Tregnago nel XIV secolo

 

Già alla fine del Trecento le contrade che componevano il centro politico-sociale di Tregnago erano Vigo di sotto o Sant’Egidio (dal nome della chiesa dedicata al santo omonimo) e, più a sud, la contrada Ortelle dove ancora oggi esiste una via Telle. Nella contrada Sant’Egidio sorgeva la casa del comune dove aveva il suo ufficio anche il vicario, che abitava in una casa nei pressi del castello a est del paese e, mandato dal comune di Verona sotto la cui giurisdizione era la zona, sovrintendeva all’attività dei comuni che gli erano soggetti, i quali gli pagavano una somma annua. Sull’ubicazione esatta dell’edificio comunale non si hanno certezze: il Cipolla afferma che l’antica sede del comune è stata del tutto abbattuta nel XIX secolo. L’ipotesi è confermata anche da alcune planimetrie[1] disegnate da Giuseppe Scudellari nel 1820, che ubicano la casa comunale accanto alla chiesa di Sant’Egidio sul suo lato nord dove ora non è più visibile, luogo dove la colloca anche il Ferrari specificando che era stata demolita nel 1853[2];  Mantovani[3] recentemente, invece, la identifica con un edificio ancora esistente nella parte nord-est della piazza, sul lato est della strada centrale del paese che fa angolo con una via che tuttora è nominata vicolo Vicariato. Vicino alla chiesetta di Sant’Egidio c’era una cappellina dedicata a sant’Antonio, che era sede della confraternita dei Disciplinati. Sul lato sud della chiesa sorgeva un cimitero. In questa zona, forse la più abitata del paese, i residenti vivevano in case murate, copate et solarate, quindi di fattura abbastanza buona e di dimensioni piuttosto ampie, dotate in genere di un orto. Vicino a queste si potevano trovare, però, case con tetto di paglia, (coperte a paleis), più povere, anche se circondate da orto e da terreni coltivabili.

Passando al centro religioso, esso era costituito dalla pieve di Santa Maria che, posta circa un chilometro più a nord, era l’ente religioso più importante della zona, e dalla piccola e antica chiesetta di San Martino[4] denominata in seguito “della Disciplina” dopo che, nel corso del XVI secolo i Disciplinati vi stabilirono la loro sede. Davanti e intorno alle due chiese sorgeva il cimitero oggi non più esistente, in cui chiedevano di essere sepolti i anche i testatori di Marcemigo, come dirò più avanti. A ben guardare, sia nel caso di Sant’Egidio sia in quello della pieve, troviamo una chiesa e un oratorio adiacenti, con un cimitero. I due centri della vita del paese avevano dunque una struttura simile.

Il territorio periferico del comune di Tregnago era costituito da varie contrade in cui le abitazioni erano lontane tra loro e circondate dai campi. Le case in maggioranza erano costruite in muratura, a due piani e coperte di coppi, ma si poteva trovarne qualcuna con tetto di paglia. I nomi delle località in alcuni casi sono tuttora in uso: cito, ad esempio, Castalzè o Castalzedi, Pagnaghe, Montecchio, Croce Molinara nella zona sud-ovest e Campagnola a sud-est.  

Nel complesso, Tregnago aveva le caratteristiche tipiche di un piccolo comune rurale, la cui relativa importanza era data dalla sua posizione centrale nella valle, essendo a contatto a sud con Illasi che, con il suo castello, era stato un punto strategico fondamentale per l’intera zona e porta di accesso verso i territori dell’alta valle abitata in parte da popolazioni di origine germanica.

 

[1] Le planimetrie sono state reperite nell’archivio della Curia di Verona: ASCV, Amministrazione particolare della Diocesi (tit. XVII). Tregnago, b. 2, c. Tregnago – Dottrina Cristiana sec. XIX (1821).

[2] Cfr. FERRARI, Com’era amministrato un comune del Veronese nel secolo XVI (Tregnago dal 1505 al 1510), p. 69 nota 4.

[3] Cfr. MANTOVANI, Il comune di Tregnago, p. 39.

[4] Davanti a questa chiesetta già all’inizio del Cinquecento si svolgeva la fiera annuale di san  Martino l’undici novembre e per partecipare ad essa i mercanti dovevano pagare una tassa al    comune. Cfr. FERRARI, Com’era amministrato un comune, p. 26.