Il fabbricato delle Carceri

 

La costruzione

 

La villa del conte Pellegrini e i terreni adiacenti furono acquisiti dal Comune di Tregnago non solo per collocare nel palazzo gli uffici pubblici – finora collocati in spazi piuttosto ristretti e non del tutto adeguati – ma anche per poter procedere alla costruzione delle Carceri in prossimità della pretura.

Tali motivazioni si trovano esposte in alcuni documenti conservati nell’Archivio Comunale di Tregnago di cui verrà riportato di seguito qualche stralcio.

Il 17 febbraio 1854, nella residenza della Deputazione Comunale, Pietro Zambaldo, il deputato Luigi Bonomi, il deputato Andrea Battisti e Bortolo Lavagnoli, nel corso di una riunione, discussero sull’acquisto di alcuni terreni, tenendo in considerazione il decreto della Presidenza del Tribunale Provinciale di Verona, datato 5 febbraio 1854, che aveva incaricato la medesima Deputazione di trovare un terreno per la costruzione delle Carceri in prossimità della Pretura.

Dopo aver osservato che una costruzione adatta allo scopo, in prossimità degli Uffici Distrettuali, avrebbe potuto essere innalzata solamente «sul terreno dell’orto Zambaldo posto al lato di levante del suo palazzone in Tregnago, occupando però anche un tronco della strada comunale e del broletto del signor Chiarenzi Prè Luigi posti al lato di tramontana di detto orto» la Deputazione aveva invitato nella sede comunale Pietro Zambaldo per verificare la sua disponibilità a cedere parte del suo orto e ad innalzare nei suoi porticati e stalle attigue al detto suo palazzo e dalla parte di mattina alcune stanze che potessero accogliere gli Uffici Distrettuali, procedendo anche alla demolizione di parte della sua barchessa per rendere illuminata e ventillata la nuova fabbrica.

Leggendo il documento in questione si viene a sapere che Zambaldo in quell’occasione si dichiarò favorevole a cedere all’erario per prezzo di stima il terreno e assunse l’obbligo d’innalzare e ridurre negli attuali suoi porticati e attigui del suo palazzo e coll’ordine del medesimo palazzo, dei nuovi locali per uso degli Uffici Distrettuali, costruendovi apposito ingresso, non che uno scalone per accedere alle stanze del secondo piano della nuova fabbrica, di demolire l’attuale sua barchessa, fino alla piana del tetto al livello della porta d’ingresso, e precisamente fin presso il primo gradino della scala della caneva sottoposta alla barchessa stessa per rendere illuminato e ventillato il nuovo pezzo di fabbrica da costruirsi e di eseguire il tutto entro il periodo di due anni, e quanto alla demolizione della barchessa entro quel termine che gli sarà fissato. Assunse, infine, l’impegno di cedere il fabbricato che egli stesso avrebbe fatto costruire per uso degli Uffici Distrettuali verso la mercede proporzionata alla spesa incontrata e al valore del fondo occupato[1].

Il terreno per la costruzione dell’edificio carcerario, dunque, era stato individuato e il proprietario era disposto a cederlo. Si procedette quindi a formalizzare gli accordi al più presto, per evitare il rischio di trasferimento della Pretura in altra località. 

Per questo motivo il 31 marzo 1854, la Deputazione Comunale in nome della Presidenza del Regio Tribunale d’Appello venne incaricata di procacciare a prezzo congruo un’area per località e spazio corrispondente al bisogno dell’erezione delle Carceri, in prossimità degli Uffici Distrettuali. A tal fine il Comune, come si è detto, era riuscito ad ottenere la cessione dell’orto di Pietro Zambaldo che era ritenuto adatto all’opera. L’edificio avrebbe dovuto essere costruito sul terreno che sarebbe stato concesso gratuitamente all’Autorità Giudiziaria. Si decise di cedere in affitto la parte dell’edificio non utilizzata a scopo pubblico e di utilizzare il grande orto annesso ad uso piazza per riattivare il mercato.

Per acquisire il denaro necessario all’operazione, il Comune alienò alcuni terreni dell’estensione di circa 50 campi ai possidenti e ai commercianti tregnaghesi che il 28 marzo 1854 avevano costituito la società per l’acquisto dei terreni e della villa del conte Pellegrini.

