Abramo Massalongo: la scienza, la famiglia e la patria

 

Abramo Massalongo fu uno scienziato celebre a livello internazionale per le sue ricerche nel campo della botanica, della paleontologia e della geologia. Per approfondire la sua conoscenza ci accosteremo, però, non tanto alle molteplici biografie scritte da coloro che lo hanno conosciuto personalmente o da chi di lui si è occupato successivamente a vario titolo[1], ma a documenti diretti –  alcune lettere e il testamento – che ci raccontano dei suoi studi e degli affetti familiari, non prima, però, di aver tracciato brevemente la sua biografia.  

Abramo Bartolomeo nacque il 13 maggio 1824 a Tregnago, in una casa in località Ortelle di Sopra – ora via dei Bandi – e nello stesso giorno venne battezzato. Il padre si chiamava Bartolomeo, detto Bortolo[2], e la madre era Teresa Milani. Fin da piccolo, Abramo manifestò interesse per la natura, i fiori e le pietre ma nel 1838 entrò nel seminario di Verona dove compì gli studi classici. Successivamente, nel 1844, si iscrisse all’Università di Padova, alla facoltà di Medicina, quella più vicina ai suoi interessi; dopo pochi mesi, però, fu costretto a ritirarsi per motivi di salute e a rientrare a Verona. Qui, su consiglio paterno, iniziò a studiare legge privatamente sotto la guida di Angelo Messedaglia e, cinque anni più tardi, si laureò in Giurisprudenza a Padova.

Durante gli studi padovani conobbe Roberto De Visiani, direttore dell’Orto Botanico di quella città; da lui fu ospitato e con lui strinse un profondo legame di amicizia. Nella città del Santo poté così dedicarsi anche agli studi scientifici frequentando l’Orto Botanico.

Conseguita la laurea tornò a Verona e, nel 1850, sposò la nipote Maria Colognato, figlia di una sua sorella. Dal matrimonio nacquero cinque figli: Caro, Orseolo, Roberto, Teresa e Vittoria. Le due bambine ebbero vita brevissima: Teresa morì a sei anni nel 1865 e Vittoria, nata dopo la morte del padre nel 1860, morì nel 1862[3]. Caro, Orseolo e Roberto divennero in seguito importanti per Tregnago e non solo: il loro nome è legato tra l’altro all’ormai chiuso ospedale e alla costruzione della chiesa parrocchiale del paese, ma questa è una storia che merita un approfondimento in altra sede.

Tornando alla carriera scientifica, nel 1851 Massalongo ebbe l’incarico di insegnare Storia Naturale e Storia Civile Universale al Ginnasio di Verona e intanto svolse ricerche naturalistiche in territorio veronese e non solo. L’ultimo decennio della sua breve vita fu caratterizzato dalla pubblicazione di molte opere che spaziavano dalla botanica alla geologia: gli interessi del naturalista furono rivolti soprattutto alla flora e alla fauna fossile del Veneto – in particolare di Bolca, Roncà, Novale, Salcedo, Monte Pastello – e di altre regioni italiane come la Toscana, la Romagna e le Marche. Egli si occupò altresì dei licheni dei quali costituì una preziosa raccolta ancora oggi consultata dagli studiosi di tutto il mondo. Molte opere trassero origine da questa collezione: tra esse possiamo ricordare le Ricerche sulla autonomia dei Licheni crostosi e materiali pella loro naturale ordinazione del 1852 in cui sono descritti circa cinquecento tipi di licheni. Un altro interesse di Massalongo fu quello per la speleologia: egli si dedicò, infatti, all’esplorazione delle numerose grotte sparse nel territorio veronese. Da tali osservazioni nacque l’Osteologia degli Orsi fossili del Veronese con un saggio sopra le principali caverne del distretto di Tregnago in cui vengono descritte le principali grotte del Tregnaghese.

Complessivamente Massalongo pubblicò oltre sessanta lavori spesso riccamente illustrati in modo pregevole da lui stesso su temi di botanica, paleontologia ma anche di geologia e zoologia.

Il lavoro intenso del giovane studioso venne interrotto definitivamente il 25 maggio 1860, giorno della sua prematura scomparsa avvenuta dopo una lunga malattia. Le sue raccolte naturalistiche nel 1862 vennero acquistate dal Comune di Verona e costituirono il primo nucleo del Museo Civico di Storia Naturale.

