L'edificio scolastico in piazza Massalongo

 

Molti Tregnaghesi ricordano che sul lato est di piazza Massalongo, fino alla fine degli anni settanta del secolo scorso, c’era l’edificio scolastico e, sul suo lato nord, anche la casa del cursore comunale abbattuti poi per far posto all’attuale condominio che si incontra sulla destra quando ci si dirige verso Cogollo.

Anche se i due fabbricati non esistono più è interessante ricostruirne le vicende per ricordare un tratto di storia della piazza e del paese.

Fino ai primi anni del Novecento a Tregnago non esisteva un vero e proprio edificio scolastico ma le lezioni si svolgevano in un fabbricato di proprietà comunale situato in piazza Sant’Egidio di cui abbiamo qualche notizia.

Il 17 febbraio 1857 il Comune di Tregnago comunicò al commissariato distrettuale di Tregnago di aver intenzione di adattare ad uso edificio scolastico una parte dei caseggiati acquistati dal conte Pellegrini e l’8 agosto del medesimo anno gli annunciò di aver intenzione di adattare ad uso edificio scolastico la casa comunale di Piazza del Mercato[1].

Qualche decennio dopo, nel luglio del 1886, il Comune rese nota al Provveditore agli Studi della Provincia di Verona e al Ministro dell’Istruzione Pubblica l’esigenza di costruire un nuovo edificio scolastico. Nel 1885 si era deciso l’acquisto di una casa nel centro del paese di proprietà di Angela Bonomi Mantovanelli di Verona per la somma di 4.500 lire ma questa, per essere adattata ad ospitare le aule, aveva necessitato di alcuni lavori, eseguiti i quali vi erano state insediate le due scuole maschili e l’unica femminile del paese.

Le condizioni della scuola non dovevano però essere delle migliori se il 20 novembre 1899 alcuni consiglieri tra cui Costantino Battisti, Ernesto Pieropan, Riccardo Chiarenzi e Antonio Lavagnoli chiesero al sindaco di convocare con urgenza il Consiglio Comunale per discutere sui «provvedimenti urgenti per migliorare la condizione attuale dei locali adibiti ad una scuola femminile del capoluogo, stante la ristrettezza dei locali stessi in proporzione dell’aumentato numero delle allieve e per soddisfare ai giusti reclami della popolazione». Gli alunni del paese iscritti alla classe prima erano allora 54 ed erano ospitati in un’aula di soli 119,50 metri cubi, del tutto insufficiente per le necessità.

Tre giorni dopo, il 23 novembre, la commissione di vigilanza delle scuole del capoluogo chiese una soluzione al problema delle aule dove si svolgevano le lezioni per le bambine dirette dalla signorina Alfonsina Santi perché erano troppo affollate, buie e c’erano troppe correnti quando venivano aperte porte e finestre per evitare l’asfissia. Una bambina aveva avuto addirittura una mialgia cervicale. L’edificio, inoltre, non ospitava solamente la scuola ma anche il tiro a segno.

Dopo tali sollecitazioni, il 27 novembre, il Consiglio Comunale di Tregnago si occupò di alcuni «provvedimenti per le scuole femminili». In attesa della costruzione di un nuovo edificio scolastico il consigliere Giovanni Franchini propose di trasferire la scuola della signorina Santi nella sala a pianterreno del Municipio e la scuola della maestra Turri nella sala dove finora c’era stata quella della Santi. Il sindaco Antonio Cavaggioni si oppose e Carlo Valle appoggiò il sindaco chiedendo che si pensasse al più presto ad un nuovo edificio scolastico per la cui realizzazione, tuttavia, ci vollero alcuni anni[2].

