Gli anni precedenti il terremoto: il 1887

 

Il rovinoso terremoto del giugno 1891 non fu un episodio isolato. Negli anni precedenti molte furono le scosse più o meno forti che si susseguirono nel territorio veronese e delle province limitrofe. L’Archivio Storico Veronese[1] raccoglie le cronache di quegli anni. Ecco l'elenco delle scosse percepite nel 1887[1].

 

24 gennaio 1887: “Alle ore 00.41 in città si avvertiva una lieve scossa per un terremoto che colpiva l’Alto Trevigiano. Le osservazioni tromometriche e microsimografiche indicano per i mesi di gennaio e di febbraio una costante e persistente agitazione del suolo. I piccoli terremoti cessarono al mattino del 3 febbraio però il movimento tromometrico si mantenne assai forte ed irregolarissimo accompagnato da tremiti frequenti nei giorni 6-9-10-11-12-15-16 per poi calmarsi alquanto nei giorni 19-20-21. Nel 22 la calma microsismica era, si può dire, generale negli Osservatori Italiani fatta eccezione per Verona dove ripigliò vivissima (narrano le cronache) e tale si mantenne nel corso dell’intera giornata assumendo un’ampiezza considerevole alla sera contemporaneamente ad una forte e rapidissima trepidazione del suolo molto pronunciata alle ore 20. Una leggerissima scossa un po’ dopo le ore 3 ant. del 23 febbraio ed una serie di urti e scotimenti strumentali registrati dai microsismografi del Goiran annunciavano la spaventosa esplosione che verso le ore 06.20 colpi­va la Liguria portandone rovine e vittime (per una più dettagliata lettura di questo evento si rimanda alla lettura dei Rif. 10 e 11). Anche questa volta il Monte Baldo come in altri casi ha funzionato da avvisatore sismico precedendo con sue proprie manifestazioni l’azione delle energie geodinamiche manifestando due fortissimi rombi intervallati di 10 secondi l’uno dall’altro avvertiti alle ore 02.36 a Magugnano, Ferrara di M. Baldo e sul versante Est del monte. In Città la scossa fermava molti orologi sulle ore 06.23 mentre a Zevio l’orologio della sede comunale si fermava alle 06.24. Le scosse che si avvertirono a Verona furono due a carattere sussultorio - ondulatorio, breve la prima e prolungatissima la seconda con una forza corrispondente al 6° della scala Forel-De Rossi[2], componente dominante nelle direzioni NE-SW e SE-NW. Questa scossa interessò tutta la Provincia Veronese e presso la stazione di Magugnano si registrò sulla componente direzionale di N-S. Sempre nel giorno 23 dopo le ore 09 gli strumenti segnarono dei continui tremiti del suolo mentre dalle ore 16 alle 17 si registrarono delle leggere scosse di terremoto con direzione NW-SE. Il giorno 24 alle ore 10 il movimento microsismico era leggerissimo ma andava aumentando però d’intensità nelle ore pomeridiane e nella notte. Il 25 alle ore 8 ant. i microsismografi registrarono, senza interruzione, leggerissime scosse laterali nella direzione W-E. Da notarsi che anche presso l’Osservatorio di Velletri si registrarono, parecchi giorni prima dell’evento Ligure, lievi scossette in numero sempre più crescente fino ad un massimo nel giorno 23 febbraio, data dell’evento, per poi decrescere successivamente. Altra nota riporta che due giorni prima del terremoto Ligure alcune persone che stavano visitando la caverna di Vezzi (sopra Loano) sentirono un forte odore di zolfo tale da togliere il respiro. Un’altra curiosità si riscontrò nei giorni che seguirono la catastrofe Ligure quando si osservò un gran numero di pesci che solitamente vivono a grandi profondità galleggiare nelle acque ferme o asfissiati o mezzo morti gettati sulla spiaggia”.

 

Verona marzo 01 “I sismografi sono leggermente agitati. Il movimento microsismico è assai irregolare ed uno dei microsismografi  accenna tratto tratto a terremoti lontani prevalendo la direzione N-S. Questa notte dalle ore 03.37 alle ore 04.30 si ebbe un movimento microsismico quasi senza interruzione. Alle ore 9 ant. segno di scossa N-S. Alle ore 10.00 ant. calma”.