 

L’angoscia della malattia e il presagio della morte in alcune lettere

 

Finora abbiamo ripercorso la carriera di grande studioso di Abramo Massalongo; è interessante, tuttavia, per conoscere meglio la sua personalità, addentrarci in alcuni aspetti della sua vita che vanno oltre le biografie ufficiali. Per riuscire nel nostro intento possiamo servirci di alcune lettere da lui scritte – quelle dodici missive inviate tra il 13 giugno 1854 e il 25 ottobre 1856 all’amico Pietro Bonvicini, abate a Bassano – pubblicate in 200 copie nel 1884 dall’Associazione Cultura/Territorio di Tregnago in occasione del 160° anniversario della nascita dell’illustre scienziato[4]. Il carteggio in questione – privo tuttavia delle lettere scritte dall’abate che non possediamo – costituisce una piccolissima parte delle missive a noi pervenute poiché Massalongo ebbe la straordinaria capacità di intrattenere rapporti con tutto il mondo scientifico contemporaneo ed erano contatti epistolari di cui avrò modo di parlare più diffusamente in seguito.

L’interlocutore, l’abate Pietro Bonvicini, era un sacerdote di idee antiaustriache e insofferente alle alte cariche religiose tanto da essere sospeso dall’insegnamento nel 1865 dall’Impero Asburgico, su segnalazione del vescovo di Vicenza Giovanni Antonio Farina[5]. A lui il giovane scienziato confidava le difficoltà e le paure; in molti casi scriveva di essere malato o di essere appena uscito da una fase più acuta della sua malattia a cui, però, non dava mai esplicitamente un nome, pur dicendo di avere forti attacchi di tosse. Il tema del dolore compare spesso nelle missive e spinge l’autore verso un sentimento di profonda tristezza e desolazione.

Ma veniamo ora al contenuto delle lettere, e lasciamo parlare direttamente l’autore. Scrivendo a Verona il 23 novembre 1855, Massalongo afferma, non senza un fondo di malinconica poesia, di desiderare la morte: una volta, pochi mesi fa, chiamava beati quei momenti quei giorni, nei quali poteva, fuggendo tutti, chiudermi fra quattro muri e starmi cheto co’ miei pensieri; ora sono spaventato della mia solitudine, e la città rumorosa in cui vivo mi sembra una tomba, un sepolcro – temo la notte quando una volta la desiderava, ed il letto ogni sera mi sembra il mio feretro. Ogni piccolo rumore mi fa trasalire mi spaventa, ogni voce mi fa battere violentemente il cuore e le arterie, e mi sembra ad ogni istante che la mia anima stanca della sua prigione, abbia una volta ad uscire da questo pelago di miserie. Si, Pietro, da pochi giorni mi sento così male di spirito, che desidero la vita futura.

Nello stesso anno, poi, Abramo viene colpito dal lutto per la morte della madre e scrive: ah amico mio, la morte di una madre lascia un gran solco doloroso, insanabile nel cuore d’un figlio tuttocuore, ed io non sono né sarò più allegro. […] Un giorno (l’8 di questo mese) era a Chiesa Nuova luogo montuoso del Veronese con mio cognato Giacomo: da quei mandriani vidi del cacio e della ricotta freschi; entrai da uno, e stetti per comprarne… e dissi a mio cognato… comperiamone pella mamma… Ah! Pietro, Pietro, se non vi scrivo è perché ho sepolto con mia madre cuore ed anima, ed io, quello che voi eccitate, non sono che una larva d’uomo un fantasma. […] Salutatemi la famiglia Parolini, raccomandatemi all’Elisa[6] per un pochi di semi di bel fiore autunnale e mandatomi – Addio.                                                                                                                                                                                                                                                                   

Qualche mese dopo, il 7 febbraio 1856, Massalongo sembra essere finalmente più sereno ed esprime la gioia provata nel vedere il figlio primogenito Caro – che non ha ancora compiuto tre anni – in via di guarigione dopo un  periodo di malattia. Il mio Caro – scrive – va migliorando da qualche giorno, si alza da letto per poche ore, e sono arcicontentissimo. – Il mio divertimento prediletto è ora giocare con lui e portarlo nelle braccia attorno pella stanza ed infanciullire con lui – è una gioja che non ho mai provata prima, e che talora mi da tale un’allegrezza che va a finire col pianto che si mesce col riso sgangherato e senza norma – Eccovi tutto – I miei studii giacciono dimenticati e polverosi, e stimo che per lungo tempo si rimarranno tali.

I problemi di salute, però, non tardano a ripresentarsi e il 25 ottobre dello stesso anno, rispondendo al Bonvicini che in precedenza aveva comunicato di essere stato gravemente malato, Massalongo scrive di aver subito la stessa sorte: quando voi eravate ammalato gravemente, io pure lo era; ebbi un salasso ed 80 sanguisughe, e la notizia del vostro male, aggravò il mio.

Lo scambio epistolare con l’abate bassanese, dunque, ci presenta Massalongo afflitto dal dolore fisico che lo porta ad alternare momenti di profonda tristezza a momenti più sereni, ugualmente espressi in scritti in cui compare l’uomo che raramente accenna agli studi e alle ricerche relegati necessariamente in secondo piano. 

