Il progetto di ampliamento della vecchia sede municipale

 

L’antica casa comunale di Tregnago sorgeva in contrada Sant’Egidio dove, nella prima Età Moderna aveva il suo ufficio anche il vicario, che aveva la sua residenza nei pressi del castello a est del paese[1] e, mandato dal Comune di Verona sotto la cui giurisdizione era la zona, sovrintendeva all’attività dei Comuni che gli erano soggetti, i quali gli pagavano una somma annua. Sull’ubicazione esatta dell’edificio comunale non si hanno certezze: il Cipolla[2] afferma che l’antica sede del Comune fu del tutto abbattuta nel XIX secolo. L’ipotesi è confermata anche da alcune planimetrie[3] disegnate da Giuseppe Scudellari nel 1820, che ubicano la casa comunale accanto alla chiesa di Sant’Egidio sul suo lato nord dove ora non è più visibile, luogo dove la colloca anche il Ferrari specificando che era stata demolita nel 1853[4]; Mantovani[5] recentemente, invece, la identifica con un edificio ancora esistente nella parte nord-est della piazza, sul lato est della strada centrale del paese che fa angolo con una via che tuttora è nominata vicolo Vicariato. 

Sul finire dell’Ottocento, comunque, la sede comunale si trovava nell’attuale piazza Massalongo ma non nel palazzo Pellegrini che fino ad allora non era stato considerato adatto a tale scopo. In esso furono alloggiati i vari uffici governativi e giudiziari presenti sul territorio. Nei primi anni del XX secolo, tuttavia, il problema dell’inadeguatezza del Municipio si presentava nella sua gravità e si ipotizzarono soluzioni diverse. La documentazione archivistica ci permette, anche in questo caso, di seguire agevolmente l’evoluzione dei fatti.

Il 30 maggio 1907 la Giunta Municipale decise la «demolizione e costruzione di un nuovo soffitto nei locali dell’Ufficio Registro»[6] poiché era necessario proteggere gli impiegati dal rumore prodotto da coloro che entravano all’Agenzia delle Entrate che si trovava al piano soprastante.

Nell’ottobre dello stesso anno il sindaco comunicò alla Giunta che «non era più oltre consentito di tollerare lo stato indecoroso nel quale trovatasi l’aula municipale che servir deve per le adunanze consigliari nonché per ogni altra cerimonia attinente all’ufficio stesso, sia perché gli intonachi e le decorazioni esistenti sentivano già gli effetti del tempo sia perché una buona parte era annerita dal fumo delle stuffe». Riferì poi che «essendoglisi porta l’occasione di un provetto pittore quale il signor Trentini di Verona che a scopo di lavoro soggiornava in questo Comune, credette utile approfittarne per il governo di detta sala che era anche suggerito dall’estetica e dalle esigenze sociali odierne. Concluse infatti di corrispondere ai muratori fratelli Mantovani £ 0,15 al metro quadrato per l’imbiancatura ed armamento e £ 70,00 (settanta) al pittore sig. Trentini per le decorazioni. A tali condizioni venne eseguito il lavoro che torna di pieno gradimento». La Giunta non fece altro che approvare l’operato del sindaco e deliberare l’emissione del mandato di pagamento[7].

Passarono alcuni anni e, nel 1911, venne richiesto all’ingegnere comunale Riccardo Zanderigo di redigere un preventivo di spesa per l’ampliamento della casa comunale  che egli presentò il 23 novembre con una previsione di spesa 8.103 lire e 71 centesimi. Lo stesso giorno l’ingegnere presentò la sua relazione sul «Progetto di ampliamento della casa comunale in Tregnago»[8]. In questa egli scrisse: in seguito ad incarico ricevuto dal signor sindaco del Comune di Tregnago, studiai il modo per poter rendere adatta la vecchia sede del municipio alle esigenze nuove, mediante opportuni ampliamenti.

La soluzione che prima si presenta come più ragionale, più estetica e più igienica come orientazione sarebbe quella di occupare le piccole casette ad est del municipio e quivi trovare lo spazio per sviluppare gli uffici di cui si sente il bisogno, ma ragioni di economia mi vietano di tentare questo lato del problema, e perciò rivolgo il mio studio alla utilizzazione dello spazio comunale posto a nord del municipio.

Dopo aver presentato uno schizzo preliminare discutendo il problema con il signor sindaco e l’assessore Claudio Cavaggioni venni nella determinazione di presentare il progetto come appare chiaramente nei fogli allegati.

Nell’area retrostante al Comune per tutta la larghezza dell’edificio comunale viene innalzata una gran sala di cui una maggior parte viene adibita uso sala consigliare ed un’altra piccola parte uso archivio.