Secondo la stima dell’ingegner Marzotto, incaricato di effettuare le necessarie perizie, per la costruzione delle Carceri nell’orto di Zambaldo, calcolato il bisogno di costruire anche una Casa Comunale che mancava, capitalizzato l’affitto annuo per i locali delle scuole, sarebbe servita una somma di circa 16.969 lire austriache. Per far fronte alle spese per l’edificazione delle Carceri e l’acquisto della villa e dei terreni di Pellegrini, la Deputazione pensò di introdurre una sovrimposta sull’estimo[2].  

La Casa Comunale che mancava o che, in ogni caso, era del tutto inadeguata allo scopo, in altri termini era la Sede Municipale. Del problema della sua costruzione si sarebbero occupate, con varie ipotesi, le amministrazioni successive. Il Carcere venne edificato e le spese per il suo mantenimento vennero pagate annualmente dai Comuni che facevano parte del Mandamento che aveva sede a Tregnago.

 

La gestione delle Carceri nei primi anni del Novecento

 

Il Carcere, come la Pretura, era un’istituzione che veniva utilizzata da tutti i Comuni che facevano parte del Mandamento di Tregnago, perciò alle spese di gestione dovevano contribuire tutti in base al numero dei loro abitanti, anche se le spese inerenti l’edificio erano a carico del Comune di Tregnago che ne era il proprietario. Di quanto finora detto abbiamo prova in alcuni documenti d’archivio.

Il 21 ottobre 1902 il sindaco di Tregnago Costantino Battisti  cedette in affitto ai Comuni del Mandamento, che erano Badia Calavena, Illasi, Mezzane di Sotto, Roverè Veronese, San Mauro di Saline, Vestenanuova, Selva di Progno e Velo Veronese, «l’intero fabbricato in Tregnago via piazza Mercato al civico n. 2 ad uso delle Carceri Mandamentali di Tregnago, e ad abitazione del custode, con corte a mezzogiorno, e due corticelle a sera e mattina del fabbricato stesso, con portone di accesso a mezzo giorno» e il piano nobile del palazzo comunale detto del Pellegrini, sito in piazza Mercato al civico n. 3 composto della sala d’aspetto nel mezzo del fabbricato, di quattro stanze a mattina, con stanzino ad uso cesso e numero quattro stanze a sera della detta sala, coll’accesso della sala pianterreno respiciente a mezzodì. Il canone d’affitto stabilito era di 300 lire annue per le Carceri e 650 lire annue per il piano nobile del palazzo dove aveva sede la Pretura[3].

Anche sulla nomina del guardiano decidevano tutti i Comuni del Mandamento. Accadde così che fossero interpellati nell’agosto del 1904 dopo la morte di Giordano Maimeri, da 41 anni custode del Carcere, alla richiesta del figlio Augusto di poterlo sostituire. Quest’ultimo, tuttavia, per avere la nomina dovette attendere anche il consenso del prefetto di Verona e il 28 agosto pronunciò il giuramento come nuovo custode[4].

 

Il restauro delle Carceri Mandamentali

 

Nei primi anni del Novecento il fabbricato delle Carceri Mandamentali, ormai in uso da circa mezzo secolo, ebbe necessità di essere sottoposto a restauri per vari motivi.

Già nell’ottobre del 1909 era stata stilata una «perizia sommaria d’urgenza, dei lavori di restauro e di adattamento nelle Carceri Mandamentali di Tregnago»[5]. Interessante per capire la situazione è, però, la «Relazione sui lavori di restauro alle Carceri Mandamentali di Tregnago» redatta dall’incaricato del Genio Civile di Verona . Ecco il testo.

«La R. Prefettura di Verona, con nota 21 luglio 1909 n. 9615, e dietro istanza del custode delle Carceri Mandamentali di Tregnago, invitava questo Ufficio del Genio Civile a far visitare i locali delle Carceri stesse e dell’abitazione del Custode e famiglia, e proporre quei lavori di restauro e di adattamento che avesse ritenuti indispensabili.

