Un dipinto restaurato e mai più tornato a Tregnago 

 

Al museo di Castelvecchio di Verona è conservato quanto rimane di un polittico fatto realizzare per la pieve di Tregnago nel XVI secolo, opera che più volte è stata citata nella documentazione archivistica locale fino al secolo scorso. 

Secondo quanto scrisse Ciro Ferrari, nel primo decennio del XVI secolo il comune assegnò un compenso per andar a tor l’anchona del altar grando de la pieue [1], opera, che potrebbe essere quella realizzata dal Morone per la chiesa di Sant’Egidio allora di gestione comunale. L’attribuzione però non è chiara: l’autore potrebbe essere Domenico ma anche Francesco Morone.

Simeoni nella sua Guida storico-artistica la descrisse ancora in loco: L’ancona in legno a tempera assai guasta è nell’andito di diritta con cornice intagliata della Rinascenza. In alto la Pietà (con i soliti strumenti) ai lati l’Annunciata, nel mezzo il Presepio, a destra S. Gio. Battista; il laterale di sinistra è perduto. È opera fine e delicata di scuola belliniana o secondo altri di Fr. Morone [2]. 

Lo studioso G. Trecca, invece, nel 1912 scrisse che apparteneva all’antica parrocchiale un polittico diviso in 6 riparti» dipinto da F. Morone – di cm. 267 per cm. 190 e ce lo descrive così: Di sopra, nel mezzo l’Ecce Homo coi simboli della passione, ai lati l’Angelo Gabriele e Maria SS. Annunziata. Sotto, in mezzo la Natività di Cristo, con S. Giuseppe che dorme, i pastori in lontananza, ascoltano l’angelo, che porta scritto sul nastro: nvncio vobis gav(divm). La scena graziosa ha tinte di miniatura. A destra v’era S. Martino; a sinistra v’è S. Giovanni Battista. Nei pilastrini, nella base, nei fregi, e nelle cornici rilievi a stucco [3].

Una lettera del parroco di Tregnago don Vittorio Costalunga, scritta il 22 giugno 1909 e indirizzata al Regio Subeconomo,  recitava:

R. Subeconomo. Mi sento in dovere di renderle noto, che in oggi si sta per trasportare al civico Museo di Verona il famoso tritico opera del Morone per una riparazione. Lei, che à preso nota della famosa e preziosa antichità; che possiede la Fabbricieria, vegga, se è necessario, un suo sopraluogo. Il lavoro lo si eseguisce in sacristia della Pieve dal Cav. Marconi [4]. 

Più sotto il parroco successore di don Costalunga, don Ernesto Dalle Pezze, aggiunse: Nel mese di dicembre secondo l’istruzioni avute si fece noto che fino ad ora (1909-1966) non fu restituito dopo la riparazione.

Attualmente il dipinto è ancora conservato nella pinacoteca di Castelvecchio a Verona.

 

[1]   C. Ferrari, Com’era amministrato un comune del Veronese nel secolo XVI (Tregnago dal 1505 al 1510), Verona 1903, p. 70.

[2]  L. Simeoni, Verona. Guida Storico-Artistica della Città e Provincia, Verona 1909, p. 469. Cfr. anche G. Faè, La Val d’Illasi, p. 42.

[3]  G. Trecca, Catalogo della Pinacoteca Comunale di Verona, Bergamo 1912, p. 54.

[4] Archivio Parrocchiale di Tregnago, Legati Tregnago: Corrispondenza affari Fabbricieria copia di una lettera spedita al R. Subeconomo il 22 Giugno 1909.