 

Sul giornale L’Arena del giorno 7 marzo si legge: “Quantunque non segnalata dagli strumenti del Cav. Goiran una scossa di terremoto si è verificata a Castion Veronese. La terra di un orto della canonica n.1 venne trasportata sino alla contrada S.Verolo in un campo del M.R. Arciprete. Il ff. Sindaco e la Giunta non se ne dettero per intesi forse perché non avvertirono la scossa. Fortunatamente non si hanno a deplorare vittime, solo la canonica n.2  presenta una larga fenditura ed ora si sta lavorando presso la Deputazione Provinciale onde dimentichi una precedente deliberazione e con molta premura ripari il guasto”.

                                                          

Verona marzo 08 ore 10 “Dalle ore 08.30 di ieri (7) alle ore 08.30 di oggi movimento verticale senza interruzione con segni di scosse assai vibrate ma leggerissime alle ore 20.30, alla mezzanotte, 03 e 07 ant. Alle ore 09.40 di oggi leggerissima scossa laterale seguita da leggerissimo movimento microsismico. Forti perturbazioni nelle magneti”.

 

“Il giorno 9 a Verona si registrarono movimenti tromometrici e  minuti terremoti locali con accenno di lontane scosse più o meno forti. Alle ore 07.10 del giorno 23 Maggio una scossa di terremoto ondulatorio in direzione NW-SE, che poco dopo si ripeteva più debolmente, era avvertita in parecchi punti della Città, sui Monti Lessini, nella Valle di Caprino. A Ferrara di Monte Baldo se ne avvertirono due, la prima (V grado) ondulatoria con direzione NW-SE della durata di 15 secondi, la seconda più leggera. La scossa delle ore 07.10 fu avvertita con moto sussultorio anche nel Vicentino nella zona di Schio. Il 15 giugno alle ore 15.04 a Castion Veronese si avvertiva una scossa sussultoria della durata di 3 secondi ed alle ore 15.10 ne accadeva un’altra più forte della prima e della durata di 6 secondi accompagnata da forte rombo. Alle ore 09.30 ant. del 18 giugno leggerissima scossa a Magugnano. Il 30 giugno preceduta da una forte agitazione dei sismografi nel corso della giornata del 27 e del mattino del 28 sia in Verona che a Magugnano alle ore 12.00 si avvertiva una scossa del III grado a carattere ondulatorio con direzione SW-NE. Il Prof. A. Goiran nel mese di Agosto verificava alcuni piccoli terremoti apparentemente isolati con epicentro nella Valpantena ed in altri punti dei Monti Lessini. Il 30 settembre alle ore 21.22 scossa ondulatoria con direzione ESE-WNW a Magugnano ed altra più forte alle ore 21.30. Alla stessa ora si notarono delle sensibili scosse Est-Ovest in Valpantena e minute scosse in Verona. Il 5 ottobre si avvertì una scossa verticale nei Monti Lessini. Nei primi due giorni del mese di novembre il movimento microsismico si mantenne regolare e debolissimo, irregolarissimo e forte fu invece nei giorni 3 e 4 nei quali furono pure segnalate delle leggerissime scosse ondulatorie prevalendo sempre sulla direzione dominante di E-W, debole e bastantemente regolare fu il movimento nei giorni 5, 6 e 7  accennando però a sbalzi di un momentaneo incremento. Nel giorno 8 il movimento debole ma irregolare delle ore antimeridiane crebbe d’un tratto alle ore 14, a quest’ora veniva pure segnata una leggerissima scossa. Il pendolo tromometrico inoltre marcava un tremito vivissimo nel suolo”.

 

Magugnano sul Benaco “Poco dopo la mezzanotte, cioè fra la mezzanotte del giorno 8 e le ore 00.30 ant. del giorno 9, leggera scossa di terremoto ondulatorio con direzione SE-NW preceduta un qualche secondo prima da rombo accentuato e prolungato, da quanti avvertirono il fenomeno fu paragonato quasi ad una corrente che si propagasse da ESE ad WNW. Dopo un breve intervallo di circa 20 minuti dalla scossa sono stati uditi tre o quattro rombi più leggeri e sembrò che il suono si propagasse sempre nella stessa direzione”. (Ernesto Coppi)

La scossa fu seguita da un leggero movimento ondulatorio nella stessa direzione durato quasi senza interruzione sino alle ore 01.30 ant. del giorno 9.

