La pretura

 

Dal 1853 Tregnago divenne sede dell’ottavo Mandamento della provincia di Verona che in precedenza aveva avuto sede a Badia Calavena. Tregnago, come capoluogo del Mandamento – struttura amministrativa che raggruppava più comuni a partire dall’età napoleonica – era sede del distretto militare, del commissariato della milizia, dell’agenzia delle imposte dirette, dell’ufficio del registro, della società mandamentale di tiro a segno, dell’ufficio postale e del servizio notarile, oltre che del pretore, colui che aveva il compito di amministrare la giustizia nel territorio limitato al suo distretto giudiziario. La sua competenza era circoscritta ai giudizi civili e penali di piccola entità in primo grado. In materia civile era possibile ricorrere al pretore in appello contro le sentenze dei giudici conciliatori dei comuni del suo distretto[1].

A Tregnago, dunque, la Pretura era collocata nel palazzo che nel 1854 il Comune aveva acquistato da Pellegrini ma i Comuni che facevano parte del mandamento – oltre a Tregnago, Badia Calavena, Selva di Progno, Roverè Veronese, San Mauro di Saline, Velo Veronese, Vestenanova a cui nel 1853 si erano aggiunti Illasi e Mezzane di Sotto – pagavano l’affitto e le spese di gestione dei locali al Comune di Tregnago in percentuali diverse[2].

Nel 1922, tuttavia, a seguito di una riforma, la Pretura rischiava di essere trasferita, perciò il sindaco si recò personalmente a Roma, accompagnato dal parroco don Vittorio Costalunga. Del viaggio si trova traccia in una deliberazione del Consiglio Comunale del 22 luglio di quell’anno in cui si legge:«Il sig. Presidente espone: come ben ricorderete fino dal gennaio u.s. è stata divulgata la notizia della proposta di soppressione della locale Procura in relazione ai provvedimenti demandati dal Parlamento all’Autorità Governativa per la riforma della burocrazia. Giustamente il paese è insorto e con il nostro paese anche tutti quelli della vallata, i quali senza nessuna ragione vedrebbero con tale provvedimento portata via la Pretura che fino dal 1850 è stabilita in questo capoluogo. Venne di poi anche costituita una Commissione composta dei signori Avv. Cav. Uff. Antonio Cavaggioni, Avv. Comm. Carlo Valle e don Vittorio Cav. Costalunga parroco. La commissione stessa si è recata per due volte a Roma dove ha potuto conferire con varie personalità fra cui S. Ecc. il Ministro Luigi Rossi, il quale ha dato e continua a dare affidamenti che il provvedimento di soppressione di questa importante Pretura verrà revocato. E come ognun sa, le spese sostenute dalla commissione sono elevate, non ostante i sigg. Avv. Cavaggioni e Carlo Valle abbiano dichiarato di nulla domandare per rimborso di spese. Il Parroco che dopo tutto non ha alcun interesse materiale al mantenimento della Pretura, avrebbe esposto la sua spesa in lire 1650 per i due viaggi fatti a Roma. Aperta la discussione tutti i Consiglieri si dichiarano contrari al rimborso delle spese sostenute dal molto Reverendo Cav. Don Vittorio Costalonga dovendosi giustamente ritenere che il parroco abbia più che un interesse materiale, uno morale e perciò più elevato a che in Tregnago sia mantenuta la Pretura. Dopo ancora breve scambio di parole viene pertanto ad unanimità di voti approvato di non corrispondere nessuna somma per rimborso spese di cui sopra»[3].

Per qualche decennio la pretura rimase attiva ma il 26 agosto 1959 il Consiglio Comunale tornò ad occuparsi della sua possibile chiusura che avrebbe causato danno a tutti i Comuni del Mandamento. L’idea, pertanto, fu quella di proporre al Ministero di Grazia e Giustizia di ampliare la giurisdizione della pretura ai comuni di Cazzano di Tramigna, Colognola ai Colli, Caldiero[4].

Nonostante i vari appelli per il suo mantenimento, però, la pretura fu chiusa nel 1962 quando fu unificata con quella di Soave[5].

 

[1] Cfr. P. MANTOVANI, Il comune di Tregnago. La sua storia, Tregnago VR 1998, pp. 115-119.

[2] In appendice vengono riportate alcune deliberazioni di Consiglio e Giunta sull’argomento. Particolarmente curiosa è quella del 22 ottobre 1926 in cui il podestà Giovanni Castagna “ritenuto che il sig. Pretore di questo Mandamento ha chiesto che siano fornite due toghe nonché due quadri di S.M. il Re ed uno di S.E. Mussolini ad uso della Pretura; Che la maggioranza dei Comuni del Mandamento ha dato la sua adesione all’acquisto di tali oggetti, come da lettera in atti; Ritenuto che la spesa per le due toghe ammonta a £ 793,60, mentre quella per i tre quadri ammonta a £ 180 come da parcelle in atti, e quindi in tutto a £ 973,60; Che tale spesa di £ 973,60 va ripartita fra i Comuni del Mandamento a sensi del R. D. 3 maggio 1923, n. 1042; Delibera di liquidare di cui sopra in complessive lire 973,60 ripartendola fra i Comuni del Mandamento […]”. Cfr. A.C.T, registro Comune di Tregnago – Registro deliberazioni  consigliari dal 27.1.1921 al 25 aprile 1928.   

[3] Cfr. A.C.T.,  registro Comune di Tregnago – Registro deliberazioni consiliari dal 27.1.1921 al 25 aprile 1928.

[4] Cfr. A.C.T.,  registro Comune di Tregnago – Registro delle deliberazioni del Consiglio Comunale 1957 – 64.

[5] Cfr. P. MANTOVANI, Il comune di Tregnago, p. 119.