Palazzo Pellegrini, già Butturini

 

I Butturini – antichi proprietari del palazzo che sarebbe divenuto sede municipale – sono nominati dal Cartolari tra le famiglie illustri di Verona. Lo studioso afferma che la famiglia Butturini è venuta di Francia in Verona nel secolo decimosesto, dove ebbe onorevoli impieghi, fiorì per ricchezze ed illustri parentele, e portò il titolo di Nobile. Essa ancora esiste. Scrive il Biancolini che questa famiglia eresse la bella casa che poi fu dei Serpini e Salvetti. Il Maffei […] nomina Ottavio Buttorini filosofo e giureconsulto, e […] ricorda Francesco Buttorini poeta, i quali discesero dalla suddetta casa, che ebbe palazzo ed ampi possedimenti in Tregnago[1]. I Butturini sono inoltre elencati dal Cartolari tra le Famiglie illustri di Verona inscritte ab antico nell’estimo, ma non aggregate mai al Nobile Consiglio, il quale finì d’esser nobile nel corso dell’anno 1800[2].

Quanto afferma il noto studioso veronese trova conferma anche nella documentazione reperita nell’Archivio Comunale di Tregnago riguardante villa Pellegrini in epoca precedente all’acquisto da parte del Pellegrini stesso. Il palazzo di cui parla Cartolari è il futuro Municipio sulla cui facciata è possibile vedere ancora oggi lo stemma di famiglia in cui è raffigurata una croce latina sopra a un monte[3].

Per avere informazioni più dirette sulla famiglia e sul suo palazzo, almeno a partire dagli ultimi decenni del Settecento, ci possiamo affidare alla documentazione pervenuta al Comune di Tregnago al tempo dell’acquisto della futura sede municipale.

Dai medesimi documenti, infatti, è possibile seguire alcuni passaggi di proprietà del palazzo e di altri terreni all’interno della famiglia Butturini dal 1784 quando i fondi Braggi comprendenti terreni coltivati e case vennero divisi tra i tre figli di Angelo Butturini, al 1842, anno della vendita degli stessi a Pietro Pellegrini. Occorre subito precisare, però, che la documentazione non è completa perché redatta probabilmente allo scopo di agevolare l’identificazione dei molteplici proprietari perciò non sarà agevole seguire i vari passaggi che, tuttavia, verranno riportati così come furono descritti.

Particolarmente interessante ai nostri fini è un documento che riporta riassunta una «serie dei documenti riguardanti gli immobili in Tregnago del nobile signor Pellegrini conte Pietro»[4] in cui troviamo, oltre ad alcuni componenti della famiglia Butturini o Buttorini, altri personaggi noti di Tregnago in quel periodo.  

Da questo documento, dunque, veniamo a sapere che il 24 settembre 1784 venne redatto un atto di divisione per i «fondi Braggi, sopra il paese e palazzo» tra i fratelli Giobatta o Gliambattista, Carlo e Francesco Buttorini del fu Angelo in base al quale a Giobatta venne assegnata la terza parte dei beni che comprendeva anche quelli che poi sarebbero stati acquistati da Pellegrini, esclusa la casa dominicale che per due terzi apparteneva  a Carlo e a Francesco.

Qualche decennio dopo, il 29 novembre 1817, Bortolo Massalongo – il futuro padre di Abramo – vendette a Giambattista Buttorini del fu Angelo, domiciliato a Verona in contrada San Silvestro, una casa, ossia «una pezza di terra casaliva, coppata, murata e solarata, posta in Tregnago, in contrà di Ortele di Sopra, ossia della Crosara, composta di luoghi in terreno numero due, uno ad uso di caneva, altro di sopra, di legnaro, confinata a mattina dal nobil signor Francesco Buttorini, a tramontana dalla strada, a sera dal compratore signor Buttorini, a mezzo dì da Giacomo Grazio mediante altra parte di casa, avuta in permuta dal Massalongo, era anteriormente del detto signor Buttorini». La somma pattuita per la vendita era di 41 crocioni che erano già stati versati al venditore. Il documento è firmato da Bortolo Massalongo, Giobatta Buttorini, e da due testimoni: Giovanni Battista Bonomi e Pietro Antonio Bonomi.

Tornando al palazzo, due anni dopo, il 17 agosto 1819 venne redatta la donazione del terzo di casa spettante al signor Carlo Buttorini fu Angelo a favore dei figli maschi dell’indicato Giobatta, che sono Gerolamo e Prè Giuseppe e, in seguito, il 18 febbraio 1820, un documento notarile stabiliva che Carlo Buttorini fu Angelo vendeva al signor Carlo Buttorini fu Francesco la terza parte dell’orto annessa alla casa stessa.