Il 29 maggio 1900 il Consiglio Comunale discusse sulla possibile ubicazione delle nuove scuole. A tal scopo vennero esaminate varie possibilità. Qualcuno avrebbe voluto una località il più possibilmente vicina a Marcemigo per sopprimere a suo tempo quella scuola e trasferire gi alunni a Tregnago. La Giunta in un primo momento aveva valutato positivamente questa proposta ed aveva preso contatti con il dottor Scipio Colognato per l’acquisizione di un appezzamento di terra di proprietà di quest’ultimo situato di fronte alla casa Pieropan, e considerò l’ipotesi di aprire una via di comunicazione fra la strada Via Nuova – attuale via Cesare Battisti – e via Bandi. Il dottor Colognato era disposto a vendere il terreno occorrente ma a condizioni che la Giunta reputava inaccettabili. Allora la Giunta pensò anche alla località in piazza Nuova, sul lato di mattina proprietà del signor Maimeri Narciso, il quale pure sarebbe disposto a cedere a condizioni che pressoché vengono per la spesa essere uguali a quelle Colognato. Facendo le scuole in località Colognato si avrebbe il vantaggio di averle più vicine a Marcemigo e di aprire una via di cui già da molto tempo è sentito il bisogno. Facendole in piazza, si viene ad adornarla con un nuovo fabbricato. Durante la medesima seduta vennero proposte, fra le altre, anche le località Fondi Alessi e Pieropan alla Crosetta o, ancora, l’adattamento di una casa posta a est del Municipio[3]. Tra le molteplici ipotesi, tuttavia, non ne fu scelta alcuna e i progetti di costruzione del nuovo edificio scolastico vennero accantonati.

Si tornò a parlarne ben sette anni dopo, il 5 marzo 1907, quando il Consiglio Comunale deliberò sulla massima di costruire un fabbricato scolastico nel capoluogo. I problemi erano sempre gli stessi di qualche anno prima ma finora non era stato deciso nulla, adesso si valutava l’idea di costruire un edificio scolastico a Tregnago e uno nella frazione di Finetti.

L’11 dicembre 1907, finalmente il Consiglio Comunale si trovò a discutere «Sull’ubicazione scelta per l’erezione di un fabbricato scolastico nel capoluogo e nella contrada Finetti». Per quanto riguardava Tregnago, le alternative proposte erano quattro: oltre al terreno di Narciso Maimeri, ex segretario comunale, che sarebbe poi stato scelto per la felice posizione e la salubrità, in precedenza furono presi in considerazione i terreni di Alessandro Colombari, quelli del prof. Scipione Colognato in località la Crosetta, e quelli dell’avvocato Giobatta Alessi ritenuti, però, troppo lontani dal centro abitato. Stavolta, sia pure, lentamente, si procedette alla costruzione delle nuove scuole. 

Quasi un anno dopo, infatti, il 26 settembre 1908, il sindaco scrisse al Ministero della Pubblica Istruzione per chiedere informazioni su come dovesse essere costruito un edificio scolastico in base alla normativa vigente. La risposta arrivò nell’anno seguente.

Il 10 settembre 1909, tuttavia, l’ingegner Riccando Zanderigo presentò il progetto per la costruzione dell’edificio e il preventivo di spesa per una somma di 32.000 lire, oltre alle 3.000 lire per il progetto, la direzione, la sorveglianza e il collaudo dei lavori. Nella relazione si legge: Per incarico dell’Onorevole Giunta Comunale confermato con lettera 29 dicembre 1908 n. 2236, studiai il progetto dell’edificio scolastico da erigersi nel capoluogo, ed, in  seguito ad opportuni accordi coi membri della Giunta stessa circa la posizione ed ubicazione, oggi ne presento il progetto in forma concreta secondo i tipi allegati.

Il nuovo fabbricato dovrà sorgere sulla proprietà Maimeri Narciso, lungo il lato est della piazza principale del Capoluogo.

Il criterio di progettazione seguito è stato quello di sopperire ai bisogni didattici odierni e di un avvenire non prossimo, in relazione alle norme di Regolamenti speciali che disciplinano la costruzione di questi edifici.