 

Il testamento

 

 La vigilia di Natale del 1859 Abramo scrive, con mente libera e sana (sebbene in un corpo ora infermo) per la tubercolosi, il suo testamento olografo. È un documento di sette pagine, composto di ventidue paragrafi,[7] che inizia con la classica invocatio presente da secoli come incipit della stesura di ultime volontà: la menzione di Cristo – nel cui nome, secondo l’insegnamento di san Paolo[8], deve compiersi ogni atto dei cristiani – e di Maria Santissima.

Meticolose sono le disposizioni inerenti gli annunci della morte, la preparazione del corpo alla sepoltura e i funerali. Esse denotano una grande attenzione ai particolari piuttosto inconsueta per un uomo giovane, segnale di un’attenta presa di coscienza della morte ormai imminente.  

Il corpo del defunto dovrà essere preparato per la tumulazione e vestito possibilmente da un religioso o da una persona pia non pagata per un tale compito. Prima della sepoltura dovrà essere realizzato un calco del volto del defunto con il quale saranno costruite alcune copie di un busto da consegnare ai figli come memoria paterna. Egli – che pure aveva utilizzato la fotografia, allora agli albori, per i suoi studi e le sue pubblicazioni[9] - non la ritiene degna di essere un ricordo per i posteri. Il busto con il volto ricavato da un calco è considerato senz’altro più fedele alla realtà di una foto di carta. 

L’affetto per i figli – la cui sorveglianza, oltre che alla loro madre, è affidata al suocero, al cognato e alle sorelle del testatore – pervade l’intero documento e si manifesta soprattutto nelle raccomandazioni finali di un padre che, da uomo del suo tempo, si rivolge quasi esclusivamente ai figli maschi designati eredi di gran parte dei beni. All’unica figlia vivente e alle possibili nasciture, infatti, spetterà solo una parte dei beni derivata dalla spartizione in parti uguali di metà di essi tra maschi e femmine.

Al di là dei lasciti materiali, però, lo scrivente si rivolge loro in diverse parti del documento con alcune raccomandazioni di carattere morale e religioso dalle quali traspare un grande amore per la famiglia, per Dio e per l’Italia che egli vorrebbe libera dagli invasori stranieri[10]. Nel documento si legge, infatti, raccomando ai miei figli di amarsi scambievolmente e sinceramente e di restare uniti insieme in una sola famiglia il più che potranno, e di amare e rispettare ed obbedire alla loro madre: raccomando loro di essere sinceramente religiosi ed attaccati colla mente e col cuore alla religione apostolica cattolica romana e di non essere ambiziosi, di avere qualche giornaliera particolare e quotidiana divozione a Maria santissima nostra madre, di essere caritatevoli e di non rifiutare mai la carità ai poveri a norma delle loro circostanze; di amare dopo Dio la patria loro comune, la patria italiana; di non servire mai e poi mai tranne il caso di un’estrema necessità un sovrano forestiero; raccomando pure l’amore allo studio e di avere sempre in mente la loro famiglia ed i loro parenti, facendo, quando verrà la loro volta, disposizioni di ultima volontà ragionevoli, cercando sempre di realdire il nome della famiglia, dimenticando ed obliando animosità e rancori che per disgrazia potessero esser sorti. Non dimentichino che mio padre ed io abbiamo fatto ogni nostro sforzo per lasciar loro con moderate sostanze, un nome onorato.

Come ho avuto modo di dire parlando delle lettere all’amico abate bassanese, in Massalongo è costantemente presente il ricordo della madre Teresa ormai defunta: ad essa si riferisce anche scrivendo le ultime volontà quando chiede agli eredi di conservare più che potranno la cappellina esistente nella casa di Tregnago e, possibilmente, di farvi celebrare una messa ogni anno nel giorno di santa Teresa, sia pure senza obblighi.

Oltre ai familiari, altre persone sono presenti nella mente del testante: subito dopo il decesso, infatti, egli chiede che sia stampato l’annuncio mortuario da inviare a parenti, amici e corrispondenti scientifici per i cui nomi Massalongo rimanda alla fitta corrispondenza epistolare. Qualcuno di essi, tuttavia, viene citato verso la fine dell’atto testamentario quando lo scienziato ordina che sia dato un ricordo, a scielta dei miei eredi ai miei cari amici dr. Pietro Paolo Martinati, a Stefano de Stefani, a Roberto prof. De Visiani, a Francesco Beltramini, alla sig.ra Elisa Parolini Ball, a Giuseppe Scarabelli di Imola, ad Augusto Krempelhuber di Monaco. Questo ricordo potrà consistere o in un mio ritratto se esiste, ovvero in qualcuno dei miei opuscoli.