Il primo marzo 1825 un decreto prevedeva «l’aggiudicazione dell’eredità intestata lasciata da Giobatta Buttorini fu Angelo a favore dei di lui figli Gerolamo, Lavinia e Prè Giuseppe». Mentre il 28 settembre 1825, con un altro atto notarile, la terza parte di orto che Carlo Buttorini fu Angelo aveva venduto nel 1820 a Carlo Buttorini fu Francesco passava in proprietà di Gerolamo, Lavinia e Prè Giuseppe Bottorini.

Pochi mesi dopo, il 4 novembre 1825, Francesco Buttorini vendette il broletto e l’orto davanti al palazzo che possedeva per metà pro indiviso col proprio figlio Carlo a Bortolo Massalongo e il 19 novembre dello stesso anno, ancora Francesco alienò la sua terza parte della casa ai nipoti Gerolamo, Prè Giuseppe e Lavinia.   

Il 2 dicembre 1825 Gerolamo, Lavinia e Prè Giuseppe cedettero a Bortolo Massalongo la loro porzione di orto verso est ed ebbero in permuta quella parte di orto che Massalongo aveva comperato da Francesco Buttorini.

Trascorsero due anni e il 30 luglio 1827 i fratelli Gerolamo, Prè Giuseppe e Lavinia Buttorini si divisero tra loro alcuni terreni e a quest’ultima vennero assegnati fondi diversi da quelli che poi avrebbe acquistato Pellegrini.

Il 27 settembre 1830, infine, Prè Giuseppe Buttorini donò i suoi beni al fratello Gerolamo che ebbe così la proprietà di una parte del palazzo.

L’elenco dei vari passaggi che abbiamo cercato di ricostruire – anche se non riesce a darci un quadro sufficientemente chiaro dei molti passaggi di proprietà degli immobili tra i componenti della famiglia Butturni – ci permette di conoscere le molte persone che avevano potere di azione su terreni e case collocati in varie zone del paese tra cui un terreno piuttosto vasto a sud che, ancora in una mappa del Catasto Austriaco del 1847, è indicata con il cognome della famiglia.

 

I beni di Gerolamo Butturini

 

Il 18 settembre 1842 venne redatto l’«Estratto catastale dei terreni e fabbricati intestati alla ditta Butturini Gerolamo quondam Gio. Battista» [5] prima della vendita a Pellegrini. Da questo documento risultano di sua proprietà, tra l’altro, il palazzo. altre due case adiacenti e alcuni campi coltivati viti, ulivi e gelsi. Questi ultimi utili per l’allevamento dei bachi da seta.

Con l’ausilio delle mappe del Catasto Austriaco, inoltre, si è potuto dare una collocazione precisa alle varie pezze di terra. Ebbene, quelle aratorie pianeggianti poste in Tregnago sono nella zona dove adesso sorge l’ospedale e più a nord, tra il Progno e l’attuale via Cesare Battisti. La casa di villeggiatura è il palazzo che sarebbe poi divenuto Sede Municipale e le altre due case coloniche sono una dove attualmente sorge l’ex Catasto e una di fianco, sempre nella stessa fila.

Tutti i terreni erano coltivati da contadini locali; il proprietario era domiciliato a Verona, in contrada San Silvestro e occupava il palazzo solo nel periodo di villeggiatura che, all’epoca, si svolgeva dai primi di settembre all’11 novembre, giorno di San Martino. Quel giorno venivano riscossi i livelli e i contadini consegnavano i prodotti che spettavano al proprietario dei terreni. Poiché la villeggiatura si svolgeva nei periodi autunnali, si diceva che i signori venivano in paese a passare l’autunno, come si vedrà direttamente in un documento di cui parlerò in seguito[6].

 

[1] A. CARTOLARI, Famiglie già ascritte al Nobile Consiglio di Verona, Verona 1854 (=Bologna 1969), parte seconda terza p. 21.

[2]  A. CARTOLARI, Famiglie già ascritte, parte seconda terza p. VII.

[3] Lo stemma della famiglia Butturini è presente tra quelli raccolti in E. MORANDO DI CUSTOZA, Armoriale veronese, Verona 1976, tav. LXIII.

[4]  A.C.T., Busta Fabbricati comunali. Palazzo Pellegrini.

[5] A.C.T, Busta Fabbricati comunali. Palazzo Pellegrini.

[6] Si tratta di un contratto di livello stipulato il 26 ottobre 1851 tra Pietro Pellegrini e Giobatta Vinco del fu Giovanni, possidente domiciliato a Tregnago per la conduzione del palazzo e di altri terreni. Cfr. A.C.T, Busta Fabbricati comunali. Palazzo Pellegrini.