Secondo l’ordinamento scolastico attuale, per il Capoluogo, fa bisogno di quattro aule: due per i maschi e altre due per le femmine, dove rispettivamente per ciascun sesso, prendono posto in una gli alunni della prima classe e nell’altra quelli della seconda e terza classe. Desunto quindi dai registri comunali il numero degli allievi inscritti nell’ultimo quinquennio, ricavai quattro aule aventi dimensioni (6,80x8,90) di poco inferiori da quelle massime concesse dal Regolamento e altre due aventi dimensioni ridotte (6,30x6,80) usufruibili in caso di maggior bisogno avvenire.

I maschi occupano il piano terreno con ingresso dalla porta principale prospiciente la piazza, le femmine il secondo piano con entrata, a mezzo di cancello, prospiciente la piazza stessa, interposto tra l’edificio scolastico e la casa del sig. Maimeri Narciso attuale proprietario.

L’area scelta, la sua ubicazione, le esigenze scolastiche, nel nostro caso tutt’altro che trascurabili, rendevano dal punto di vista tecnico piuttosto malagevole la soluzione del problema nel senso di soddisfare pienamente alle prescrizioni del Regolamento.

Tuttavia con la forma adottata, le quattro grandi aule obbediscono soddisfacentemente al Regolamento surriferito. Vengono a ricevere luce da mezzogiorno; l’area dei vani illuminanti soddisfa alla proporzione stabilita in rapporto all’area dei pavimenti, e, necessitando possono essere prontamente ventilate col sussidio delle finestre praticate nel corridoio, le latrine non presentano esternamente tre lati arieggiati, ma, precedute da “lavabo” con canne di ventilazione munite di mitre Walport, si trovano in buone condizioni rispetto alle aule; in fine la separazione tra maschi e femmine, senza pregiudicare l’uso qualsiasi che debba farsi del fabbricato in epoche di vacanza, risulta completa con la chiusura della porta che dal piano terreno mette alla scala.

Nella formazione della pianta ho pure tenuto conto dei venti predominanti, violentissimi nelle giornate d’inverno, facendo precedere alle aule, nel senso del moto, la gabbia della scala ed il corridoio, per proteggere i locali di dimora della battuta diretta del vento.

Sotto questo aspetto venne pure studiata l’entrata degli allievi alle scuole, la quale si effettua per i due sessi nella fronte rivolta a sera, e, mantenendo la casa attuale del proprietario Maimeri, questa per l’ingresso femminile viene a formare un prezioso riparo[4].  

A questo punto non restava che stipulare un contratto di compravendita con Narciso Maimeri e redigere un capitolato d’appalto per i lavori di costruzione delle scuole. Quest’ultimo porta la data 10 settembre 1909 e il 20 dello stesso mese il Comune stipulò con Maimeri un contratto preliminare di compravendita di una casa posta in Piazza Mercato con brolo e rusticali adiacenti pel convenuto prezzo di 8.800 lire. Maimeri avrebbe potuto continuare ad abitare nella casa fino al San Martino dell’anno successivo a quello in cui il comune gli avesse notificato lo sgombero[5].

Il terreno tuttavia non era sufficiente perciò il 25 settembre 1909 venne deciso di acquistare anche un appezzamento di don Gioacchino Maccadanza, confinante con quello già di proprietà comunale.