Un Ingegnere di questo Ufficio recatosi sopralluogo, constatò che le circostanze esposte dal Custode delle Carceri nella sua istanza rispondono a verità e meritano di essere prese in seria considerazione. Di fatto, come risulta dall’unito schizzo dimostrativo raffigurante la pianta del piano terreno, nel fabbricato delle Carceri non esiste alloggio pel Custode e per la sua famiglia; quale è perciò costretta ad abitare in alcune delle celle, in continuo e non certo invidiabile contatto coi detenuti; i quali ogni qualvolta sono fatti entrare o uscire dalle loro celle sia per la passeggiata nel cortiletto del Carcere, sia per gli interrogatori in Pretura, vengono a trovarsi frammischiati e a conversare con le donne ed i ragazzi della famiglia, che debbono continuamente udirne i discorsi e le canzoni poco edificanti.

Siccome poi i detenuti abitano le celle esposte a mezzodì, al Custode e famiglia non restano disponibili per abitazione che i locali rivolti a settentrione; i quali, oltre a non offrire né agi né comunità, come è facile immaginare, sono insani ed umidi, come risulta anche dall’unito certificato dell’Ufficiale Sanitario di Tregnago.

Ciò è dovuto, non soltanto alla loro esposizione verso nord, ma soprattutto al fatto che i muri sono pregni di umidità per le acque piovane che vi scolano e vi si infiltrano dalle grondaie e relativi tubi di scarico, non più servibili, e in gran parte caduti; con grave nocumento anche della conservazione del fabbricato.

Rimedio radicale agli inconvenienti giustamente lamentati dal Custode per la sua famiglia sarebbe quello di assegnargli un alloggio fuori dal fabbricato delle Carceri; ma il custode non chiede neppur tanto; e si limita a domandare che vengano messi in condizione di abitabilità almeno i locali al piano terreno, provvedendo i mezzi pel loro riscaldamento per la stagione invernale, ora mancanti; e che sia tolto l’inconveniente del contatto dei detenuti con la sua famiglia, almeno durante la passeggiata e l’entrata e l’uscita di quelli.

Il sottoscritto, riconoscendo giuste e moderate le domande del Custode, si onora di proporre i lavori di restauro e di adattamento di cui all’unita perizia, che sottopone alla Superiore approvazione, quando non si preferisca invece provvedere nel modo accennato, assegnando cioè al Custode altra abitazione fuori dal Carcere.

I detti lavori sono distinti in due gruppi; ambedue di assoluta necessità ed urgenza, e da eseguirsi possibilmente prima del prossimo inverno; il primo gruppo comprende i lavori che riguardano il miglioramento dei locali di abitazione e il loro isolamento nel limite del possibile dal contatto dei detenuti; il secondo i lavori di restauro del fabbricato e suoi accessori; dei primi non sarebbe più il caso di parlare quando si assegnasse al Custode un alloggio fuori dal Carcere; mentre gli ultimi sono in ogni modo indispensabili per la conservazione dell’edificio.

Il primo gruppo di lavori, per un importo complessivo di lire 500,00 provvederebbe a dividere in due parti il cortiletto all’angolo N-W del fabbricato, mediante un muro divisorio; la parte più grande rimarrebbe alla famiglia del Custode che vi avrebbe un ingresso indipendente dalla piazzetta adiacente; la più piccola rimarrebbe come passaggio dei detenuti alla Pretura per gli interrogatori, udienze etc. La cucina all’angolo N-E verrebbe soppressa; il lavello che vi si trova verrebbe trasportato in quella adiacente al cortiletto d’ingresso; che diventerebbe perciò la cucina della famiglia; una porta di comunicazione col cortiletto, da aprirsi al posto dell’attuale finestra, e la chiusura della porta di comunicazione col corridoio completerebbero il desiderato isolamento. Alla attuale porta fra l’Ufficio e il corridoio ne verrebbe sostituita una nuova robusta e ben munita di catenacci; quella ora esistente vi verrebbe utilizzata per chiusura della nuova porta fra il cortiletto e la cucina. Nel muro divisorio verrebbe poi praticata una porticina per permettere al Custode di portare i vasi fecali dei detenuti nella latrina senza passare per le camere di abitazione. A chiusura di questa porticina si potrà utilizzare un cancello che si potrà togliere senza inconvenienti da altra parte del Carcere ove ora si trova.

Nulla occorre fare nei locali al piano superiore, ove sono le camere da letto, né il Custode vi domanda alcun lavoro.

