Un fabbro tregnaghese del XV secolo

 

Il mestiere di faber, ossia di fabbro, lavoratore del ferro, è attestato a Tregnago anche nei secoli passati. Si trovano uomini che esercitano un tale mestiere, tra l’altro, nei documenti testamentari quattrocenteschi relativi al paese ed alle sue attuali frazioni. A quell’epoca, infatti, in paese erano presenti, oltre ai semplici fabbri, i magistri del settore, ossia, artigiani che gestivano delle proprie botteghe, svolgendo attività lavorative atte a soddisfare i bisogni della popolazione locale e talvolta le richieste del mercato cittadino oltre ad insegnare il mestiere ai giovani apprendisti. Da una lettura dei testamenti del XV secolo dettati dai Tregnaghesi emerge la presenza di questa categoria di persone tra i testatori, tra i testimoni e tra i destinatari di lasciti.

Tra i testatori, in particolare, è presente un fabbro che ricopre un ruolo importante anche nella vita comunitaria del paese: è Martino del fu Bartolomeo Ravanelli, di cui sono stati trovati tre testamenti ma anche altri documenti dell’epoca che riportano il suo nome e lo citano nella sua funzione di massaro del Comune. Gli atti testamentari hanno permesso – almeno in parte e per poche generazioni – di ricostruire la sua famiglia.

Martino è figlio di Bartolomeo e di Zuana, figlia del fabbro Leonardo del fu Dalfino di Tregnago. Dal nonno eredita il mestiere e anche gli arnesi per esercitarlo. Leonardo, infatti, nel suo testamento datato 24 aprile 1429, gli destina un appezzamento di terreno situato in pertinenza di Tregnago, in località Frasseni ma, in precedenza, aveva provveduto a cedergli anche gli arnesi da fabbro. 

Al momento della stesura del suo primo testamento, datato 7 marzo 1471, Martino abita nella contrada di Sant’Egidio nel centro di Tregnago ed è sposato con Caterina del fu Bartolomeo de Farinis di Tregnago, dalla quale ha cinque figlie: Angela, Maria, Domenica, Guglielma e Anna che risultano già sposate: Angela e Maria con due fratelli, Giovanni e Xaldo figli del fu Bartolomeo Gobo di Centro; Domenica con Ognibene del fu Pietro Cremona di Tregnago; Guglielma con Dalfino de Bosariis di Tregnago; Anna, infine, è moglie di Geremia del fu Leonardo Alberti di Tregnago, ma figura già morta il 27 febbraio 1492, quando il padre detta il secondo testamento. Guglielma, che nel primo testamento di Martino è già madre di due figlie – Rosa e Bernardina –  nelle successive ultime volontà testamentarie del padre appare sposata in seconde nozze con Antonio del fu Giovanni di Colognola.

Martino, oltre alla sua officina di fabbro, possiede anche appezzamenti di terreno a Tregnago, Marcemigo e Cellore - alcuni dei quali sono dati in affitto a contadini della zona – e ricopre cariche pubbliche in paese. Nel verbale della visita pastorale del vicario del vescovo di Verona Ermolao Barbaro alla pieve di Santa Maria, effettuata il 28 agosto 1460, egli viene citato nella sua qualità di massaro tra i parrocchiani convocati per riferire sul modo di vivere dei sacerdoti e dei fedeli.

Le ultime notizie su Martino le troviamo circa trent’anni dopo quando egli detta le sue ultime volontà in due testamenti, entrambi redatti nel 1492, in cui si dice di lui che è anziano e infermo. Il ritratto che risulta dai testamenti, dunque, è quello di un uomo abbastanza benestante, che ha trascorso tutta la sua vita in paese dove doveva occupare una posizione non del tutto secondaria dovuta alla sua professione e agli incarichi pubblici da lui assunti[1].

 

[1] Notizie su Martino Ravanelli sono state pubblicate in: P. MILLI, Aspetti di vita sociale a Tregnago nel 1400: appunti dai testamenti, in «Cimbri-Tzimbar», n. 25 (2001), pp. 75-98. In tal sede sono reperibili tutti i riferimenti archivistici.