Un’epidemia di polmonite a Tregnago nella primavera del 1883

 

Roberto Massalongo, (Tregnago, 1856 – Verona, 1919) figlio del noto naturalista Abramo e medico di fama, studiò le malattie endocrine e neurologiche, si occupò di problematiche relative all’igiene e alla trasmissibilità di malattie come la tubercolosi e la malaria e sperimentò nuove terapie. 

La prima ricerca da lui pubblicata riguardava la diffusione di un’infezione a Tregnago. Qui egli aveva potuto seguire da vicino la nascita e l’evolversi di un’epidemia piuttosto circoscritta di polmonite. L’articolo uscì nel 1883 con il titolo: La pneumonite epidemica. Descrizione di un’epidemia di pneumoniti accorsa in Tregnago nei mesi di marzo ed aprile del 1883[1] e fu ripreso in successivi suoi studi tra i quali quello del 1888 nel quale l’autore, «membro della Società Anatomica, della Società di terapeutica di Parigi, della Società Reale di Scienze Mediche e Naturali di Bruxelles, della Reale Accademia Medico-Chirurgica di Napoli etc.»,[2] espose diverse sue ricerche sperimentali su animali e su pazienti umani affetti da infezione polmonare, malattia molto diffusa in quell’epoca e assai pericolosa, con frequenti esiti mortali.

Tregnago allora era un piccolo paese abitato da circa duemila persone. Tra esse, un centinaio si ammalò in quella primavera che stava trascorrendo senza particolari fenomeni atmosferici. Non ci furono fenomeni cosmo-tellurici di rilievo; solo l’aria era un po’ fredda e spesso coperto il cielo; non venti eccezionali, non pioggie […] Dopo alcuni giorni piovosi, succedettero giorni bellissimi[3].  I primi e più numerosi casi furono riscontrati in una zona ben precisa del paese collocata attorno ad un vecchio laghetto, o meglio stagno, formato dalle scolature di una sovrapposta e discosta fontana[4]. Qui le donne si recavano a lavare il bucato perciò era coperto da un grosso strato d’immondizie[5] e l’acqua verdastra mandava odore nauseabondo. Tuttavia, il giovane medico non riteneva responsabile del diffondersi della malattia quest’acqua. I malati – di un’età tra i due e gli ottant’anni, di diverse classi sociali, in maggioranza uomini e bambini – furono circa un centinaio e una trentina di essi morì. I primi colpiti furono i bambini, poi gli adulti e per ultimi gli anziani. 

Massalongo descrisse nei dettagli sintomi, decorso, fasi di guarigione e aspetto dei cadaveri di coloro che non erano riusciti a superare le fasi più critiche. Concluse affermando: L’epidemia di pneumonite di Tregnago […] avvenne in un nucleo ristrettissimo, limitato al solo paese; […] i casi si manifestarono l’uno presso l’altro, distanti una o poche case; più di uno dei membri della famiglia venivano successivamente colpiti. Non rare volte il secondo od il terzo colpito, aveva assistito il primo[6].

La cura più diffusa per la maggior parte delle malattie consisteva da secoli nel salasso e Massalongo scriveva: Il complesso della terapia usata si comprendeva nella sola parola eccitanti. Devo confessare, a scarico di coscienza, che ho alcune volte praticato salasso. Però a mia difesa devo dire, che il voler sistematicamente, di botto eliminare dalla terapia delle acute malattie, specie di quelle di petto, il salasso in Tregnago (e così in quasi tutti i paesi della provincia veronese) era cosa impossibile; abituati da tanti anni a simile mezzo curativo, spaventati dalla gravità della malattia che allora dominava, era temerarietà il voler resistere; si avrebbero lacerata la vena con la forbice o coi denti, ma volevano sangue; al medico poi non sarebbe restato altro, in mezzo a quel panico generale, che abbandonare in tutta fretta il paese; per non avere rotte le costole da una buona dose di legnate[7].

 

[1] R. MASSALONGO, La pneumonite epidemica. Descrizione di un’epidemia di pneumoniti accorsa in Tregnago nei mesi di marzo ed aprile del 1883, in “Gazzetta Medica Italiana Province Venete” 26 (1883). n. 28-33.

[2] R. MASSALONGO, Patologia della pneumonite acuta. Etiologia, patogenesi, sintomi, complicazioni, esiti e forme, Verona 1888.

[3] Ibidem, p. 66.

[4] Ibidem, p. 66.

[5] Ibidem, p. 66.

[6] Ibidem, p. 74.

[7] Il passo è riportato in: M. VALSECCHI, L’attenzione alle malattie infettive nel contesto sociale in AA.VV., I Massalongo. Una grande famiglia per la crescita culturale e civile di Verona. Atti del convegno di studio Verona 21 maggio 2004, Verona 2008, pp. 228-229.