Il secondo gruppo di lavori per lire 1300,00 complessive comprende il restauro del cornicione per la massima parte rovinato, con relative gronde e tubi di discesa; l’intonacatura e la tinteggiatura di tutte le facciate, e il restauro delle tramogge di legno delle finestre delle celle.

Vista la urgenza di tutti gli indicati lavori, il loro ammontare poco rilevante, e soprattutto la necessità che questi lavori, piccoli e saltuari, siano affidati a persona competente, coscienziosa ed abile, lo scrivente ritiene più opportuno che essi vengano eseguiti in economia; e tanto infatti si onora di proporre alla Superiore Autorità.

Il Custode delle Carceri indicò all’Ingegnere incaricato anche altri lavori non necessari né urgenti, che però tornerebbero di indiscutibile utilità sia al Carcere che al Custode stesso; come per esempio, la trasformazione ad uso parlatorio della cucina all’angolo N-E del fabbricato, ora adibita a magazzino e sgombero; e l’allargamento del cortiletto all’angolo N-W, quando il Comune volesse cedere gratuitamente o a basso prezzo parte dell’area del piazzale adiacente, che ora a nulla serve, neppure pel transito, tanto che viene adibito a deposito di ghiaia; etc. Di tali lavori non credé però il sottoscritto di dover per ora occuparsi, perché esorbiterebbero dall’incarico ricevuto, di riconoscere cioè e proporre i lavori veramente necessari ed urgenti sia pel fabbricato delle Carceri, sia per l’abitazione del Custode; riservandosi però di formulare analoghe proposte, se la superiore Autorità crederà opportuno richiederle[6].  

Questa, dunque, era la situazione in cui versava il Carcere a circa 50 anni dalla sua costruzione, ma un tale stato di precarietà si aggravò ulteriormente a causa di un incendio che scoppiò nei locali della Pretura di cui si ha testimonianza nella documentazione comunale.

Il 13 giugno 1910, infatti, il Pretore di Tregnago scrisse al sindaco che si sentivano ancora gli effetti dell’incendio alla pretura perciò chiedeva maggiori precauzioni per evitare il ripetersi di eventi simili da parte dei Comuni che concorrevano al pagamento dell’affitto dei locali ed in particolare di quello di Tregnago che ne era il proprietario. Venne chiesta poi l’installazione dell’impianto di luce elettrica poiché le udienze che si svolgevano in pretura imponevano l’apertura degli uffici fino a tarda ora e, soprattutto d’inverno, venivano utilizzate per l’illuminazione lampade a petrolio poste su tavoli non troppo solidi. Il pericolo d’incendio, quindi, non solo persisteva ma era, se possibile, ancora più forte se non si fossero prese in considerazione misure adeguate. Il pretore chiedeva poi di far intonacare con «calce di Palazzolo» la parete esterna del fabbricato della Pretura rivolta verso al cortile d’ingresso delle Carceri per allontanare la grande umidità, la cui presenza poteva essere testimoniata anche dai muratori che vi lavoravano dopo l’incendio. Tale umidità trapassava dal muro, scriveva il Pretore, così che nella stanza del cancelliere devesi sovente levare il salnitro che, in conseguenza di tale umidità, vi si forma». Egli, inoltre, chiedeva che al più presto fossero avviati i lavori al fabbricato delle carceri che non erano ancora iniziati[7]. 

A tal proposito, il 31 agosto 1910, il sindaco scrisse al prefetto di Verona per comunicargli che i lavori di restauro alle carceri non erano ancora iniziati per varie circostanze: prima fra tutte quella di mancare del fondo per far fronte alla spesa non indifferente preventivata in £ 1.850. In secondo luogo, essendo impegnato questo Comune in altri lavori quali la costruzione degli edifici scolastici mentre pendono d’altra parte le liquidazioni per lavori di difesa sul torrente Progno e della costruzione del cimitero di Cogolo non credette iniziare un altro lavoro che richiede altre pratiche ed una spesa la quale sarà sensibilmente ridotta se si attenderà la fine dei lavori del fabbricato scolastico perché si avranno così sul luogo le armature necessarie che altrimenti si sarebbero dovute pagare pel trasporto ed altro. Il sindaco continuava il suo scritto lamentandosi perché il pretore non aveva ancora provveduto perché tutti quei documenti abbruciati o quasi che guastano i muri ed il passamento del locale di deposito siano asportati e sia una buona volta sgomberato, ma si impegnava a far eseguire subito i lavori di poca entità necessari al guardiano del Carcere[8]. 