Il 3 novembre il sindaco comunicò a Narciso Maimeri che dall’11 novembre 1909 il Comune intendeva «avere a piena e libera sua disposizione gli immobili» per avviare i lavori. Pochi giorni dopo, il 16 novembre 1909, lo stesso sindaco scrisse all’onorevole Gualtiero Danieli, deputato al parlamento di Roma, per comunicargli l’approvazione del progetto per la costruzione delle scuole di Tregnago e Finetti per gli importi necessari rispettivamente di 39.000 e 4.500 lire. Per coprire le spese si pensava di chiedere un prestito alla Cassa Depositi e Prestiti. Egli spiegò poi che il nuovo edificio non sarebbe stato circondato dal cortile: data però l’insufficienza dell’area non si poté adottare il fabbricato dei cortili; ma come ella sa per esperienza i cortili a nulla servono nelle scuole di campagna, nemmen anco a raccogliere gli alunni prima dell’inizio delle lezioni, non potendosi stipendiare due bidelli che li tengano raccolti e sorvegliati, né potendosi obbligare gli insegnanti a trovarsi alla scuola prima dell’ora fissata per le lezioni. I cortili in una parola non devono essere quelli che fanno abortire quel progetto che dopo infinite difficoltà poté ottenere l’approvazione di questo  Consiglio Comunale.

Il 23 febbraio 1910 il Comune stipulò con don Gioacchino Maccadanza un contratto preliminare di compravendita del terreno e l’11 aprile l’ingegner Riccardo Zanderigo compilò la Relazione di stima della casa di proprietà don G. Maccadanza in Tregnago in questo documento il relatore formulò una interessante descrizione dell’allora Piazza Mercato. Egli scrisse: questa proprietà trovasi nella parte edilmente più apprezzata del paese occupando quasi tutto il lato est della piazza Mercato la quale è limitata nei lati rimanenti dai fabbricati del Municipio, la Pretura, gli uffici governativi, casa Massalongo, albergo Zavarise, ed altri minori ma pur essi importanti.

Gli immobili che Maccadanza si apprestava a vendere erano una casa con corte e rustici e orto, confinanti con: a tramontana Pozzerle Placidio, mattina eredi fu Alberico Castelli, mezzogiorno strada comunale e a sera piazza Mercato. […] La proprietà di Maccadanza don Attilio consta di due case contigue, l’una civile e l’altra per abitazione del colono di corte, rustico, piccola tettoia ed orto.

La casa civile prospetta con un lato la piazza e con l’altro la corte, ed è composta di tre locali terreni, ha due entrate distinte (una da piazza ed altra dalla corte) e dai locali terreni mediante scala di pietra si accede a tre camere superiori le quali alla loro volta sono soprastate da soffitta. Trovasi in buono stato di manutenzione; solo esternamente è deperito l’intonaco ed avrebbero bisogno di riparazione i serramenti di finestra.

La casa del colono consta pure di tre locali terreni con tre camere soprastanti e superiore soffitta il tutto in discreto stato manutentivo. Nel cortile al lato di mattina, addossata al muro di confine, avvi la tettoia eretta su pilastrini di cotto sotto cui sta la fornacetta pel bucato.

Pure nel cortile a lato di mezzogiorno avvi la stalla e pollaio elevata ad un solo piano con sottostante cantina coperta da volta in muratura il tutto in cattivo stato di manutenzione; il fabbricato avrebbe bisogno di una ripassata generale rinnovando l’intonaco.

Dalla corte a mezzo dì porta praticata nel muro di separazione che delimita la corte stessa si accede all’orto[6].

Dopo che il Ministero della Pubblica Istruzione ebbe approvato il progetto di Zanderigo, il 3 giugno 1910, presso il municipio di Tregnago, ebbe finalmente luogo la licitazione d’appalto per la costruzione delle scuole del paese. Vi parteciparono 12 ditte e tra questa venne scelta l’impresa Giulio Carra e , in quello stesso giorno, il comune acquistò da don Gioacchino Maccadanza del fu Francesco un terreno situato in comune amministrativo di Tregnago sezione a all’interno dell’abitato in via Piazza del Mercato, vigneto al mappale n. 68 di ettari 0.02.63 colla rendita di £ 1,47 e seminativo arborato al n. 78 di ettari 0.03.20 colla rendita di £ 2,30, il tutto nel foglio X per la somma di 8.800 lire. Il contratto con Giulio Carra fu stipulato il 26 giugno e quattro giorni dopo quest’ultimo ricevette la consegna dei lavori che iniziarono e furono poi sospesi nei mesi invernali da novembre a marzo.