Alla sala consigliare si accede mediante corridoio praticato attraverso piccolo locale d’archivio, reso indipendente dall’attuale locale di sedute consigliari mediante angolo vetrato. L’archivio attuale invece viene adibito uso gabinetto di Giunta con illuminazione dall’alto.

La sala delle sedute consigliari diverrà invece ufficio esclusivo dello stato civile, l’ufficio del segretario viene mantenuto ove ora si trova.

Nel piano terreno vi troveranno posto molte cose in ampi magazzini, le latrine ed altro.

Le indicazioni della nuova distribuzione meglio che in una descrizione possono essere rese molto più evidenti dall’esame del tipo allegato che esibisco.  

La relazione dell’ingegnere in prima istanza fu accolta e cinque giorni dopo il Consiglio Comunale deliberò l’«approvazione del progetto per l’allargamento della sede municipale». A tal scopo si decise di avviare le pratiche per l’acquisto degli immobili ad est del Municipio che erano di proprietà di Maimeri e Brogliato. In seguito, però, l’idea fu ritenuta irrealizzabile perché troppo costosa e poco funzionale, perciò l’anno dopo venne scelta un’altra soluzione.

 

La nuova sede municipale

 

La questione della sede municipale era piuttosto importante perché, come si è visto, quella occupata al momento era piuttosto malridotta e si trovava nell’edificio a destra delle Carceri che tutti attualmente conosciamo come ex Catasto.

Il 13 settembre 1912 la Giunta Comunale – erano presenti il sindaco Costantino Battisti, l’avvocato Claudio Cavaggioni, Paolo Cicheri e Antonio Castagna – discusse «sulla nuova sede da destinarsi per l’ufficio comunale». Il testo della deliberazione che diede il via al progetto di cambiamento di sede del Municipio è piuttosto interessante ed eloquente. Il Presidente ricorda come il Consiglio reiteratamente abbia officiato la Giunta a studiare la soluzione del problema che ha tenuto inutilmente occupate diverse Amministrazioni, vuol dire il problema della sede municipale. Non è chi non veda invero l’infelicità e l’angustia dell’attuale Municipio che da solo basterebbe a paralizzare ogni buona impressione che il forestiere avesse riportato del nostro paese. Ma ciò che più interessa si è che con i locali che oggi costituiscono l’ufficio comunale non si può provvedere a tutti i servizi specie a quelli dell’archivio e delle adunanze pubbliche e private, e per l’angustia e la disposizione dei locali non possono avere facile disbrigo le molteplici mansioni che di continuo si riversano sul predetto ufficio comunale. Ricorda lo stesso Presidente come a tal proposito siasi affidato all’ingegnere comunale lo studio dell’allargamento dell’attuale sede municipale e come il predetto ingegnere abbia presentato un elaborato tecnico che non ha incontrato il favore del Consiglio non tanto per l’elaborato stesso ma più che tutto perché l’area di cui si doveva usufruire trovasi a settentrione, esposta ai venti ed all’umidità e la spesa sarebbe stata di gran lunga superiore ai vantaggi reali che ne sarebbero derivati. E perciò non rimane che seguire le proposte di taluni consiglieri i quali risolverebbero il quesito col trasporto del Municipio nei locali attualmente occupati dalla Regia Agenzia Imposte installando questa nell’attuale sede comunale. Va da sé che si renderanno necessarie talune opere murarie e di abbellimento ma saranno di nessuna entità quando si consideri che il problema sarebbe risolto nella forma migliore e rispondente pienamente alle odierne necessità. E la Giunta convinta già e veramente compresa della necessità di una sede municipale nella quale possano trovar comodo asilo tutti i diversi uffici ed esprima nel contempo che degli stessi si sa valutare l’importanza, unanime delibera di dare novello mandato all’ingegnere comunale perché nel termine più breve presenti un elaborato tecnico che soddisfare possa sia sotto il riflesso dei bisogni che sotto quelli dell’estetica, riducendo ad hoc i locali della Regia Agenzia cui sarà annesso il grande salone tuttora abbandonato nell’antico palazzo Pellegrini.