Dalla corrispondenza tra il sindaco e il prefetto emerge, comunque, che l’iter dei restauri non fu del tutto lineare, anche se il 10 ottobre dello stesso anno i lavori al fabbricato delle Carceri erano già iniziati e quelli relativi all’alloggio del guardiano erano quasi terminati[9] ma d’altra parte, mancavano ancora il livellamento dei pavimenti delle celle, riparazione a porte e serrature, alle griglie esterne, alla porta ed al cancello d’ingresso, insomma, occorreva provvedere al riordino completo del fabbricato carcerario che versava in deplorevoli condizioni per l’abbandono in cui era caduto finora[10].

 L’esecuzione dei lavori fu affidata all’impresa di Carlo Legnazzi ma si presentarono ancora intoppi tanto che il 20 febbraio 1911 il prefetto annunciò al sindaco che l’autorità dirigente cotesto Carcere Mandamentale» si lamentava che non erano ancora stati eseguiti vari lavori nell’edificio. Mancavano infatti «l’intonaco ai muri esterni, la riparazione delle grondaie e cornicione cadenti, la ripassatura del tetto, la rinnovazione delle griglie e delle grate alle finestre dei detenuti. Occorreva inoltre rinnovare il pavimento dell’ufficio del custode per il deplorevole stato in cui si trova, lavoro non contemplato dalla perizia dell’ufficio del Genio Civile essendo sfuggito all’ingegnere progettista nel suo sopralluogo perché detto locale era in allora adibito a cantina e ad altri usi domestici e quindi ingombro di arnesi diversi. Il prefetto, quindi, invitò il Comune ad avviare i lavori come era già stato promesso il 10 novembre 1910[11].

Dopo varie interruzioni alternate a riprese[12], i restauri furono portati a termine. Il 2 ottobre 1912 l’ingegner Zanderigo compilò la liquidazione dei lavori per il restauro delle Carceri Mandamentali di Tregnago[13] per una spesa totale di 1.937 lire e 66 centesimi e il 27 ottobre il Consiglio Comunale si soffermò sull’Esame ed approvazione della liquidazione tecnica dei lavori di restauro di queste Carceri Mandamentali. La spesa avrebbe dovuto ripartita a norma di legge fra i Comuni del Mandamento, come scrisse il 9 gennaio 1913 il prefetto di Verona al sindaco. I Comuni chiamati a contribuire erano Illasi, Mezzane di Sotto, Tregnago, Badia Calavena, Selva di Progno, Roverè Veronese, San Mauro di Saline, Velo Veronese, Vestenanova. Fra di essi avrebbero dovuto essere divise quelle spese d’indole straordinaria necessitate dalla destinazione dell’edificio ad uso Carcere le quali il Comune di Tregnago, proprietario, non avrebbe dovuto affrontare se l’edificio fosse adibito a qualche altro uso diverso da quello di Carcere mentre le altre spese necessarie all’edificio avrebbero dovuto essere a carico del Comune di Tregnago. La Prefettura stabilì che rimanevano a carico del Comune di Tregnago le spese per il restauro dell’intonaco, dei cornicioni,  delle gronde con relativi tubi e del tetto, per un importo 983 lire e 4 centesimi[14].    

 

Gli anni Venti e Trenta

 

La necessità di ulteriori riparazioni all’edificio carcerario si presentò nei primi anni Venti e il 7 agosto 1922 il custode del Carcere chiese al direttore alcuni lavori di manutenzione: la riparazione del tetto dal quale infiltravano le acque della pioggia; l’imbianco di alcuni camerini per motivi di pulizia e igiene; la riparazione o sostituzione della inferriata al camerone numero 4 per ragioni di sicurezza essendone state tagliate tre sbarre in un tentativo di evasione; la riparazione di un lavandino; il rifacimento totale della pavimentazione al camerone numero 1 con relativo telaio e vetri alla finestra; la riparazione del portone d’ingresso e della porticina d’uscita del custode; la chiusura delle due sortite d’acqua del cortile. Veniva inoltre auspicato l’acquisto di una stufa da collocarsi nell’ufficio adibito all’interrogatorio degli imputati[15].