Il 2 luglio 1911 la costruzione delle scuole era terminata: erano stati però impiegati 233 giorni anziché i 150 previsti dal contratto. Il 20 luglio l’ingegner Zanderigo presentò la liquidazione dei lavori del fabbricato scolastico di Tregnago per un importo totale di 34.907lire e 40 centesimi ma successivamente ci fu qualche questione da risolvere con la ditta costruttrice[7].

 

L’edificio scolastico dal 1911 al suo abbandono

 

Terminati i lavori di costruzione delle nuove scuole, il 3 ottobre 1911 la Giunta Municipale decise di arredare le nuove aule scolastiche del capoluogo [...] non potendo servire il materiale esistente nelle vecchie aule. Provvide così all’acquisto di arredi e materiale didattico[8]. Il 14 novembre la medesima Giunta deliberò altri lavori nell’interno del nuovo fabbricato scolastico che consistevano nell’installazione, all’interno di ogni singola porta d’accesso, di una bussola allo scopo di meglio riparare l’interno dalle correnti troppo forti e fredde frequenti nella stagione invernale e l’adozione, per il riscaldamento delle nuove aule scolastiche, di alcune stufe in conformità al progetto presentato dall’ingegner Riccardo Zanderigo[9].

In seguito si hanno notizie solo di interventi di normale manutenzione[10] fino al 13 dicembre 1958 quando il Consiglio Comunale decise di far sistemare il tetto perché era stato necessario puntellare i travi maestri e approvò il rinnovo dei solai del primo piano che da oltre tre anni erano puntellati; e la sistemazione della cantina in vista dell’impianto del riscaldamento[11].

Sul finire degli anni Cinquanta, l’edificio – oltre ad essere piuttosto malandato – risultò ormai troppo piccolo[12], in vista della chiusura delle scuole delle frazioni minori. A partire dal 1957, dunque, le varie Amministrazioni che si susseguirono pensarono di costruirne uno nuovo che fu terminato nel 1965[13], anno in cui si avviarono i progetti per l’edificio che avrebbe ospitato le scuole medie.

 

La casa del cursore comunale

 

Vicino all’edificio scolastico, sul suo lato nord, esisteva la casa del cursore comunale, che, proprio nel periodo in cui furono costruite le scuole, fu restaurata. Il 17 dicembre 1911 l’ing. Zanderigo presentò, infatti, il fabbisogno di spesa pel riatto della casa annessa alle scuole del Capoluogo. Nell’introduzione egli spiegava che dopo la costruzione del fabbricato scolastico lungo il lato est della piazza principale del Capoluogo, alla sistemazione definitiva del lato stesso si rende necessaria la riparazione della casetta a nord delle scuole riducendola di aspetto più armonico con l’insieme, come risulta da tipo esibito a parte. Necessita allo scopo rifare la facciata verso piazza, intonacare quella verso cortile, munendole di cornice di gronda. Si faceva notare, inoltre, che trattandosi di costruzione annessa alle nuove scuole e facente con esse parte integrante per gli oneri e obblighi da osservarsi dall’esecutore dei lavori, valeva il capitolato allegato al progetto del fabbricato scolastico citato. Per la porta d’entrata dalla piazza si sarebbero utilizzati i contorni ed i serramenti attuali con l’obbligo del costruttore della posa in opera senza compenso speciale. Il costruttore avrebbe potuto, inoltre, usare del materiale di demolizione con previa autorizzazione dell’ingegnere direttore dei lavori[14].

Il primo progetto, in seguito, venne modificato per ciò che riguardava la facciata principale perciò l’8 marzo 1912 l’ingegner Riccardo Zanderigo presentò il nuovo prospetto che venne esaminato il  13 giugno dal Consiglio Comunale. Quest’ultimo, constatata la necessità di restaurare la facciata della casa del cursore comunale, affermava che questo «è un lavoro che è richiesto dall’estetica ed anche da necessità statiche del fabbricato stesso». La spesa prevista per i lavori era di 465 lire.

