7 giugno 1891: terremoto a Tregnago

 

31 gennaio 1891: Dopo le perturbazioni sismiche del 14 e del 15 dicembre 1890, nel Veronese non si registrarono fenomeni di rilievo fino alle ore 11.35 ant. del 31 gennaio quando una leggera scossa con direzione NW-SE interessava la Val d’Adige nella zona di Ala (TN).

 

Da questo giorno e fino al mese di maggio regnò una calma apparente con delle oscillazioni ad onda lunga dovute a dei lontani terremoti. Durante questo periodo il Monte Baldo dava qualche raro segno di agitazione ma più che di vere scosse si trattava di detonazioni o boati. Nei giorni 3 e 6 giugno si notò un andamento irregolare con l’intorbidimento delle acque dei fontanili e dei pozzi nelle località di  Mezzane di Sotto, Negrar, Velo, Crespadoro (VI), Montorio Veronese, Salo’ (BS) e Caldiero presso le Terme. Non si sono trovate notizie di sensibili movimenti del suolo nei primi quattro giorni di giugno tranne però per la zona di Bolca, Badia Calavena, ecc. dove tremiti del suolo, rumori sotterranei con boati più o meno profondi e sensibili si avvertirono già dalla fine di maggio specialmente di notte. Il giorno 6 giugno alle ore 23 una leggera scossa di terremoto si avvertiva a Bardolino e Valdagno (VI) ed un Po prima della mezzanotte a Bolca vi fu un marcatissimo movimento del suolo con continue scosse mentre alle Terme di Caldiero si riscontrò una fortissima agitazione nelle acque. Nel giorno 6 i sismografi Veronesi non registrarono alcuna scossa per tutta la giornata ed il tromometro era quasi perfettamente calmo registrando solo rapidissime e strettissime trepidazioni. Poco prima della mezzanotte i microsismografi “entrarono in azione” segnando un movimento microsismico assai vivace. Alle ore 01.07 del giorno 7 una leggera scossa veniva avvertita da alcune persone in Verona e sulla sponda Bresciana del Lago di Garda. Alle ore 01.30 ant. in concomitanza ad una breve e leggera scossa il telegrafista della stazione ferroviaria di Isola della Scala (VR) veniva svegliato di soprassalto da un rumore simile a quello prodotto da un treno che arrivi in stazione. Alle ore 01.34 ant. si avvertì una leggerissima scossa nella zona di Zevio (VR) e Manerba (BS). La notte dal 6 al 7 giugno era splendidamente serena e come narra la cronaca si notavano le stelle scintillare straordinariamente mentre nell’atmosfera regnava una calma soffocante era “stofego” diceva la gente. L’alto silenzio della campagna e della stessa città era turbato dall’abbaiare dei cani ed ovunque andava crescendo l’agitazione negli animali domestici. Fu assicurato che molte persone provassero un senso strano di malessere e difficoltà nel prendere sonno ma tutto era attribuito al caldo soffocante della notte... alle ore 02.04 ant. il terremoto portava rovine e distruzione nelle valli di Illasi, Mezzane, Cazzano, Alpone, Chiampo. I danni maggiori si riscontrarono nella zona di Badia Calavena presso le contrade: Trettene atrocemente bombardata dal terremoto, Valle Tanara nel luogo detto al Mulino un fabbricato, costruito pochi anni prima, crollava interamente seppellendo la famiglia Tura con sette individui, poi estratti vivi, Scudellari comunemente detta Lerchi che rimaneva interamente abbattuta e dove sotto le macerie rimanevano sepolte delle intere famiglie ma con la morte di un solo bovino, “Riva” e Fietta soffrirono gravi danni, Triga, ecc. I caseggiati prossimi o rasenti la Piazza di Badia Calavena costruiti in massima parte sull’unghia rocciosa del monte S. Pietro non subirono le conseguenze disastrose degli altri situati nel basso della valle. I fabbricati posti sul terreno soffice delle ghiaie agglomerate dell’antico torrente (detto Progno di Illasi) si riscontrarono, a differenza degli altri basati sui calcari dei monti, i più percossi, si dovette sgomberare l’edificio municipale. Le case erette a volto, le isolate, le mal costruite, le più alte pagarono in modo speciale un largo tributo alle violenti scosse telluriche. Le strade mostravano larghe fessure in senso longitudinale, massime quelle sulla strada Cogolo - Badia, quella dalla contrada Minazzi alla Piazza e quelle delle frazioni Riva e Tessari. Per il sussulto sismico dai monti rotolarono giù enormi massi con danno dei boschi e di qualche edificio come in contrada Vanzetti dove un blocco di circa 50 quintali sfondò una casa. Danni si rilevarono a Castagnè nella chiesa parrocchiale dove il campanile subiva larghe fenditure e molte case furono rese inagibili. In località Postuman di Mezzane di Sotto oltre ai danni agli edifici civili seri danni si registrarono alla chiesetta intitolata a S. Nicolò da Bari sulla porta d’ingresso una piccola lapide ricorda l’evento ed il restauro avvenuto nell’anno successivo. A Bolca crollarono solo due case ma moltissime furono le lesionate, così a Sprea dove chiesa e canonica subirono guasti considerevoli, così anche l’antica chiesa di S. Pietro sull’omonimo colle. In Cogollo tutte le case furono inabitabili compresa la chiesa. L’ultima casa del paese verso Badia Calavena si sfasciò completamente ed una ragazza ne fu estratta viva da sotto le macerie. La località di Marcemigo fu quella più fortemente danneggiata dal terremoto. Non rimase una casa abitabile e vi fu una vittima. In Scorgnano tutte le case riportarono dei danni. Nelle contrade di Riva e Tessari crollarono parecchie case ed altre si resero inagibili, altri danni in località Antonelli, Canovi, Cengio. A Vestenanova crollò il campanile della chiesa. Tregnago subì anche il crollo dell’antico castello.  L’area dove il terremoto fu maggiormente sentito assume la forma circolare e racchiude la linea epicentrale Trettene-Tregnago. Quest’area presentò anomalie nella trasmissione dell’onda sismica, tutt’oggi se ne trova conferma nella struttura tettonica di questa parte di valle. Inoltre la frattura geotettonica Schio-Vicenza attutì il movimento ed anche l’intensità di magnitudo delle zone a Nord ed a Est della linea epicentrale. Quantunque sembri incredibile nell’immensità del disastro in cui avrebbero potuto perdere la vita centinaia di persone si riscontrò una sola vittima. Ma più di tutto faceva pena l’ascoltare il gemito e le grida dei poveri seppelliti sotto le macerie che furono tutti estratti vivi anche se contusi o feriti.

 

La durata della scossa del 7 giugno, calcolata in 10-12 secondi, provocò il crollo totale di 42 case,  2 crollarono in  parte, 25 si resero inagibili del tutto, 40 in parte, le lesionate furono 322, come scrive Gianfrancesco Cieno in un opuscolo intitolato Il terremoto di Badia Calavena [1].

 

[1] Cfr. G. F. CIENO, Il terremoto di Badia Calavena, Giazza 1980, p. 57.