Il terremoto nel diario di Daniele Bonomi

 

Il terremoto del 7 giugno 1891 si protrasse con scosse più leggere per alcuni mesi. Gli abitanti dell’alta Val d’Illasi  vissero a lungo con l’incubo del ritorno di altre forti scosse, perché la terra, seppur lievemente, continuò a tremare. Per misurare l’intensità delle scosse vennero posti al suolo dei bicchieri colmi d’acqua e quando le vibrazioni erano più forti l’acqua traboccava dal bicchiere e ci si dava alla fuga verso l’esterno.

Le cronache locali narrano di una donna di Marcemigo che morì perché, durante una di queste scosse, si rifugiò sotto “el seciàro” – il secchiaio – della cucina. Improvvisamente il grosso blocco di pietra si scardinò dal muro e le cadde addosso schiacciandola.

Nel suo Diario, Daniele Bonomi, sindaco di Velo Veronese alla fine del XIX° secolo, raccoglie informazioni e memorie locali del passato. Egli parla di un terremoto che fu avvertito nel 1876 in Lessinia e che ebbe come epicentro Belluno.

Bonomi descrive in modo dettagliato anche quello che avvenne intorno alle 2 del mattino del 7 giugno 1891.

Secondo quanto si legge, improvvisamente si udì uno spaventoso boato accompagnato da una fortissima scossa che creò il panico tra la gente. Crollarono alcune case e molte altre vennero danneggiate. Lo stesso Daniele Bonomi afferma di aver udito con le proprie orecchie il terribile boato e di aver visto il soffitto della propria abitazione “ondeggiare come dei navigli, tanto che le travi sembrarono delle paglie spinte dal vento”. Furono in molti ad abbandonare le loro case nel timore del crollo e che si accamparono nei campi[1].

 

[1] Cfr. C. CORRAIN, Il diario di Daniele Bonomi da Velo Veronese in Lessinia, in Terra Cimbra. Vita delle comunità cimbre, anno XVII n. 63, maggio-agosto 1986, p. 31.