Nel frattempo, il 4 giugno 1912, l’ingegner Zanderigo presentò il Fabbisogno di spesa per il riatto della casa annessa alle scuole del Capoluogo – Appendice al fabbisogno del 17 dicembre 1911 per aggiunte di lavori desiderati dall’Amministrazione Comunale in cui egli affermava che l’Amministrazione, dopo aver esaminato il progetto sopra citato, venne nella determinazione di elevare tutto l’avancorpo della casa appari tetto con la parte centrale più alta di questa di un metro. Ai lavori già computati occorre quindi aggiungerne altri come la demolizione e ricostruzione del coperto nonché la muratura nuova come appare dallo specchio entro espresso. Trattandosi di muratura di coronamento il prezzo di questa viene elevato da £ 12,00 a £ 12,50[15].

Il 26 giugno il Consiglio Comunale tornò ad esaminare il nuovo prospetto da darsi alla casa abitata dal cursore comunale e decise di restaurare la facciata della casa abitata dal cursore comunale, incaricato anche della pulizia delle scuole. Si pensò di procedere non solo al restauro della facciata, ma di elevare nel contempo, la parte anteriore della casa al livello della parete posteriore, dato che si rende necessaria la rimozione del coperto che trovasi nel completo disordine, e perché ciò non facendo si urterebbe contro l’estetica la quale, trattandosi di una casa che sta sulla nostra piazza maggiore ed a fianco del nuovo edificio scolastico, non vuole e non deve essere trascurata. La Giunta pertanto pose all’esame il progetto di restauro per una spesa di 1.077 lire e 15 centesimi. Il consigliere Frachini Stappo, però, chiese che lo spazio fra un merlo e l’altro che soprastano la facciata sia uguale alla larghezza dello stesso merlo e la sua richiesta venne accolta[16].     

Il contratto per il restauro della casa dove abitava «la famiglia adibita alla polizia delle scuole del Comune ed ai servizi richiesti dai Signori insegnanti per l’ordine della scolaresca» venne stipulato il 20 luglio 1912 e, poiché l’impresa costruttrice delle scuole non poteva eseguire i lavori, questi vennero affidati ai muratori Eugenio Governo e Federico Ridolfi. La loro conclusione era prevista entro il 30 agosto di quell’anno.

 

[1] Le notizie sulle fasi di costruzione dell’edificio scolastico, salvo altra indicazione, sono tratte da Archivio Comunale di Tregnago (A.C.T.), busta Edifici scolastici di Tregnago e Finetti.

[2] La casa che ospitava allora le aule scolastiche rimase di proprietà comunale fino al 1930. Il 3 gennaio di quell’anno, infatti, il podestà Giovanni Castagna deliberò laVendita della casa detta “Scuole vecchie di proprietà del comune. Il fabbricato si trovava in piazza Sant’Egidio e non era in buone condizioni. Al pianterreno dell’edificio era ospitata la sede del Fascio di Combattimento e della Milizia Nazionale, al primo piano abitavano alcune povere anziane del comune.

Il 27 marzo 1930 il commissario prefettizio Carlo Trenner decise la Vendita della casa detta Scuole vecchie di proprietà del Comune. L’acquirente fu il professor Giannino Ferrari Dalle Spade per l’importo di 23.000 lire. Tale somma fu assegnata il 20 maggio dello stesso anno dal Commissario Prefettizio Carlo Trenner alla locale sezione del Partito Nazionale Fascista a beneficio dell’istituzione della Casa del Fascio e del costruendo campo sportivo. Cfr. A.C.T., Registro Municipio di Tregnago - Registro deliberazioni dal settembre 1929 al dicembre 1933. 

[3] Cfr. A.C.T., busta Edifici scolastici di Tregnago e Finetti.