Il 18 gennaio 1913 il sindaco Costantino Battisti scrisse una lettera all’onorevole Gualtiero Danieli, deputato al parlamento, spiegandogli la situazione in cui versava la sede municipale e descrivendola in modo piuttosto eloquente. L’edificio si componeva di un locale terreno adibito all’ufficio del Giudice Conciliatore, di una sala superiore per lo Stato Civile e di una saletta ad uso ufficio del segretario. In quest’ultima dovevano trovare posto il sindaco, la Giunta e la Congregazione di Carità e nella precedente si installavano a malapena i membri del consiglio e delle diverse commissioni non esclusa quella di prima istanza per le imposte dirette. Quando si svolgevano le riunioni, gli impiegati dello Stato Civile dovevano uscire dalla sala con gravi danni al servizio. Quando si svolgevano le elezioni – spiegava il sindaco – i Tregnaghesi aventi diritto al voto erano 1.098 divisi in due sezioni e, secondo la nuova legge elettorale, avevano diritto alla segretezza del voto ma mancavano gli spazi per attuarla. Il Comune, d’altro canto – proseguiva la lettera – possedeva un palazzo signorile dove erano collocati gli uffici governativi e l’ufficio forestale che utilizzava i locali gratuitamente. L’Agenzia delle Imposte era installata in tre stanze nell’ala destra del palazzo. Nel medesimo palazzo, concludeva lo scrivente, ci sarebbe stato bene anche il Municipio.

Il deputato Danieli si interessò della questione e, pochi giorni dopo, il 25 gennaio, comunicò al sindaco la sua intenzione di scrivere all’Intendente di Finanza per il trasloco della sede dell’Agenzia delle Imposte in altra sede. L’idea era quella spostarla nell’edificio finora adibito a sede municipale e di collocarvi al suo posto gli uffici comunali.

Esattamente due mesi dopo, il 25 marzo, i dirigenti dell’Agenzia delle Imposte accettarono il trasferimento ma chiesero opportuni lavori di restauro della futura sede. Allo stesso tempo, si presentò la necessità di ristrutturare la vecchia sede dell’Agenzia delle Entrate per i futuri uffici municipali.

Il 6 aprile 1913 era gia pronto il progetto di adattamento ad uso uffici comunali della sede dell’Agenzia delle Imposte nel palazzo della Pretura di Tregnago per l’attuazione del quale si preventivava una spesa complessiva di  4.248 lire e 20 centesimi[9] e il 13 aprile il Consiglio Comunale deliberò il prestito di £ 3.300 per l’adattamento della nuova sede municipale spiegando che la sede municipale attuale è angusta, di capienza insufficiente, non consente uno svolgimento regolare ed ordinato dei servizi amministrativi. Durante le sedute di Consiglio, Giunta e Commissioni gli impiegati non potevano svolgere il loro lavoro, il pubblico non aveva la possibilità di assistere alle sedute pubbliche perché l’aula era troppo piccola, l’archivio era collocato in locali umidi, malamente composti e insufficienti. Nelle premesse alla deliberazione, inoltre, si riassumevano le proposte prese in considerazione in passato: quella di allargamento della sede in uso, su progetto dell’ingegner Riccardo Zanderigo, che avrebbe comportato una spesa di 8.000 lire ma non avrebbe risolto completamente il problema, e quella di trasportare la sede municipale nei locali finora occupati dalla Agenzia delle Entrate che, dopo lavori di adattamento, avrebbe potuto trasferirsi in quello che per il momento era ancora il Municipio. Durante la seduta si decise di attuare quest’ultima soluzione e di realizzarla prima possibile, chiedendo un prestito per finanziarla.

Il 5 maggio l’Agenzia delle Imposte scrisse al sindaco per richiedere modifiche all’edificio e l’applicazione di inferriate alle finestre del piano terreno rivolte verso la piazza, prima di autorizzare in via definitiva il trasferimento dell’Agenzia nella nuova sede e le richieste furono accolte.

Nel frattempo si decise di rinnovare anche l’arredamento municipio e si richiesero i preventivi ad alcune ditte. Il 14 maggio Giulio Brunelli di Soave inviò il Preventivo di spesa per la costruzione di tavoli per sala consigliare, poltrona e sedie relative e cabine elettorali[10]. Furono ordinati un tavolo a ferro di cavallo in noce nostrana massiccia, coperta di panno verde, gambe in legno duro imitante noce, un tavolo a ferro di cavallo per uso elettorale, eseguito a prescrizione dell’ultima legge elettorale, in larice americano, un tavolino in noce, una poltrona in noce, imbottita in finta pelle, 20 sedie, quattro cabine elettorali in abete colorato simil noce. La spesa totale fu di 1.140 lire. Brunelli giustificò la somma richiesta avvertendo che non è possibile avere le sedie per meno, fatte a mano, in noce nostrana e solide. In caso, non resterebbe che acquistarle fatte e forse spenderebbero meno. Fece osservare, inoltre, che il Comune di San Bonifacio aveva fatto costruire i tavoli consiliari spendendo 600 lire per i soli tavoli di noce “rimessato”, egli, invece, li avrebbe realizzati in noce massiccio e per meno prezzo. Brunelli, inoltre, inviò un Preventivo di spesa per la decorazione delle aule della nuova sede municipale di Tregnago.