Gli amici ricordati sono degni di nota per motivi diversi. De Visiani, come ho già avuto modo di dire, era stato il maestro di Massalongo, lo aveva accolto in casa durante gli studi a Padova, ne aveva seguito l’attività scientifica ed era sempre rimasto in contatto epistolare con il suo allievo[11]. Francesco Beltramini, bassanese, aveva studiato con Massalongo le erbe del Vicentino e Giuseppe Scarabelli con lui si era occupato della flora di Senigallia[12]. August von Krempelhuber, amico del Tregnaghese con il quale condivideva gli interessi, gli aveva scritto diverse lettere, tutte in latino, la lingua utilizzata allora dagli uomini di cultura e dagli studiosi[13].

Una fitta corrispondenza era anche quella che il testatore aveva scambiato con Elisa Parolini. Esistono 65 lettere inviate da quest’ultima ad Abramo dal 9 gennaio 1852 al 7 luglio 1859 ma nessuna di quelle scritte dal suo interlocutore è stata finora reperita. La Parolini, anch’ella di Bassano, era illustratrice di piante e fossili, si interessava di scienza e ne parlava nelle lettere che inviava al giovane scienziato al quale era legata da una profonda amicizia. Era stata l’unica donna ad aver fatto parte dell’associazione culturale Ibis[14] e con il suo interlocutore si lamentava di dover obbedire agli uomini. Nel 1856 aveva sposato John Ball, uomo politico e naturalista. e si era trasferita a Londra, senza tuttavia dimenticare l’amico tregnaghese al quale aveva continuato a raccontare vicende e incontri con uomini illustri e studiosi avvenuti durante i suoi numerosi viaggi con il marito[15].

Tra le persone legate al testatore da grande amicizia vengono citati, in seguito, tre sacerdoti: don Francesco Angeleri, filosofo veronese esponente del nuovo pensiero scientifico, don Pietro Garzotti, e don Giovanni Andreoli – quest’ultimo definito mio secondo padre – ai quali egli raccomanda di sorvegliare e consigliare i figli perché riescano galantuomini e religiosi cattolici.

Un’ultima annotazione su questo tipo di disposizioni riguarda il fatto che egli non vuole lasciare alcun ricordo materiale ai fratelli e alle sorelle che si ricorderanno di lui ugualmente, soprattutto nella preghiera.

Tornando alle disposizioni riguardanti le esequie e la sepoltura, ancora secondo canoni di tradizione secolare, il testante spiega come desidera che siano i suoi funerali e dove dovranno essere celebrati. È richiesta una cerimonia modesta e, in caso di morte a  Verona, la chiesa prescelta per la celebrazione è quella di S. Maria del Paradiso. Non sono richieste altre cerimonie ed eventuali somme che gli eredi volessero predisporre a tale scopo potranno essere utilizzate per la celebrazione di messe.

L’atto testamentario prosegue con l’elezione del luogo di sepoltura che sarà il cimitero di Tregnago all’interno del quale dovrà essere costruita una cella sotterranea secondo disposizioni impartite a parte dallo stesso Massalongo, nella quale potranno trovare posto un giorno tutti i componenti della famiglia. Se non sarà possibile realizzare la tomba a Tregnago, la sepoltura dovrà essere effettuata nel cimitero di Verona. In tal caso dovrà essere trasportato in città anche il corpo della madre e tutti i familiari dovranno trovare l’ultima dimora in riva all’Adige. Solo attenendosi a tali disposizioni i figli riceveranno la benedizione paterna.

Un altro blocco di disposizioni riguarda i libri e le collezioni di fossili, minerali e piante che Massalongo aveva raccolto durante la sua attività scientifica. Questa parte del documento è particolarmente interessante perché riassume gli interessi scientifici dello studioso e, allo stesso tempo, ci fa capire come egli intende che la sua ricerca debba essere ricordata prima di tutto dai figli ma anche da tutti coloro che verranno dopo di lui.    

Il testatore desidera che le sue collezioni di oggetti naturali, petrificati ed esseri viventi e libri siano conservate finché i figli avranno raggiunto la maggiore età ed avranno completato gli studi. Solo allora i maschi potranno dividersi fra loro le collezioni in modo che quello che per avventura avesse passione pella botanica fossile, abbia tutte le piante fossili della mia raccolta ed i libri che trattano di questa scienza, quello che avesse passione ed amore pegli animali fossili, abbia tutti gli animali fossili, roccie e minerali della mia raccolta e libri che trattano di zoologia, orittografia e mineralogia, quello che avesse amore pella botanica vivente abbia tutte le piante fanerogame e crittogame della mia raccolta ed i libri che trattano di questa scienza.

Gli eredi sono pregati di conservare con premura e gelosia tutte le etichette e polizzine che si trovano attaccate agli oggetti naturali delle mie collezioni, e di incollarle ai relativi oggetti se fossero staccate. A questo scopo dovranno prendere lumi da persone intelligenti.

