I restauri di palazzo Pellegrini dal 1915 in poi

 

Del palazzo del Municipio, dopo il trasloco nella nuova sede, non si hanno più notizie di rilievo fino agli anni Sessanta del secolo scorso. Unica curiosità può essere la deliberazione del podestà, del 12 marzo 1932 sull’«impianto del telefono nell’Ufficio Municipale». Effettuato «considerata l’utilità e la comodità delle dirette comunicazioni con i diversi uffici della città e provincia mediante il telefono, delibera di impiantare una posta telefonica nell’Ufficio Municipale importante la spesa annua di £ 250 da imputarsi sul fondo per le spese di posta, cancelleria ecc.»[1].

Il palazzo, comunque, non subì interventi particolari se non quelli di manutenzione ordinaria fino alla metà degli anni Sessanta. Il 17 giugno 1962 il Consiglio Comunale approvò un progetto di restauro che si rendeva ormai necessario date le cattive condizioni di manutenzione in cui versava il fabbricato. Il progetto fu redatto dall’ingegner Fulvio Cavaggioni e si pensò di finanziarlo chiedendo un contributo all’Ente Ville Venete per una spesa preventivata in 2.021.909 lire[2] ma, in seguito, venne accantonato e, tra il 1964 e il 1965 venne sistemato solamente l’impianto di riscaldamento ormai obsoleto[3].

Il 6 agosto 1965 la Giunta Municipale tornò sull’argomento con una deliberazione per  l’«approvazione preventivo per il restauro del palazzo municipale», ricordando che pur essendo stato approvato il progetto redatto da Cavaggioni, i lavori non erano più stati eseguiti per vari motivi ma le condizioni di manutenzione andavano sempre peggiorando e si rendeva assolutamente necessario ed urgente procedere al restauro per evitare danni sempre maggiori. Il nuovo preventivo prevedeva una spesa di 4.600.000 lire da finanziare con un contributo dell’Ente delle Ville Venete[4].

L’anno seguente, il 17 marzo 1966, la Giunta decise di far effettuare il restauro degli affreschi nel palazzo municipale che ormai erano deteriorati dall’usura del tempo. A tal scopo era stato chiesto un preventivo di spesa al restauratore diplomato Pierpaolo Cristani di Verona che lo aveva presentato per una spesa di 528.320 lire[5].

 Il 30 luglio il Consiglio Comunale deliberò la «richiesta di autorizzazione alla Giunta ad elaborare un progetto stralcio per il restauro del palazzo municipale». La spesa complessiva prevista era di 2.200.000 lire. Nelle premesse si ricordava che i lavori di restauro degli affreschi e degli stucchi nella sala consigliare erano iniziati ed erano finanziati quasi per intero con il contributo dell’Ente per le Ville Venete. Si rendeva necessaria, poi, la completa sistemazione della sala consigliare, oltre a quella dei servizi igienici, dell’atrio di ingresso, delle scale, dell’impianto elettrico e occorreva la tinteggiatura di alcuni uffici[6].

A novembre – quando la Giunta deliberò la «liquidazione acconto al sig. Pierpaolo Cristiani per restauro affreschi nel Palazzo Municipale» – i lavori agli affreschi del Porta erano già terminati[7].

Negli ultimi decenni del secolo scorso il problema della ristrutturazione dell’ormai malridotto palazzo sede del Municipio venne collegato a quello della necessaria costruzione di un edificio al posto dell’abbattuto ex cCarcere. Le due questioni non erano di poco conto e si prestarono a varie ipotesi di soluzione. Le Amministrazioni che si susseguirono cercarono di risolverle in vari modi fino ad arrivare ai risultati attuali. Seguendo la documentazione dell’Archivio Comunale, è possibile accennare almeno a qualcuno dei vari passaggi.

Il 19 luglio 1979 il Consiglio Comunale decise di assegnare l’«incarico all’arch. Romano Micheloni per progettazione ampliamento e ristrutturazione edificio sede municipale». Ma da allora passarono altri 10 anni di ipotesi diverse prima che, il 25 settembre 1989, il Consiglio Comunale deliberasse di affidare l’«incarico progettazione esecutiva e direzione lavori di restauro e ampliamento edifici municipali al prof. arch. Paolo Portoghesi».

