima a Cogollo dove visitò la chiesa in cui era presente il fonte battesimale, fece redigere l’inventario degli oggetti presenti e somministrò un questionario al parroco e ai parrocchiani delegati volto a conoscere il livello di religiosità locale e l’eventuale presenza di comportamenti poco ortodossi di preti e laici. Emerge così la presenza di Christanus,il cappellano concubinario.

La chiesa beneficiava di legati ma erano necessari alcuni provvedimenti per l’edificio, le suppellettili e l’arredo. 

Il mattino del giorno seguente le persone di Cogollo che avevano accolto il vescovo si recarono nella sacrestia della pieve cum instrumento visitationis, per farlo vedere e leggere al prelato in presenza dell’arciprete Antonio.

Quindi, il vescovo fu nell’abbazia dei Santi Vito e Modesto di Badia Calavena e, in seguito, presente l’arciprete della pieve, arrivò alla chiesa di Centro dov’era parroco il presbitero Francesco. 

Anche qui esisteva il fonte battesimale e la cappella beneficiava di qualche modesto legato. Inoltre, un parrocchiano, Pasqualino Antonio versava un minale di frumento alla pieve.

Il 28 agosto Matteo Canato giunse nella pieve di Tregnago. Visitò la chiesa, fece redigere un inventario dei beni presenti e si informò sui costumi dei parrocchiani dai preti locali e dai fedeli. Arciprete era Antonio e cappellano era Benedetto. 

Il vescovo sollecitò l’aggiunta di una stanza ad uso del cappellano e chiese che, entro la festa di san Martino, fosse sistemato il tetto. 

Il prelato si accorse inoltre della presenza di troppe donne che si aggiravano in canonica con la scusa di andare a prendere l’acqua alla fontana perciò, sub excomunicationis pena late sententie et cetera, mandavit prefato archipresbitero quod nullam penitus mulierem cuiuscumque conditionis non permittat domum suam, causa asportandi aquam, intrare.[1]

 

[1]Cfr. S. TONOLLI (a cura di), Ermolao Barbaro visitationum liber diocesis veronensis ab anno 1454 ad annum 1460, pp. 178-79.