Dato che le raccolte, con i relativi libri, hanno un diverso valore economico, perché i figli non abbiano a questionare tra loro, e perché non avvenga fra loro alcuna nube di discordia, il testante dispone che le collezioni di piante fossili – con i relativi libri – non siano valutate più di 10.000 lire austriache; gli animali fossili, le rocce e minerali non più di 2.000 lire, così come le piante viventi. Colui che erediterà le piante viventi, infine, avrà anche il microscopio di Amici con tutti gli apparati relativi senza alcun aumento di prezzo nella sua quota.

Lo strumento qui nominato, all’avanguardia per l’epoca e realizzato da un ottico assai noto, era stato importante per Massalongo nello studio dei licheni e delle piante[16].

Queste ultime disposizioni, specifica lo scrivente, saranno valide se le collezioni e i libri non dovranno essere venduti per necessità economiche della famiglia. Se la moglie li cederà prima che i figli possano entrarne in possesso, dovrà rispettare alcune condizioni ben precise. Le piante fossili, gli animali fossili, le rocce e i minerali non potranno essere separati e avranno un valore complessivo di 24.000 lire austriache; le piante viventi fanerogame e crittogame non saranno vendibili a meno di 10.000 lire; i libri potranno essere ceduti anche separatamente.

Parlando di questi ultimi, tuttavia, il testatore non specifica di che tipo essi siano. Non è chiaro, ad esempio, se sono compresi quelli scritti e pubblicati dallo studioso e quelli appartenenti alla sua biblioteca. Egli, infatti, aveva costituito quella che può essere ritenuta, come scrive Federica Formiga, «una delle prime biblioteche scientifiche note nel territorio veronese»[17]. La raccolta, sia pure piuttosto modesta come quantità, era costituita da volumi inerenti le materie di cui il proprietario si era interessato come erbari, cataloghi di piante e funghi, scritti di geologia, studi sui fossili, ma ospitava anche testi letterari e filosofici di Omero, Alfieri, Leopardi e Rosmini[18]. Questi ultimi, però, non sono presenti nel breve inventario manoscritto che elenca 83 libri facenti parte della biblioteca Massalongo custodito presso l’Accademia di Agricoltura Scienze e Lettere di Verona[19].    

Continuando la lettura del documento, le successive disposizioni inerenti le collezioni ci permettono di conoscere un ulteriore aspetto della personalità di Massalongo che esula dallo studio e si addentra nell’interesse per la politica del suo tempo. Incontriamo qui un uomo consapevole di vivere in un periodo storico particolare che proprio nell’anno successivo alla sua morte, nel 1861, avrebbe portato all’unità d’Italia, anche se in quella fase il Veneto sarebbe stato escluso dal processo di unificazione.

Anche Massalongo, come molti dotti suoi conterranei e contemporanei, non dimostrava alcuna simpatia per il governo austriaco considerato un invasore. Così scrive nel testamento quando elenca i possibili acquirenti delle sue collezioni: la moglie, o chi per lei si occuperà della vendita, dovrà farne l’offerta prima di tutti, al re del Piemonte od al museo di Torino. Se questa prima offerta andasse a vuoto ne farà l’offerta in secondo luogo alla mia diletta Verona al Municipio od all’Accademia di Agricoltura Arti e Commercio. Se anche questo secondo tentativo andasse fallito, si farà l’offerta alla città di Venezia o di Padova, o di Vicenza o di Udine coll’ordine che sono nominate e sempre colla base inalterabile possibilmente delle stime da me fissate. Se nessuna di queste città del Veneto nominate volesse fare acquisto delle mie collezioni si faranno tentativi presso Milano, Firenze o qualunque città strettamente italiana. Esaurita ogni prova in Italia, se nessuna città italiana volesse accogliere od acquistare le mie collezioni, potranno i miei eredi rivolgersi all’estero, od alla Francia od all’America, ma a nessun’altra nazione del mondo, meno poi di tutto all’Inghilterra od alla Germania. Proibisco formalmente la vendita delle mie collezioni a qualunque stato dove regni qualche membro della Casa d’Austria.

Le idee politiche di Massalongo sono espresse anche in un altro passo del testamento dove si legge: Perdono di tutto cuore a quelli che mi avessero offeso o fatto del male in qualunque maniera, e chieggo perdono delle offese che io avessi fatte ad altri, o dei scandali che avessi dati, in nome di Gesù Cristo. Il mio cuore non ha mai odiato alcuno al mondo, tranne gli oppressori dell’Italia. Egli, infatti, sognava uno stato unito sotto il Regno dei Savoia, secondo una concezione di Antonio Rosmini di cui era un grande estimatore[20].