 

Verona novembre 09 “Ore 01.30 ant. forte scossa ondulatoria nella direzione SE-NW seguita da altre minori”.

Quel giorno il Veronese entra nella vastissima area del terremoto che fra le ore 01.30 e le 01.32 ant. colpiva specialmente il Veneto ed il lembo più meridionale del Trentino, l’Emilia, la Romagna, le Marche, la Toscana.

 

In Verona altre leggerissime scosse si ripeterono nel corso della notte e divennero più frequenti fra le ore 07 ant. e le 09 ant. Anche la città di Mantova era scossa alle ore 08 ant. Durante l’intera giornata il pendolo tromometrico accennò ad una continua trepidazione nel suolo. Gli strumenti magnetici segnarono forti e persistenti perturbazioni. La scossa delle ore 01.30 ant. fu avvertita in tutta la Provincia come a Zevio, Sommacampagna, Caprino, Peri, Cerro, Soave, Illasi, Tregnago, Giazza, S.Bonifacio, Caldiero, ecc. A S. Giovanni Ilarione la scossa fu preceduta e seguita da rombo. L’agitazione del suolo si mantenne assai viva e nel giorno 10 novembre alle ore 06 ant. a Verona leggera scossa ondulatoria con direzione SW-NE. Al santuario della Corona sul Monte Baldo la scossa delle ore 06 fu leggera ed in senso ondulatorio accompagnata da forte rombo, mentre a Caprino fu avvertita più fortemente. Nel corso del giorno si ebbero altre leggerissime scosse e più specialmente fra le ore 14 e le ore 15. Alcune di queste scosse sono state distintamente sentite da diverse persone anche in Verona.

 

Ferrara di Monte Baldo novembre 10 “Ore 14 leggera scossa di terremoto accompagnata da rombo e seguita da altra dopo breve intervallo. I “carbonai” di malga Prazagano (1299 mt) affermano di aver avvertito altre scosse dopo le ore 15. Queste scosse sono pure state sentite a Caprino Veronese e si affermano più vibrate”. (Don Luigi Boschini)

 

Dalle testimonianze raccolte risulta che le scosse del giorno 10 sono  state fortemente avvertite in tutto il versante Est del Monte Baldo sopra la Val d’Adige e  dal versante che guarda il Benaco il Goiran non ebbe notizie ma solo da Castion Veronese gli furono segnalati dei frequenti rombi dalle ore 14 alle 15. Il Prof. Agostino Goiran su questo terremoto formulò delle osservazioni:

“Il massimo sismico del giorno 9 novembre è stato preceduto in Verona tanto da un andamento irregolare nel movimento microsismico come da perturbazioni magnetiche e da alcuni piccoli terremoti registrati dai microsismografi, ma passati inavvertiti dagli abitanti (I grado).

La grande scossa delle ore 01.30 ant. del giorno 9 novembre con un’ora quasi di intervallo è stata preceduta nel Veronese da altra scossa minore seguita da una serie di piccoli scotimenti durati quasi senza interruzione sino al momento dell’esplosione che a quell’ora colpiva tanta parte d’Italia. Anzi nel Monte Baldo anteriormente a quella piccola e prima scossa era stato avvertito, con qualche secondo di anticipazione, un forte e prolungato rombo. Anche nel 23 febbraio di quest’anno un fortissimo rombo qualche ora prima “preannunciava” dal Monte Baldo la spaventosa conflagrazione che alle ore 06.23 ant. copriva di ruine la Liguria. (II grado).