Un mese dopo, il 14 settembre, il pretore scrisse al sindaco chiedendo di «provvedere alla chiusura mediante una cancellata in ferro o mediante una porta dell’accesso alla scala che immette nei locali della nostra Pretura». Egli ricordò anche il recente incendio probabilmente dovuto a cause dolose poiché nella sala d’aspetto della Pretura c’erano «mobili, libri e documenti di pertinenza dell’Ufficio stesso, ove vengono custoditi documenti e pratiche d’importanza» e le porte di accesso erano poco robuste.

Recepite le richieste del guardiano e del prefetto, il 27 settembre la Giunta discusse Sui lavori di riparazione al fabbricato Carcere Mandamentale e decise di dare il via ai lavori per metterlo in condizioni di sicurezza.

Come si è più volte detto, le spese di gestione dei locali che ospitavano gli uffici del Mandamento erano ripartite tra i vari Comuni che vi facevano parte. Il 31 dicembre 1926, ad esempio, il Podestà che allora reggeva il Comune di Tregnago emise una deliberazione sul reparto della spesa per illuminazione e riscaldamento dei locali ad uso della Regia Pretura anno 1926. Le spese totali di 1.577 lire furono così suddivise: il Comune di Badia Calavena avrebbe coperto il 10,70% dell’intera somma, Illasi il 12,25%, Mezzane di Sotto il 7,21%, Roverè Veronese il 8,99%, San Mauro di Saline il 4,45%, Selva di Progno il 9,57%, Tregnago il 28,86%, Velo Veronese il 5,37% e Vestenanova il 12,60%.

Anche il pagamento dello stipendio del custode delle Carceri e i relativi aumenti periodici  erano ripartiti fra tutti i Comuni del Mandamento, come risulta da molti documenti che segnalano i vari aumenti del salario. Lo stesso iter fu seguito nel 1928 quando il podestà di Tregnago e i commissari dei Comuni del Mandamento assegnarono uno stipendio di 20 lire mensili alla guardiana del Carcere Maria Governo, moglie di Augusto Maimeri, a decorrere dal 1 luglio 1928, a seguito di un ricorso presentato da Maimeri teso a chiedere un sia pur minimo stipendio per la moglie che dal 1915[16] si occupava gratuitamente della sezione femminile del Carcere.

I Comuni del Mandamento continuarono a contribuire al mantenimento del Carcere e degli altri uffici giudiziari anche negli anni successivi, in percentuali diverse, fino alla loro chiusura. 

 

L’inventario del 1935

 

Il 12 giugno 1935 Giuseppe Baroni, primo cancelliere della Pretura, il ragionier Mario Bertoldo, segretario comunale e Augusto Maimeri custode del Carcere compilarono l’inventario degli oggetti di casermaggio di proprietà del comune presenti nel Carcere e passati allo Stato come prescritto dalla circolare 269 del Ministero della Giustizia datata 23 dicembre 1931. Da questo elenco risulta che gli oggetti in dotazione al Carcere in quel periodo erano pochi e in uno stato di conservazione non proprio buono. Le voci sono le seguenti: quattro brande in cattivo stato, 10 sacconi in cattivo stato, cinque coperte di lana in buono stato, nove coperte di lana in stato mediocre, 10 coperte di lana in cattivo stato, tre asciugamani in buono stato, 14 lenzuola in condizioni mediocri, sei cucchiai di legno, otto vasi per acqua di terra, otto scodelle di terra, quattro vasi di legno per materia fecale, tre catene di ferro, tre ceppi di ferro per piedi, tre ceppi di ferro per mani.

Il quadro che emerge da questo sia pure marginale documento, dunque, è piuttosto desolante e presenta un’istituzione ormai decadente.

 

L’edificio dopo la chiusura delle Carceri

 

Dopo gli anni trenta, per trovare notizie sul fabbricato carcerario nei documenti dell’Archivio Comunale, dobbiamo arrivare al 1965, anno in cui il Consiglio e la Giunta si posero per la prima volta il problema di un nuovo utilizzo dell’edificio. L’1 giugno 1965, infatti, la Giunta Municipale – considerato che il Ministero di Grazia e Giustizia aveva decretato la soppressione del Carcere Mandamentale – decise di affidare all’architetto Rinaldo Olivieri di Verona l’incarico di prospettare soluzioni per la destinazione del fabbricato già adibito a Carcere Mandamentale[17]. Il  27 novembre dello stesso anno il Consiglio Comunale discusse a sua volta la questione ritenendo che l’edificio potesse adattarsi per diversi usi. Un’idea era anche quella di ricavarne degli alloggi[18].