Proseguendo, l’epistolario e i manoscritti non ancora pubblicati vengono assegnati alla Biblioteca Municipale di Verona[21]: Lascio tutti i miei manoscritti e lettere di corrispondenza alla Biblioteca Municipale di Verona, coll’obbligo se crederà di accettargli, di imprestargli ai miei figli dietro una ricevuta, quando ne potessero avere bisogno e ne facessero richiesta. Proibisco però ogni pubblicazione tanto dei miei manoscritti inediti quanto delle mie lettere di corrispondenza, a meno che non fossero alcuna di queste cose degne della stampa ed utili, e non recassero danno od alla fama od alla reputazione di qualcuno. Desidero che i miei figli si tolgano dai miei libri una copia completa di tutto quello che io ho pubblicato, e che se la conservino per memoria di suo padre. Il primogenito dei miei figli, ol maggiore d’età che sarà vivente avrà pure tutti i miei disegni e diplomi finché vive, ma morendo dovrà lasciargli al suo figlio primogenito se avrà figli, e non avendo figli, dovrà lasciargli alla Biblioteca Municipale di Verona. È mio desiderio in ogni modo che queste piccole cose, disegni e diplomi, passino di figlio primogenito in figlio primogenito, non per vanità o perché meritino d’essere conservati, ma perché servano loro di emulazione a una vita onesta e laboriosa.

Ai figli, infine, stavolta comprese le femmine, Massalongo lascia alcune medaglie ricevute come onorificenze: posseggo alcune medaglie d’oro datemi in premio dall’Accademia di Verona, ed una medaglia d’oro datami dal Gran Duca di Toscana, ed una spilla di brillanti datami dall’Arciduca Ferd. Massimiliano: desidero che i miei figli abbiano cadauno maschi e femmine una di queste medaglie dell’Accademia Veronese. Ma quella del Gran Duca di Toscana e lo spillo di brillanti dovrà essere dato al figlio mio maggiore d’età vivente.      

Le disposizioni testamentarie, dunque, insieme alle lettere, ci permettono di conoscere, oltre allo scienziato di fama internazionale, l’uomo malfermo di salute, profondamente legato agli affetti familiari e al contempo partecipe della vita sociale e politica della sua epoca.

 

I funerali

 

Massalongo morì il 25 maggio 1860 dopo «65 giorni di angosciosi patimenti», come scrive il naturalista Emilio Cornalia in una breve biografia che porta la data 22 luglio 1860, nemmeno due mesi dopo il verificarsi dei fatti[22].

Personaggi della cultura e della politica parteciparono ai funerali descritti sempre da Cornalia: «Il lutto di Verona fu grande al tristo annunzio, sebben previsto – l’autorità municipale, tutti i corpi insegnanti, l’Accademia d’Agricoltura, una Rappresentanza dell’Istituto Veneto ne accompagnarono la salma al cimiterio. La stessa I. R. Delegazione Provinciale, inconscia ancora del contenuto del testamento, vi intervenne, quantunque poi neppur mancasse un’altra rappresentanza del Governo Austriaco cioè le sue pattuglie e i suoi birri»[23]

L’episodio venne in seguito riportato da Arturo Pomello nel 1894 in questi termini: «Il ferale annunzio della morte del nostro Massalongo si diffuse rapidamente per tutta l’Italia, e l’Italia pianse la perdita di lui che a’ suoi piedi aveva già recato il tributo di molte corone, come disse un suo necrologo. E supremo lutto ebbe Verona. Solenni, imponenti riuscirono i funerali del grande estinto, a cui parteciparono le autorità civili, il corpo degli insegnanti, una rappresentanza dell’Accademia di Agricoltura ed una dell’Istituto Veneto, la I. R. Delegazione Provinciale, una rappresentanza del governo austriaco, un numeroso stuolo di scolari e di amici. La salma del Massalongo venne deposta nell’edicola Ingenio Claris, e sulla bianca pietra che la racchiude si legge, semplice ma espressiva epigrafe: Abramo Massalongo»[24].

Quasi tutte le disposizioni che Massalongo aveva lasciato per la sua sepoltura furono dunque disattese e ancora oggi nel cimitero monumentale di Verona, nella sezione Ingenio Claris, si può vedere la lapide che lo ricorda con le parole dettate da Giuseppe Biadego nel 1910 per il cinquantesimo anniversario della morte[25]:

«Abramo Massalongo

Vissuto soli trentasei anni

Fu naturalista insigne

Dei fossili veneti e senogalliesi

Acutissimo illustratore

Dello studio sistematico dei licheni

Instauratore sapiente

Intelletto aperto ai bisogni

Cuore sensibile ai dolori dell’età sua

Fremente amor di Patria

Salutò la partenza dei Mille

Non ne poté salutar la vittoria

N. XIII maggio MDCCCXXIV – M. XXV maggio MDCCCLX».

 

