Un delegato del vescovo Gian Matteo Giberti a Tregnago: cronaca di una visita pastorale

 

Gian Matteo Giberti, di origini palermitane, fu vescovo di Verona dal 1525 al 1543 quando morì a soli quarantotto anni. Per la nostra diocesi fu una grande guida: egli, infatti, capì che le condizioni del clero, del popolo e delle chiese veronesi non erano sempre buone e iniziò una grande riforma della diocesi che partiva dalla necessità di dare una maggiore istruzione al clero talvolta ignorante al punto da non saper leggere e scrivere per arrivare alla catechizzazione del popolo anche tramite la lettura in chiesa di libretti da lui stesso fatti stampare e consegnati ai sacerdoti. La sua azione sarebbe stata di esempio per altri vescovi italiani, tra cui Carlo Borromeo a Milano, e avrebbe posto le basi del Concilio di Trento alla cui organizzazione lavorò egli stesso senza peraltro riuscire a vederne l’inizio a causa della morte prematura.

Pur alloggiando a Verona solo dal 1528 in poi a causa di precedenti impegni diplomatici come datario di papa Clemente VII, egli conosceva le precarie condizioni in cui versava la diocesi anche tramite i resoconti scritti delle visite pastorali effettuate da alcuni suoi collaboratori da lui inviati fin dal 1525 nelle varie località del territorio veronese che in seguito visitò quasi totalmente di persona.

In questo contesto si svolse la visita del delegato vescovile Filippo Stridonio alla pieve di Tregnago,  il 26 giugno 1530. Non era la prima effettuata in paese su ordine del Giberti e non sarebbe stata nemmeno l’ultima. 

In quell’anno arciprete e rettore della pieve era don Callisto de Amadeis e alle sue dipendenze c’erano due cappellani: Pietro da Parma, piuttosto ignorante, e Donino risultato di cultura accettabile da un apposito esame. Il visitatore quindi quel giorno consegnò loro, con l’obbligo di studiarlo, due copie del Breve memoriale o Breve ricordo,  un opuscolo di poche pagine che fu scritto quasi sicuramente da Tullio Crispoldi, collaboratore del vescovo,  raccogliendo le esperienze della visita pastorale del 1529 e fu stampato a Verona nel 1530 in una stamperia allestita in vescovado.

La giornata proseguì, dopo l’incontro con i sacerdoti, con la visita all’adiacente chiesa di San Martino dove venne concessa un’indulgenza di ottanta giorni a tutti coloro che avessero effettuato donazioni ogni seconda domenica del mese e nelle feste della beata Vergine e di san Martino.

 Seguì poi la celebrazione della messa con le cresime e con il sermone dell’ospite sui temi dell’umiltà, dell’obbedienza e della reverenza. Il visitatore poi impartì la benedizione al popolo e concesse ottanta giorni di indulgenza a coloro che avessero visitato l’altare in onore della beata Vergine, posto nella pieve. Il rito si concluse con la preghiera per i defunti.

Nel proseguo del viaggio in paese, il delegato vescovile incontrò i componenti della confraternita in onore di Gesù Cristo che aveva sede nella chiesa di Sant’Egidio e qui concesse un’indulgenza di ottanta giorni per la festa della Circoncisione di Cristo. Passò, successivamente, a visitare l’hospitale che aveva sede in una casa nei pressi della chiesa di Sant’Egidio e ospitava i sacerdoti che venivano in paese a predicare durante la quaresima ma era senza letti e beni mobili.

La visita pastorale, però, era anche un momento di controllo di come vivevano le persone del posto e di verifica di ciò che c’era e che mancava nelle singole chiese e, di conseguenza, il vescovo o il suo delegato fornivano consigli su eventuali modifiche da apportare o acquisti da fare. A tal scopo veniva redatto un inventario piuttosto particolareggiato dei beni mobili presenti: arredi, paramenti sacri e libri.

Infine Stridonio, come era consuetudine, incontrò i rappresentanti del popolo e i sacerdoti per informarsi sul comportamento della popolazione e sulle sue abitudini religiose e sociali. Venne così a sapere che in paese alcuni non frequentavano la chiesa e mantenevano comportamenti non proprio integerrimi e gli vennero sottoposti casi familiari degni di una moderna soap-opera. Prima di proseguire il suo viaggio nella valle, ordinò, ad esempio, di recintare la fonte che si trovava vicino alla casa dei sacerdoti per evitare incursioni di animali e di vietarne l’accesso alle donne.