Negli anni tra il 1990 e il 2003 fu approvato il progetto dell’architetto Paolo Portoghesi e si diede il via ai lavori di costruzione della nuova sede municipale che, tuttavia, subirono varie vicissitudini e lunghe interruzioni. Alla costruzione del nuovo edificio si affiancò necessariamente il restauro del palazzo acquistato nel 1854 e ormai assai mal ridotto e pericolante. A testimoniare quanto sia stato travagliato il percorso per arrivare alla situazione attuale c’è una lunga serie di deliberazioni di Giunta e Consiglio a cui accenneremo.

La documentazione ci permette di avviare il nostro discorso dalla data del 21 marzo 1990, quando il Consiglio Comunale deliberò l’«approvazione progetto esecutivo dei lavori di restauro e ampliamento sede municipale». L’argomento, però, non fu più ripreso fino al 30 novembre 1993 quando la Giunta approvò il «progetto esecutivo del primo lotto lavori ampliamento sede municipale» e, più di un anno dopo,  il 7 febbraio 1995 il progetto esecutivo del secondo lotto.  Il 5 dicembre 1995 furono aggiudicati i lavori alla ditta I.C.S. srl di Roma.

Trascorse quasi un altro anno perché, il 17 settembre 1996, il commissario prefettizio appena nominato approvasse la perizia di variante al lotto C dei lavori proposta dall’architetto Portoghesi per opere di consolidamento del terreno attraverso la realizzazione di micro pali.

Il 18 novembre 1997 la Giunta Comunale deliberò la «regolarizzazione ordinanza n. 53 del 07.11.1997 emessa nei confronti della ditta Costruzioni edili Tregnago per lavori consolidamento sede municipale» e il 22 dicembre decise la «regolarizzazione ordinanza n. 65 del 15.12.1997 emessa nei confronti della ditta Tondin s.r.l. per perforazione muri lesionati della sede municipale».

Gli intoppi, però, non erano finiti se il 21 aprile 1998 la Giunta Comunale sciolse il contratto d’appalto dei lavori di ampliamento della sede municipale lotto C stipulato in data 27.02.1996 con la ditta I.C.S. s.r.l., per richiesta di quest’ultima.

Due anni dopo, il 29 luglio 2000, il Consiglio Comunale deliberò la «variazione al bilancio di previsione E.F. 2000 ed al bilancio pluriennale per il triennio 2000/2002 e utilizzo dell’avanzo di amministrazione». In tale contesto venne discussa la proposta del sindaco di utilizzare 120 milioni di lire «per andare avanti con la sede municipale» ma, in realtà, non c’era più neanche la ditta disposta a procedere con i lavori.

La situazione sembrò migliorare quando il 28 dicembre 2000 la Giunta Comunale deliberò l’impegno di spesa per un accordo transattivo con la ditta I.C.S. s.r.l disposta a risolvere le controversie e a riprendere i lavori. Per la ripresa dell’attività si decise di utilizzare i 120 milioni di lire stanziati cinque mesi prima.

Si arrivò così al 2001 e il 9 marzo la Giunta Comunale revocò la sua deliberazione del 21 aprile 1998, riassegnò i lavori alla I.C.S. s.r.l e diede mandato all’architetto Portoghesi di redigere un nuovo quadro economico di spesa che tenesse conto delle condizioni esposte nell’atto transattivo.

Il nuovo quadro economico fu approvato il 10 aprile e lo stesso giorno fu autorizzato il subappalto all’impresa Antonelli Costruzioni s.r.l. di Tregnago per parte dei lavori edili, alla ditta F.lli Albrigi s.n.c. per parte dei lavori idro-termo-sanitari e alla R.G. Elettroimpianti per gli impianti elettrici.

Nonostante tutto, però, i lavori che avrebbero dovuto essere realizzati per contratto entro il 20 dicembre 2002, nel gennaio 2003 risultavano essere sospesi e in ritardo, essendo stata eseguita solo la metà di quanto previsto perciò il 10 aprile 2003 la Giunta deliberò la «risoluzione contratti con impresa I.C.S. s.r.l. relativi ai lavori di ampliamento sede municipale lotto “C” e lotto “D”».

Dopo qualche mese, il 14 agosto la Giunta approvò la rielaborazione del progetto esecutivo redatto da Portoghesi e il 19 settembre fu deciso di procedere all’appalto dei lavori per l’ampliamento della sede municipale.