[1] Molti sono i contributi scritti più o meno recenti che tracciano la biografia e l’attività scientifica di Abramo Masssalongo, ne citerò alcuni: E. CORNALIA, Sulla vita e sulle opere di Abramo Massalongo. Cenni del professore Emilio Cornalia,  in «Atti della Società Italiana di Scienze Naturali», II, 1959-1860, pp. 188-206; R. DE VISIANI, Della vita scientifica del dottore Abramo Bart. Massalongo, Venezia 1861; A. MANGANOTTI, Elogio del prof. Abramo Massalongo M. E. della Accademia letto dal prof. Antonio Manganotti M. E. della Accademia stessa nella seduta del 22 gennaio 1885, in «Memorie dell’Accademia d’Agricoltura Arti e Commercio di Verona», LXII, 1885, pp. 1-53;  A. FORTI, Abramo Massalongo. Appunti biografici per il cinquantennio dalla morte, in «L’Arena», 178, 29 giugno 1910; A. FORTI, Abramo Massalongo (13 maggio 1824-20 maggio 1860), in «Atti dell’Accademia di Agricoltura, Scienze e Lettere di Verona» V, 1, 1924, pp. 1-33; A. FORTI, Abramo Massalongo, in «Storia delle Scienze Mediche e Naturali», XV, 7-8, 1924, pp. 1-7; G. B. DE TONI, L’opera lichenologica di Abramo Massalongo. Con IX tavole colorate e inedite aggiornate da Alexander Zahlbruckner, Verona 1933; G. COLA, Abramo Massalongo fitopaleontologo. Con 11 tavole fuori testo, Verona 1941; AA.VV., I Massalongo: una grande famiglia per la crescita culturale e civile di Verona. Atti del Convegno di studio Verona 21 maggio 2004, Verona 2008; C. CONTRI - C. BERTANI (a cura di), Abramo Massalongo 1824-1860. Scienziato e patriota per un’Italia unita. Atti del Convegno di studio Tregnago (VR) 27 novembre 2010, Verona 2011.

[2] Bartolomeo Massalongo, nato nel 1782, era originario di San Mauro di Saline e divenne un ricco possidente di case e terreni a Tregnago attraverso la compravendita di immobili e il prestito di denaro a interesse. Sposò Teresa Milani dalla quale ebbe cinque figli, l’ultimo dei quali fu Abramo. Nel 1846 si trasferì con la famiglia a Verona dove morì qualche anno dopo il figlio. Cfr. E. CURI, La famiglia Massalongo, in ; AA.VV., I Massalongo: una grande famiglia p. 9.

[3] Notizie sulla famiglia Massalongo sono reperibili in E. CURI, La famiglia Massalongo, pp. 9-27.

[4] Le lettere sono state pubblicate in edizione limitata in un opuscolo: 12 lettere di Abramo Massolongo all'Abate Pietro Bonvicini, 1854/1856. Omaggio ad Abramo Massolongo nel 160° anniversario della nascita a cura del gruppo Cultura/Territorio di Tregnago.

[5] G. VOLPATO, I corrispondenti di Abramo Massalongo con particolare riguardo ai rapporti con la famiglia di Alberto Parolini in  C. CONTRI - C. BERTANI (a cura di), Abramo Masalongo 1824-1860, p. 87.

[6] Di Elisa Parolini parlerò in seguito. Cfr. G. VOLPATO, I corrispondenti di Abramo Massalongo, pp. 83-84.

[7] Il documento è conservato presso la Biblioteca Civica di Verona: Biblioteca Civica di Verona, Carteggi, b. 1277 bis ed è stato pubblicato in AA.VV., I Massalongo: una grande famiglia, pp. 101-104.

[8] La frase di san Paolo a cui si fa qui riferimento si trova in Col. 3,17: «E tutto quello che fate in parole ed opere, tutto si compia nel nome del Signore Gesù, rendendo per mezzo di lui grazie a Dio Padre». In nome di Cristo venivano redatti tutti i documenti ufficiali fin dal Medioevo. Cfr. A. PRATESI, Genesi e forme del documento medievale, Roma 1999, pp. 74-75.

[9] Massalongo pubblicò nel 1859 un Saggio fotografico di alcuni animali e piante fossili dell’Agro Veronese illustrati da A. B. Masalongo fotografati da Maurizio Lotze che conteneva 64 stampe fotografiche su carta raffiguranti i reperti fossili delle collezioni appartenenti all’autore, ai marchesi Canossa, al conte Giovanni Gazola e ad Edoardo De Betta, accompagnate da commenti. Cfr. E. PRANDI, “Saggio fotografico di alcuni animali e piante fossili dell’Agro Veronese” 1858-1860, in  C. CONTRI - C. BERTANI (a cura di), Abramo Massalongo 1824-1860, pp. 49-63.   