Nell’indecisione si giunse al 1968. il 18 marzo di quell’anno, infatti, la Giunta Municipale composta dal sindaco Giovanni Carlo Pellegrini Cipolla e dagli Assessori Odoardo Grisi, Pietro Felis e Luigi Rancan discusse sul «Riattamento fabbricato ex Carceri per mostra permanente dell’artigianato – incarico all’arch. Rinaldo Olivieri di Verona», pensando «che il fabbricato ex Carceri ormai in cattivo stato di manutenzione, potrebbe essere riattato ed adibito a Mostra permanente dell’artigianato locale ricavando anche una grande sala per le riunioni». Il progetto per la sistemazione e il relativo preventivo di spesa vennero affidati di nuovo all’architetto Rinaldo Olivieri di Verona.

Poco dopo, l’1 giugno, il Consiglio Comunale poté discutere sull’«Approvazione progetto edificio per la mostra artigianale». Della deliberazione sono interessanti le premesse che dimostrano quanto fossero grandi le aspettative. Il Consiglio sosteneva, piuttosto enfaticamente, che l’artigianato di Tregnago, anche nell’interesse dell’economia generale della Comunità, necessita di un Centro di richiamo per una opportuna pubblicizzazione; che tale Mostra di richiamo avrebbe tutti i requisiti per concorrere a vitalizzare il Centro del Capoluogo anche in considerazione della tangenziale di Tregnago; che l’afflusso dei turisti per l’Alta Val d’Illasi, specie nei giorni festivi, è intensissimo e potrebbe facilmente essere interessato ad iniziative come la Mostra Artigianale; che l’attuale area delle ex Carceri potrebbe servire, anche per la sua centralità, egregiamente allo scopo. Venne approvato il progetto dell’architetto Olivieri per una spesa di 13.708.000 lire e si auspicava che il costruendo edificio della Mostra fosse destinato ad essere punto di richiamo e di vita per Tregnago e fosse dedicato, nel cinquantenario di Vittorio Veneto, alla memoria dei Caduti[19].

Il 27 giugno la Giunta considerata l’urgenza di iniziare immediatamente i lavori di costruzione per le finalità dell’opera rivolta a vitalizzare il centro di Tregnago e a dare impulso all’artigianato locale, specie del ferro battuto, che ha bisogno di essere convenientemente pubblicizzato a sollievo anche di tutta l’economia del Comune, depressa per le ben note cause e tenendo presente l’urgenza ancora di arrivare al termine della costruzione per il primo giorno del Novembre prossimo, dovendo essere l’edificio, per unanime volontà del Consiglio dedicato, nel cinquantenario di Vittorio Veneto, alla memoria dei caduti, deliberò di assegnare l’incarico all’architetto Olivieri di attuare il progetto approvato e di iniziare immediatamente i lavori per arrivare al termine dell’opera entro i primi giorni di Novembre.

Le buone intenzioni, però, non ebbero alcun esito tanto che, solo l’anno successivo, il 24 ottobre 1969, la Giunta Municipale deliberò di eseguire i lavori in economia, affidandoli alla Ditta Legnazzi Otello, sotto la direzione dell’architetto Olivieri[20].

Cosa accadde dopo non è dato a sapersi ma il 29 ottobre  1970 il Consiglio Comunale deliberò di approvare il progetto esecutivo dei lavori già trasmesso dalla Prefettura che adesso prevedeva una spesa complessiva di 20.000.000 di lire dei quali 15.000.000 per opere murarie, falegnameria e affini e 5.000.000 per impianto elettrico, idrico, riscaldamento, imprevisti e spesa progettazione.

Questi progetti, però, non furono mai realizzati e qualche anno dopo l’intero edificio fu abbattuto creando letteralmente un buco tra il palazzo del municipio e gli edifici attigui che sarebbe stato colmato solo recentemente con la costruzione della nuova sede degli uffici comunali progettata dall’architetto Paolo Portoghesi.

 

[1] A.C.T, Busta Fabbricati comunali. Palazzo Pellegrini.

