Angelo Borghetti, un forestale del Novecento

 

Angelo Borghetti, ecologo ed ispettore-Capo forestale, con il collega Gottardi, il deputato Danieli, del collegio elettorale di Tregnago ed il senatore Sormani Moretti, prefetto di Verona e presidente del comitato forestale, contribuì nei primi anni del secolo scorso al rimboschimento della foresta di Giazza.

Borghetti visse molti anni a Tregnago, paese a cui era particolarmente affezionato tanto da tornarvi varie volte dopo aver svolto incarichi in parecchie parti d’Italia. A lui il comune ha dedicato la via di fronte alla sua abitazione e, soprattutto i più giovani, leggendo il nome, si saranno chiesti chi fosse e cosa avesse fatto, pertanto può essere interessante conoscere di lui alcuni tratti biografici e qualche aspetto della sua attività.

Angelo Borghetti nacque nel 1871 a Dolcè da una famiglia originaria di Marano di Valpolicella, ultimo di cinque figli. Il padre Domenico era medico ma Angelo, a differenza dei fratelli, decise di non scegliere la carriera paterna e, dopo il conseguimento, nel 1889, del diploma di liceo classico presso il “Maffei” di Verona, studiò Scienze Forestali alla scuola di Vallombrosa, presso Firenze, assecondando così il suo interesse verso l’ambiente e i problemi ad esso inerenti.

Svolse i primi incarichi a Belluno, a Genova e poi a Roma, presso il Ministero dell’Agricoltura ma ben presto si accorse che il lavoro d’ufficio non corrispondeva ai suoi interessi che erano invece rivolti al contatto diretto con l’ambiente. Nel 1903 arrivò a Tregnago come sotto-ispettore forestale con compiti ispettivi per la Val d’Illasi. Nel 1905 sposò una ragazza del paese, Pierina Castelli, da cui ebbe 5 figli. Intanto, proprio su proposta di Borghetti, nel 1904 lo Stato Italiano acquistò il terreno dell’alta Val d’Illasi, allora in parte in territorio austriaco, depredato nei secoli dei suoi alberi il cui legno era stato utilizzato dagli abitanti del posto per produrre carbone e, quindi, soggetto a smottamenti, con l’intenzione di porre fine alle frequenti frane.

Borghetti si dedicò, quindi, alla realizzazione di uno dei primi esempi di collaborazione tra Regno d’Italia e d’Austria, in seguito alla Triplice Alleanza. Data l’ubicazione del territorio forestale sul confine tra i due Stati, infatti, uomini italiani ed austriaci lavorarono alla sistemazione idraulica ed alla costruzione di terrazzamenti. Fu creato anche un vivaio che, per circa cinquant’anni, avrebbe fornito le piante necessarie al rimboschimento. Il suo lavoro per la foresta demaniale di Giazza si concluse con l’inaugurazione ufficiale il 10 agosto 1911, a cui partecipò l’allora Ministro dell’Agricoltura, Industria e Commecio Saverio Nitti venuto appositamente da Roma e arrivato in foresta con un corteo di autorità a dorso di cavalli, muli e asini. Nel 1913 Borghetti venne inviato come ispettore forestale ad Avellino, dove rimase per cinque anni. In seguito fu trasferito a Brescia dove svolse incarichi di ispettore Capo forestale finché, nel 1929, tornò a Verona ed abitò in città per dieci anni dove operò ancora con i medesimi compiti.

Nel 1934 venne nominato membro effettivo dell’Accademia di Agricoltura, Scienze e Lettere di Verona con la quale collaborò a lungo interagendo direttamente e per via epistolare con altri soci illustri come Achille Forti e Caro Massalongo. Ecologo e appassionato ricercatore, Borghetti identificò una nuova specie di fungo, che, su proposta di Caro Massalongo, suo caro amico e vicino di casa, fu denominata Ramularia Borghettiana. Per l’Accademia partecipò, tra l’altro, alla compilazione dell’indice bibliografico delle opere dei membri.  

In seguito tornò a risiedere a Tregnago, dove, nel 1946, nelle prime elezioni dopo la guerra, fu eletto consigliere comunale. Continuò nel frattempo a coltivare la passione di scrivere poesie da dedicare a familiari ed amici in occasione di ricorrenze particolari.

A Tregnago morì il 20 novembre 1953. Nel 1982 gli venne dedicato un tratto del sentiero europeo E5 tra il rifugio Boschetto, la malga di Campo Brun e il rifugio Scalorbi.