[10] Massalongo, nel 1856, con altri intellettuali fondò la Compagnia dell’Ibis, un gruppo di amici che si ritrovavano a Verona, sotto i portici di San Sebastiano, presso Porta Leona, per discutere sul destino della società. Il sodalizio aveva l’intento di divulgare, attraverso articoli sui giornali locali di diffusione popolare, le conoscenze apprese nelle sedute accademiche Ciò che univa gli aderenti all’Ibis, però, era anche la scarsa simpatia per gli austriaci che tuttavia non veniva mai manifestata pubblicamente. Cfr. E. CURI, La vera storia dell’Ibis, in  C. CONTRI - C. BERTANI (a cura di), Abramo Masalongo 1824-1860, pp. 17-23.   

[11] Esistono oltre 300 lettere inviate da De Visiani a Massalongo nelle quali traspare la stima del maestro nei confronti dell’allievo ormai famoso. Cfr. G. VOLPATO, I corrispondenti di Abramo Massalongo, p. 72.

[12] G. VOLPATO, I corrispondenti di Abramo Massalongo, p. 72.

[13] G. VOLPATO, I corrispondenti di Abramo Massalongo,  p. 75. Il latino era una delle due lingue che Massalongo, per sua stessa ammissione, prediligeva. Egli, in una lettera del 13 giugno 1854, scrive a Pietro Bonvicini: P.S. Scusate l’inezia di questo poscritto; se mi scrivete, né sull’indirizzo, né nel contesto non vogliate usare una lingua che non sia Italiana: Non leggo volentieri che lettere scritte in italiano od in latino… lingue nostre! – Mi fa egual male l’oui, l’ja, il yes e non conosco che il si e l’utique. Cfr. 12 lettere di Abramo Massolongo all'Abate Pietro Bonvicini. 

[14] Si veda la nota 10.

[15] G. VOLPATO, I corrispondenti di Abramo Massalongo,  pp. 83-84.

[16] Giovanni Battista Amici, astronomo, ottico, naturalista nato a Modena nel 1786 e morto a Firenze nel 1863, costruì obiettivi acromatici per microscopi e inventò l'obiettivo a immersione omogenea; molto importanti furono anche le sue ricerche sulla fecondazione delle piante. In una lettera inviata da Firenze, dove dirigeva l'osservatorio astronomico del Regio Museo di Fisica e Storia Naturale, il 2 marzo 1851 egli propose a Massalongo un microscopio che questi acquistò pagando 25 pezzi da 20 franchi accompagnati da due lettere del 15 marzo e del 7 maggio conservate presso la Biblioteca Civica di Verona. Dell’episodio parla G. B. De Toni in G. B. DE TONI, L’opera lichenologica di Abramo Massalongo, p. 5 nota 1. Su Giovanni Battista Amici si possono avere notizie consultando l’omonima voce dell’Enciclopedia Treccani sul sito internet www.treccani.it/enciclopedia/giovanni-battista-amici/.

[17] F. FORMIGA, I libri di Abramo Massalongo: note per la conoscenza di una biblioteca scientifica di metà Ottocento, in  C. CONTRI - C. BERTANI (a cura di), Abramo Masalongo 1824-1860, p. 117.

[18] Cfr. E. CURI, La famiglia Massalongo, p. 14.

[19] Sulla biblioteca di casa Massalongo è possibile leggere F. FORMIGA, I libri di Abramo Massalongo, pp. 115-157. Le opere pubblicate dallo scienziato sono elencate in E. CORNALIA, Sulla vita e sulle opere di Abramo Massalongo.

[20] Cfr. E. CURI, La famiglia Massalongo, p. 14.

[21] Presso la Biblioteca Civica di Verona sono custodite 2188 lettere pervenute ad Abramo Massalongo, la maggior parte scritta in un periodo di dodici anni . Gli scienziati corrispondenti scrivevano allo studioso tregnaghese in diverse lingue: ci sono lettere francese, tedesco, inglese, latino e greco che egli riusciva a leggere e a cui rispondeva. Cfr. L. MINELLE, Il carteggio scientifico di Abramo Massalongo, in AA.VV., I Massalongo: una grande famiglia, pp. 105-115 e G. VOLPATO, I corrispondenti di Abramo Massalongo, pp. 65-88.

[22] E. CORNALIA, Sulla vita e sulle opere di Abramo Massalongo, p. 14.

[23] E. CORNALIA, Sulla vita e sulle opere di Abramo Massalongo, pp. 14-15.

[24] A. POMELLO, Abramo Massalongo naturalista, Verona 1894, pp. 27-28.

[25] Cfr. A. FORTI, Abramo Massalongo. Appunti biografici, p. 3.

 

Il presente articolo è stato pubblicato in: Cimbri-Tzimbar, anno XXIV-numero 47, gennaio-dicembre 2012, pp.85-98)