[4] Cfr. A.C.T., busta Edifici scolastici di Tregnago e Finetti.

[5] Cfr. A.C.T., busta Edifici scolastici di Tregnago e Finetti.

[6] A.C.T., busta Edifici scolastici di Tregnago e Finetti.

[7] Il 31 gennaio 1915 la Giunta delibera su Autorizzazione al sindaco a stare in causa contro l’impresa Giulio Carra.

Carra, per mezzo del suo avvocato Emanuele Cuzzeri, ha chiesto al Comune di pagare l’ultima parte della somma a lui dovuta per la costruzione dell’edificio scolastico e per i lavori sugli argini del Progno ma, secondo la Giunta, è stato egli stesso ad ostacolare i pagamenti non inviando tutte le distinte di spesa. Cfr. A.C.T., registro Deliberazioni di Giunta dal 13 sett. 1912 al 29 ottobre 1917.  

[8] Cfr. A.C.T., registro Deliberazioni di Giunta dal 1907 al 1912 (19 agosto 1912).

[9] Cfr. A.C.T., registro Deliberazioni di Giunta dal 1907 al 1912 (19 agosto 1912). 

[10] 27 settembre 1929: Il Podestà Giovanni Castagna delibera su: Riparazione al fabbricato scolastico. Si legge: Il Podestà vista la necessità di togliere il lamentato inconveniente delle esalazioni nocive che emana il cesso delle scuole in diretta comunicazione col corridoio delle scale; Vista la relazione 19 settembre 1929 dell’Ingegnere Comunale delibera di affidare il lavoro importante la spesa di £ 1.200 alla ditta Gaetano Beccherle e di effettuarne il pagamento nell’apposito stanziamento da inserirsi nel bilancio 1930. Cfr. A.C.T., Registro Municipio di Tregnago - Registro deliberazioni dal settembre 1929 al dicembre 1933.

[11] Cfr. A.C.T., registro Comune di Tregnago – Registro delle deliberazioni del Consiglio Comunale 1957 – 64.

[12] Già nel 1930 si era dovuto provvedere all’arredamento di una nuova aula: il 30 agosto di quell’anno, infatti, il Podestà Riccardo Vinco deliberò l’acquisto di nuovi banchi perché era stato istituito un nuovo posto di insegnante. Cfr. A.C.T., Registro Municipio di Tregnago - Registro deliberazioni dal settembre 1929 al dicembre 1933.

[13] Il 20 novembre 1957 il Consiglio Comunale delibera l’approvazione del progetto per la costruzione del nuovo edificio scolastico del capoluogo. Il progettista è Fulvio Cavaggioni, la spesa prevista è di 45.000.000 di lire.

Il 27 novembre 1959 il Consiglio Comunale delibera l’Approvazione del progetto di massima per l’adattamento della vecchia scuola elementare del Capoluogo. Domanda contributo statale. Ratifica delibera della G.M. 14-10-1959 n. 101.

Il 24 agosto 1963 il Consiglio Comunale delibera l’Approvazione risultanze collaudo laavori costruzione edificio scolastico del Capoluogo.

Con contratto del 10 giugno 1959 i lavori di costruzione dell’edificio sono stati affidati alla ditta Arturo Patuzzo; il riscaldamento è stato impiantato dalla ditta Antonio Braggio; l’arredamento di sei aule è stato fornito dalla ditta Palmi di Pisogne (Brescia); l’arredamento di altre 6 aule è stato fornito dalla ditta Giulio Andreoli per una spesa complessiva è di  47.370.250 lire. Cfr. A.C..T., registro Comune di Tregnago – Registro delle deliberazioni del Consiglio Comunale 1957 – 64.  

[14] Cfr. A.C.T., busta Edifici scolastici di Tregnago e Finetti.

[15] Cfr. A.C.T., busta Edifici scolastici di Tregnago e Finetti.

[16] Cfr. A.C.T., busta Edifici scolastici di Tregnago e Finetti.