[2] A.C.T, Busta Fabbricati comunali. Palazzo Pellegrini.

[3] A.C.T., busta Carcere mandamentale.

[4] A.C.T., busta Carcere mandamentale.

[5] Cfr. A.C.T., busta Edifici  comunali nuova sede municipale – Riatto fabbrica carceri.   

[6] A.C.T., busta Edifici  comunali nuova sede municipale – Riatto fabbrica carceri.     

[7] Cfr. . A.C.T., busta Edifici  comunali nuova sede municipale – Riatto fabbrica carceri.

[8] Cfr. . A.C.T., busta Edifici  comunali nuova sede municipale – Riatto fabbrica carceri.

[9] Il 10 ottobre 1910 il sindaco scrisse al prefetto che i lavori al fabbricato delle carceri erano già iniziati e quelli relativi all’alloggio del guardiano erano quasi terminati. I lavori che mancavano sarebbero stati eseguiti in seguito e sarebbero stati pagati coi fondi stanziati dal bilancio per il 1911. Cfr. A.C.T., busta Edifici comunali nuova sede municipale – Riatto fabbrica carceri.     

[10] Il 14 ottobre 1910 il prefetto scrisse al sindaco che, poiché erano pressoché conclusi i lavori al fabbricato scolastico, occorreva dare inizio a quelli per il restauro del carcere mandamentale che avrebbero comportato livellamento dei pavimenti delle celle, riparazione a porte e serrature, alle griglie esterne, alla porta ed al cancello d’ingresso, insomma, era necessario provvedere al riordino completo del fabbricato carcerario che versa in deplorevoli condizioni per l’abbandono in cui rimase finora. Cfr. A.C.T., busta Edifici  comunali nuova sede municipale – Riatto fabbrica carceri.     

[11] A.C.T., busta Edifici  comunali nuova sede municipale – Riatto fabbrica carceri.     

[12] Il 2 marzo 1911 il sindaco scrisse al prefetto che i lavori all’interno del fabbricato carcerario erano stati eseguiti ma si sarebbe dovuto soprassedere sui lavori all’esterno fino all’arrivo della bella stagione.

Il 9 marzo 1911 il prefetto scrisse al sindaco auspicando in breve tempo il restauro della parte esterna del carcere mandamentale e il rinnovo della pavimentazione della stanza adibita ad ufficio del custode.

Il 18 ottobre 1911 il pretore di Tregnago scrisse al sindaco che i lavori al carcere erano stati in parte eseguiti ma occorreva ancora sistemare le finestre. Chiese inoltre di intonacare il muro della pretura che guardava sul cortile del carcere perché era molto umido.

Il 24 settembre 1912 il sindaco scrisse all’ingegnere comunale Zanderigo che per poter dividere fra i Comuni del Mandamento le spese sostenute per il restauro del Carcere, era necessario che egli preparasse la liquidazione dei lavori che poi avrebbe dovuto essere sottoposta all’autorità competente. Cfr. A.C.T., busta Edifici  comunali nuova sede municipale – Riatto fabbrica carceri.     

[13] Cfr. . A.C.T., busta Edifici  comunali nuova sede municipale – Riatto fabbrica carceri.

[14] Cfr. A.C.T., busta Edifici  comunali nuova sede municipale – Riatto fabbrica carceri

[15] A.C.T., busta Edifici  comunali nuova sede municipale – Riatto fabbrica carceri.     

[16] Il 17 agosto 1915 la Giunta deliberò “Sulla proposta di nominare una guardiana di queste carceri mandamentali” e dichiarò di essere favorevole alla nomina di una guardiana supplente, senza però alcun aggravio al bilancio comunale. A.C.T., registro Deliberazioni di Giunta dal 13 sett. 1912 al  29 ottobre 1917.

[17] A.C.T., registro Comune di Tregnago – Registro delle deliberazioni della Giunta Municipale dall’anno 1964 all’anno 1967.

[18] A.C.T., registro Deliberazioni Consiglio Comunale 1965 - 1973.

[19] Cfr. A.C.T., Deliberazioni Consiglio Comunale 1965 – 1973.

[20] Le deliberazioni della Giunta Municipale che non riportano in nota la collocazione archivistica sono state tutte reperite nell’Archivio Comunale di Tregnago nelle scritture originali non raccolte in registri.