L'economia tregnaghese prima del cementificio

 

Dopo il passaggio del Veneto al Regno d’Italia nel 1866 si apriva anche per la Val d’Illasi – e per Tregnago in particolare – un periodo di cambiamenti, sia pure molto distanziati nel tempo. Il paese, tra la fine del XIX secolo e i primi decenni del XX, vide la costruzione di importanti opere pubbliche: la chiesa parrocchiale che sostituì nel 1902 la vecchia pieve e fu ampliata vent’anni dopo nel 1922, l’edificazione prima della casa di ricovero e poi dell’ospedale. Migliorarono i collegamenti con gli altri paesi della valle, soprattutto con quelli più a sud, e con Verona grazie alla costruzione della linea del tram che, partendo da Tregnago, trasportava persone e merci in città e permise la costruzione della più grande industria della valle: i forni cementizi.

Per avere un’idea di com’era il paese agli inizi del ‘900 può essere interessante riprendere una descrizione di Luigi Venturini pubblicata nel 1900: “Il comune si estende sur un territorio ancora ricco di cereali, di viti, di frutta per l’esportazione: qui comincia anche la coltivazione degli ireos (gazói). Non ci sono grandi industrie. Ufficio postale, telegrafo, posta due volte al giorno. Corriera per Selva di Progno e carrozze private. Agenzia della Banca di Verona, società Mandam. di Tiro a segno, Banda musicale ecc. Il paese nella grande maggioranza agricolo: anche il borgo che si estende in doppia contrada per più d’un kilm. dalla Staz. del Tram alla Parrocchia. Contiene circa un migliaio di ab. in gran parte contadini. […]“[1].

Per quanto riguarda il numero di abitanti del comune, Stanghellini scrive che nel censimento del 1881 risultavano 3130 abitanti e in quello del 1901 erano presenti in paese 3725 persone[2]. 

In quel periodo e per alcuni decenni successivi, in paese, in quanto capoluogo dell’ottavo mandamento, avevano sede importanti uffici: la pretura, il distretto militare, la questura, le carceri distrettuali, il catasto, l’ufficio del registro, l’ufficio delle imposte che davano lavoro anche ad alcune persone residenti in paese.

Al di fuori dell’impiego pubblico, erano attive piccole aziende artigiane a conduzione familiare. Erano presenti botteghe di generi alimentari e di mercerie, numerose erano le osterie. Un’attività praticata da molti era la bachicoltura, ossia l’allevamento dei bachi da seta ma molti erano dediti all’agricoltura praticata su terreni talvolta poco fertili e con scarsi rendimenti.

A Tregnago, tuttavia, era molto sentito il problema della povertà e della disoccupazione accentuatesi dopo il terremoto che aveva colpito la zona nel 1891. Molti tregnaghesi, infatti, sul finire del XIX secolo dovettero lasciare il paese per cercare lavoro in altre zone d’Italia e all’estero. Testimonianza di una tale situazione ci viene data anche in versi da Basilio Finetto dei Rosini che scrive, riferendosi in particolare alla sua contrada di provenienza, i Finetti, e agli aiuti promessi e mai arrivati ai terremotati che nel tentativo di ricostruire le loro povere case si erano indebitati:

“ E per pagar ci gh’ea imprestà dei schèi,

parte j è andè su in Prussica in tei lavori,

e parte j è emigrè coi so butei

la dò in Brasile, dando in man dei siori

quei quatro campi, che i g’à bù dai veci,

strussiando, per magnàr duri radeci”[3].

La questione rimarrà irrisolta nei decenni seguenti al punto che la giunta municipale affronta il problema ormai divenuto grave cercando di correre ai ripari nei limiti del possibile promuovendo l’avvio di lavori di restauro di edifici pubblici e di sistemazione delle strade per dare lavoro almeno ad una parte dei disoccupati. In particolare, nel corso della seduta del 5 agosto 1920, da quanto si legge nel verbale, il sindaco Costantino Battisti “Fa presente altresì che ieri egli si è recato a Verona per poter conferire con le superiori autorità circa la difficile e critica situazione attuale di Tregnago, ed in un colloquio avuto con l’Ill.mo Sig. N. Prefetto, ha avuto assicurazione che l’autorità governativa, la quale non può in alcun modo venire incontro ai bisogni di questa popolazione, non frapporrà alcun ostacolo alle delibere che sarà per prendere la rappresentanza Comunale per fare fronte all’attuale disoccupazione. Egli quindi sull’istanza anche di questi muratori e manovali, ha determinato di proporre la approvazione dei più urgenti lavori pubblici quali l’allargamento del cimitero del capoluogo, lato sud, restauro del campanile e del tetto della chiesa di S. Egidio, ingrandimento della casa per il custode del Cimitero, lavori da tanto tempo reclamati. Per tali lavori egli ha incaricato il Sig. Ingegnere Comunale Sig. Giulio Franchini Stappo di redigere una perizia sommaria dei suddetti lavori. E dovendosi provvedere con urgenza a scanso di gravi perturbamenti dell’ordine pubblico essendo gli animi troppo eccitati, crede conveniente che la Giunta incarichi d’urgenza la locale cooperativa di lavoro “Combattenti” di iniziare tosto i lavori di riparazione al campanile ed al tetto della Chiesa di S. Egidio come quelli di cui maggiore è sentito il bisogno”.

La Giunta Municipale delibera quindi “di approvare l’operato del Sig. Presidente nel riguardo della provvisoria occupazione in lavori stradali di 19 braccianti; di dare incarico al Sig. Ingegnere Comunale di compilare la perizia sommaria ed i progetti relativi per l’ampliamento del cimitero del Capoluogo lato sud, riparazioni al campanile ed al tetto della Chiesa di S. Egidio ed ingrandimento della casa per alloggio al custode del Cimitero, nonché per fornitura straordinaria di ghiaia sulle strade Comunali; di autorizzare al Sig. Beccherle Gaetano Presidente della locale Cooperativa di lavoro “Combattenti”, ad iniziare con il giorno 9 settembre i lavori per il restauro del campanile e del tetto della Chiesa Comunale di S. Egidio”.

In un tale contesto sociale ed economico si inserisce la vicenda dell’edificazione in paese e dell’attività di uno stabilimento industriale, i forni cementizi, fortemente voluto dall’amministrazione comunale di allora per fronteggiare il dilagare della disoccupazione in un territorio finora quasi esclusivamente agricolo in cui l’agricoltura non era più sufficiente per il sostentamento della popolazione che versava in condizioni di povertà, come si può dedurre dal gran numero di richieste di sussidi rivolte al comune in quegli anni rintracciabili nei verbali delle riunioni della giunta e del consiglio redatti nel periodo antecedente e successivo alla prima guerra mondiale. La prima pietra dello stabilimento fu posata il 5 febbraio 1922.

 

[1] L. VENTURINI, Saggio di guida dei Lessini, Arpino 1900, p. 10.

[2] L. STANGHELLINI, Comuni e frazioni principali della provincia veronese, Verona 1903, p. 124.

[3] BASILIO FINETTO DEI ROSINI, El teramoto in Ai fineti. Un toco de storia de Tregnago, Giazza-Verona 1991 p. 107.