Pertanto  nel terremoto del 9 novembre come  in quello del 23 febbraio ed in altri casi il Monte Baldo ha funzionato da “sismografo” o meglio da “avvisatore sismico” precedendo con manifestazioni sue proprie l’azione delle energie geodinamiche locali o di altre regioni. (III grado)

La grande esplosione del giorno 9 novembre non valse ad esaurire la somma di energia preventivamente accumulata ed esprimente il lavoro di tutte le componenti interne ed esterne che “lavorarono” a prepararla. Vi fu un residuo di energia allo stato potenziale la quale si trasformò posteriormente in energia attuale nei movimenti od in altri fenomeni equipollenti che si manifestarono sia nel veronese che in altri punti d’Italia. (IV grado)

Ritengo che la grande conflagrazione del giorno 9 non debba ripetersi da un terremoto unico, non derivasse cioè da un solo radiante ma fu un terremoto policentrico traente origine da più radianti simultaneamente operanti. (V grado)

Il movimento del suolo è stato accompagnato e susseguito da forti e persi­stenti perturbazioni magnetiche che ritengo dipendenti da cause diverse, quali la incessante trepidazione del suolo ma in modo specialissimo da energiche correnti telluriche. (VI grado)

Segni di spavento e di agitazione negli animali hanno accompagnato la scossa del giorno 9 novembre ma devo qui aggiungere, come ultima considerazio­ne che in Verona per osservazioni mie proprie e per quelle attinte da diverse persone  da me rigorosamente e scrupolosamente controllate che tali segni si manifestarono sino dalle ore 23 del giorno 8 vale a dire 2 ore e mezza prima della scossa. (VII grado)

Verona. Dall’Osservatorio Geodinamico, 1 dicembre 1887. Agostino Goiran [3]”.

 

Un nuovo massimo dei fenomeni sismici si registrò nei giorni 24 e 25 novembre con scosse in Verona e Ferrara di Monte Baldo.

 

[1] I testi sono tratti da: Archivio storico veronese anno 1884-1899 ripresi sul sito internet: http://www.osservatoriosismicoveronese.it/anno1891.htm.

[2] La scala Rossi-Forel fu una delle prime scale sismiche a valutare l'intensità di un terremoto. Sviluppata dall'italiano Michele Stefano de Rossi e dallo svizzero François-Alphonse Forel nell'Ottocento, fu usata per circa due decenni fino all'introduzione della scala d'intensità Mercalli nel 1902. La versione del 1873 della scala Rossi-Forel aveva 10 livelli di intensità:

    I. Scossa microsismica. registrata da un solo sismografo o da sismografi dello stesso modello, ma non da molti tipi differenti di sismografi. La scossa è avvertita da un esperto osservatore.

    II. Scossa estremamente debole. registrata da molti tipi differenti di sismografi. Viene avvertita da un ristretto numero di persone a riposo.

    III. Scossa molto debole. Sentita da molte persone a riposo. Abbastanza forte per la direzione o durata da essere valutabile.

    IV. Scossa debole. Avvertita da persone in movimento. Disturbo ad oggetti mobili quali porte e finestre; screpolatura di soffitti.

    V. Scossa di moderata intensità. Avvertita generalmente da chiunque. Disturbo di arredi, causa di rintocchi di alcune campane.

    VI. Scossa abbastanza forte. Risveglio generale di coloro che dormono. Suono generale di campane. Oscillazione di lampadari, si fermano gli orologi, visibile agitazione di alberi e cespugli. Alcune persone spaventate lasciano le loro dimore.

    VII. Scossa forte. Rovesciamento di oggetti mobili, caduta di intonaci con suono di campane delle chiese. Panico generale. Nessun danno strutturale alle abitazioni.

    VIII. Scossa molto forte. Caduta di comignoli, incrinature nei muri degli edifici.

    IX. Scossa estremamente forte. Parziale o totale distruzione di alcuni edifici.

    X. Scossa di estrema intensità. Grande disastro, rovine, deformazione del terreno con fessurazioni, cadono massi rocciosi dalle montagne o colline. Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Scala_Rossi-Forel visitato il 20 ottobre 2015.

[3] Agostino Goiran nacque a Nizza nel 1835 e nella medesima città morì nel 1909. Si diplomò all’università di Torino per l’insegnamento delle scienze fisiche e matematiche. Fu botanico pubblicò di testi e di cataloghi. Arrivò a Verona dove insegnò al Regio Collegio degli Angeli e al liceo Scipione Maffei. Nella nostra città diventa anche presidente del CAI. Nel 1880 scrisse una Storia sismica di Verona. Nel 1891 si trovava a Verona e visse in prima persona il terremoto che sconvolse la Val d’Illasi. Cfr: http://www.museostorianaturaleverona.it/nqcontent.cfm?a_id=43983&tt=museo.