Il 30 dicembre dello stesso anno i lavori furono aggiudicati all’impresa Hidrowork di Verona che, però, richiese di poter subappaltarne alcune parti. Il 15 luglio 2004 la Giunta approvò il progetto esecutivo, redatto dal responsabile dell’ufficio tecnico comunale, «relativo ai lavori di restauro e risanamento conservativo della villa Pellegrini ex sede municipale – I° stralcio recupero piano primo» e il 29 luglio approvò il nuovo quadro economico di spesa. Dell’esecuzione delle opere si sarebbe occupata la Cooperativa San Michele a r.l. di Verona[8].

Per dare l’avvio definitivo ai lavori di costruzione della nuova sede comunale e di restauro dell’antico palazzo, nei primi mesi del 2002, il Municipio fu trasferito temporaneamente nella villa che era stata la prima sede dell’ospedale Massalongo ed oggi, finalmente, i lavori sono pressoché conclusi per entrambi gli edifici. 

 

[1] A.C.T. registro Municipio di Tregnago – Registro deliberazioni dal settembre 1929 al dicembre 1933.

[2] A.C.T., registro Comune di Tregnago – Registro delle deliberazioni del Consiglio Comunale 1957 – 64.

[3] Il 25 settembre 1964 la Giunta Municipale (erano presenti Fulvio Aldegheri, Antonio Anselmi, Luigi Rancan e il segretario comunale Giovanni Aldrighetti) deliberò l’«impianto di riscaldamento nell’Ufficio Distrettuale delle Imposte Dirette e sistemazione dell’impianto nel Municipio». L’Ufficio Distrettuale delle Imposte Dirette avrebbe dovuto essere sistemato e il riscaldamento era ancora a legna, con stufe vecchie.

Il 28 giugno 1965 la Giunta Municipale deliberò la  «liquidazione spesa per opere necessarie eseguite per l’impianto di riscaldamento nel Municipio e nell’Ufficio Distrettuale delle Imposte Dirette». I lavori erano stati eseguiti dalla ditta Legnazzi Otello per una spesa di 286.500 lire. Cfr. A.C.T., registro Comune di Tregnago – Registro delle deliberazioni della Giunta Municipale dall’anno 1964 all’anno 1967.

[4] Cfr. A.C.T., registro Comune di Tregnago – Registro delle deliberazioni della Giunta Municipale dall’anno 1964 all’anno 1967.

[5] Cfr. A.C.T., registro Comune di Tregnago – Registro delle deliberazioni della Giunta Municipale dall’anno 1964 all’anno 1967.

[6] Cfr. A.C.T., registro Deliberazioni Consiglio Comunale 1965 – 1973.

[7] Il 13 ottobre 1966 la Giunta Municipale deliberò la «liquidazione acconto al sig. Pierpaolo Cristani per restauro affreschi nel Palazzo Municipale». I lavori erano quasi ultimati come risulta dalla nota della Soprintendenza ai Monumenti n. 3760 in data 7 settembre 1966 e il restauratore aveva chiesto un acconto di 200.000 lire. La Giunta decise di pagare.

Il 17 novembre 1966 la Giunta Municipale deliberò la «liquidazione acconto al sig. Pierpaolo Cristani per restauro affreschi nel Palazzo Municipale». I lavori erano ormai ultimati ma il pagamento totale non poteva essere fatto prima del collaudo di competenza dell’Ente per le Ville Venete che aveva finanziato l’opera. Perciò la Giunta decise di dare un altro acconto di £ 300.000.

Il 10 maggio 1967 la Giunta Municipale deliberò il «saldo spesa restauro affreschi nel palazzo municipale». Il consuntivo di spesa era di £ 428.800. ora si corrispondeva a Cristani la rimanente somma di £ 128.800. Cfr. A.C.T., registro Comune di Tregnago – Registro delle deliberazioni della Giunta Municipale dall’anno 1964 all’anno 1967.

Nel frattempo sull’argomento si esprimeva anche il Consiglio Comunale che il 4 settembre 1965 deliberò la «ratifica deliberazione della Giunta Municipale n. 133 del 6.8.1965 dall’oggetto: approvazione preventivo per il restauro del palazzo municipale» e l’11 giugno 1966 deliberò la «ratificazione deliberazione della Giunta Municipale n. 36 in data 17.3.1966 dall’oggetto: Restauro degli affreschi nel palazzo municipale». Cfr. A.C.T., registro Deliberazioni Consiglio Comunale 1965 – 1973.

[8] Cfr. la determinazione del responsabile dell’area tecnica del 28 settembre 2004 su «lavori di restauro e risanamento conservativo della Villa Pellegrini ex sede municipale – I° stralcio recupero piano primo. Aggiudicazione alla Cooperativa San Michele a r.l. con sede in Verona».