Le risposte delle Istituzioni al terremoto del 1891

 

L’area dei massimi effetti dell’attività sismica comprese alcune vallate del massiccio dei Lessini caratterizzate da insediamento sparso e da una presenza antropica diffusa, ma numericamente poco consistente. Il terremoto colpì piccoli villaggi collinari e montani, la cui economia era basata su un’agricoltura di sussistenza e su rari nuclei di insediamento industriale. Gli effetti del terremoto non influenzarono in modo grave né l’economia, né l’assetto complessivo della vita sociale. Vi furono 4 vittime, 2 delle quali per paura. Secondo osservatori scientifici (in particolare, Goiran 1891), gli effetti più gravi furono dovuti ad alcuni caratteri preesistenti del patrimonio edilizio e al suo cattivo stato di conservazione: spesso il pietrame da costruzione era costituito da ciottoli scarsamente legati tra loro da malta di pessima qualità. Le compagini murarie erano malamente collegate e le travi non appoggiavano con sufficiente margine sui muri di sostegno.

A partire dal 9 giugno 1891, tuttavia, si abbatté sulle regioni colpite una ondata di maltempo eccezionale, caratterizzata da forti piogge e grandinate, che causò straripamenti di alcuni corsi d’acqua in seguito ai quali morirono alcune persone [1].

Agostino Goiran, visitando le località maggiormente danneggiate, annotò con precisione alcune caratteristiche del patrimonio edilizio che, a suo parere, contribuirono ad accentuare la portata degli effetti. In particolare, segnalò le pessime tipologie edilizie caratterizzanti alcuni centri nei quali si registrarono effetti rovinosi; scarsa era la qualità dei materiali edilizi impiegati; spesso il pietrame da costruzione era costituito da ciottoli scarsamente legati tra di loro da pessime malte. Le compagini murarie erano mal collegate e le travi non appoggiavano con sufficiente margine sui muri di sostegno. I tetti erano, in molti casi, mal costruiti e la maggioranza degli edifici danneggiati risultava di vecchia costruzione e caratterizzata da scarsa manutenzione. Secondo Goiran anche le caratteristiche geologiche dei terreni sui quali sorgevano alcuni centri abitati contribuirono ad amplificare gli effetti del terremoto[2].

 

GLI EFFETTI SULLA SOCIETÀ E LE RISPOSTE DELLE ISTITUZIONI

 

Nell’area dei maggiori effetti e nella città di Verona il terremoto causò panico generalizzato e l’abbandono precipitoso delle abitazioni. Nei territori di Tregnago nelle località maggiormente danneggiate furono montate tende per dare ricovero alla popolazione, che pernottò all’aperto. Il numero dei ripari provvisori, dopo le continue repliche, si mostrò insufficiente ad ospitare le popolazioni e le autorità locali fecero richiesta di nuovi invii di tende militari [3]. Dalla documentazione non risultano interruzioni dell’attività produttiva se non nel giorno successivo alla scossa principale. Non si registrarono movimenti di popolazione né episodi di abbandono delle località più colpite. Numerose furono le richieste rivolte dalle autorità locali alla Prefettura di Verona e ai comandi militari per ottenere l’invio di uomini e mezzi, per sgomberare le strade e coadiuvare la popolazione nell’opera di demolizione degli edifici pericolanti e di soccorso. Il protrarsi delle scosse costrinse le autorità comunali di Tregnago ad avanzare la richiesta di intervento dei militari per sostituire i muratori e le maestranze che si rifiutavano di sgomberare le macerie temendo nuovi crolli per il perdurare delle scosse[4]. Nelle località più danneggiate, nelle quali la popolazione era ricoverata nelle tende, si propagò un’epidemia di difterite.

La Prefettura di Verona intervenne inviando soccorsi alle popolazioni dei centri più danneggiati e incaricando l’ingegnere capo del Genio Civile di dirigere le operazioni di sgombero e di puntellamento degli edifici[5]. Una settimana dopo il terremoto il Prefetto di Verona visitò le aree maggiormente danneggiate[6], oggetto di indagine anche da parte di una commissione ufficiale. L’esito di questa ricognizione fu anche di fare sgomberare le strade dalle macerie con la partecipazione del Genio Militare[7]. Sussidi per la ricostruzione furono elargiti dal Governo (5500 lire), che tramite il Genio Civile, controllò l’esecuzione dei lavori [8]. La Curia arcivescovile di Verona distribuì autonomamente i fondi raccolti a favore dei terremotati (6933 lire). Si registrarono polemiche a proposito delle operazioni di soccorso e dei metodi adottati per le perizie dei danni condotte dal Genio Civile di Verona[9].

 

[1] Dalle notizie del Corriere della Sera, del 10-11 giugno 1891.

[2]A. GOIRAN, Il terremoto veronese del 7 giugno 1891, in Rassegna delle Scienze Geologiche in Italia, Roma 1891, vol.1, pp. 12-15, 156-170.

[3] Archivio dell’Ufficio Centrale di Ecologia Agraria, Cartoline macrosismiche pervenute all’Ufficio Centrale di Meteorologia e Geodinamica di Roma relative al terremoto del 7 giugno 1891.

[4] Dalle notizie de Il Corriere del Polesine del 12 giugno1891.

[5] Dalle notizie del Corriere della Sera, del 13-14 giugno 1891.

[6] Dalle notizie del Corriere della Sera, del 15-16 giugno 1891

[7] Dalle notizie della Gazzetta di Trento del 12 giugno 1891.

[8] Cfr. Archivio di Stato di Verona, Perizia dell’Ingegnere Civile di Verona, Fabbisogno sommario della spesa per il completamento dei restauri alla casa canonica di Vestenvecchia per i gravi danni causati dal terremoto del 1891, Verona settembre 1904.

[9] Cfr. Biblioteca Capitolare di Verona, Protocollo Civile 1881-1893, b.69, Lettera di Zandomeneghi A. Parroco di Cazzano di Tramigna, al Vescovo di Verona, Cazzano di Tramigna 30 dicembre 1891.

Biblioteca Capitolare di Verona, prot. civile 1891-1902, b.3, Lettera della Curia Vescovile di Verona al Prefetto di Verona, 14 giugno 1891.

Biblioteca Capitolare di Verona, prot. civile 1891-1902, b.3, Lettera del Vicario Generale di Verona Peloso G. al Prefetto di Verona, 26 settembre 1891.

Inoltre, le notizie de Il Berico, 1891.06.08-09, a.16, n.126 del 8-9 giugno 1891.

Ne parlano anche gli Atti del Consiglio Provinciale di Verona, 1891.