I lavori da eseguire per la sala consigliare erano la pulitura e la stuccatura alle pareti ed al soffitto; la decorazione a tinte ed in stile del soffitto; la riproduzione di una cornice a stucco, con relativo paesaggio, su di una parete laterale; la ritoccatura ai paesaggi esistenti; il restauro del locale per la Giunta, dell’ufficio del segretario, dell’antiufficio, dei locali di ingresso compreso il pianterreno, scale e corridoi a fronte di una spesa totale di 800 lire. Erano tuttavia escluse le riparazioni con intonaco al soffitto del locale d’ingresso al pianterreno, mentre per i rimanenti locali sarebbero state comprese anche le eventuali riparazioni necessarie. 

Il 23 maggio si rifece ancora sentire l’Agenzia delle Imposte che chiedeva, prima di traslocare nella nuova sede, alcune modifiche alle pareti, al soffitto, alle porte dell’edificio, oltre che l’applicazione di inferriate alle due finestre del locale in pian terreno prospicienti la piazza Massalongo. Quest’ultima era una richiesta considerata di massima importanza, tanto che se ne sarebbe chiesta la realizzazione più volte anche in seguito[11].

Partirono le richieste di preventivi e, il 18 giugno dello stesso anno, giunse quello della Società Italo-Svizzera Riscaldamento di Milano per l’impianto di riscaldamento a termosifone del palazzo municipale per un importo totale di 2.080 lire da consegnare il 45% a consegna del materiale, il 45% a lavoro ultimato e il rimanente 10% il 31 marzo dell’anno seguente all’ultimazione dei lavori. L’impianto era previsto  per cinque locali, con 7 stufe composte di elementi lisci.

Il mese successivo, il 24 luglio, l’ingegner Zanderigo comunicò al sindaco di aver contattato il pittore Siviero Brunelli di Verona per richiedergli un preventivo di spesa per la decorazione del soffitto, la tinta ai muri dei locali, la riparazione dei dipinti esistenti e la realizzazione di un nuovo quadro di maniera in stile con soggetto il gruppo delle torri del castello del paese. Il preventivo fu di  450 lire per le decorazioni e di 400 lire per il quadro.  

Concluse le fasi preliminari, finalmente il 26 agosto 1913 la Giunta Comunale diede il via all’«appalto dei lavori per la sistemazione e adattamento della nuova sede municipale» e il lavoro venne affidato con trattativa privata alla ditta di Giuseppe Legnazzi. In quello stesso giorno la Giunta affidò l’incarico all’ingegner Giulio Franchini Stappo di provvedere con un proprio progetto per l’impianto di riscaldamento del nuovo Municipio e al professor Giulio Brunelli di Soave di realizzare la pavimentazione della nuova sala consigliare, in legno stagionato in conformità agli accordi intercorsi tra il direttore dei lavori Zanderigo e i due professionisti appena nominati.

Infine, il 19 ottobre il Consiglio Comunale deliberò la ratifica della deliberazione di Giunta 26 agosto u.s. per l’adattamento della nuova sede municipale con 13 voti favorevoli e uno contrario.

Il 25 marzo 1914 i lavori erano già stati eseguiti o, almeno, dovevano essere a buon punto dato che venne stilata la liquidazione dei lavori eseguiti nella antica sede del Municipio e nel palazzo della Pretura adattata come nuovo Municipio[12] per una spesa complessiva di 8.749 lire e 87 centesimi. A questo punto, però, occorreva trovare i soldi per pagare coloro che avevano eseguito le opere e il 7 aprile la Giunta Municipale – erano presenti il sindaco Costantino Battisti, Claudio Cavaggioni e Paolo Cicheri – decise di far fronte agli impegni prelevando l’importo occorrente dalla porzione di capitale proveniente dal prestito di 13.000 lire contratto in precedenza per la sistemazione delle strade[13].

Il 7 giugno dello stesso anno il Consiglio Comunale approvò la «liquidazione tecnica dei lavori di adattamento della nuova sede municipale». La spesa complessiva fu di 11570,52 lire così distinta: 8749 lire e 07 centesimi per lavori di adattamento e sistemazione, 2.821 lire e 45 centesimi per spese di arredamento e altro. Confrontandola con i preventivi, la spesa finale era superiore di 4.300 lire ma, si spiegava, ciò era dovuto ai «lavori di adattamento della nuova sede ad uso della Regia Agenzia» e ai lavori di restauro della sala consiliare e dei suoi affreschi, opera di ragguardevoli artisti. D’altra parte, si ripeteva, tali lavori si erano resi necessari perché la vecchia sede municipale era poco consona alle esigenze del servizio e alla qualifica di Mandamento che onora il nostro capoluogo. Inoltre numerose modifiche ai lavori erano state apportate mentre questi erano in corso, come spiegò il 22 agosto l’ingegner Riccardo Zanderigo scrivendo al sindaco per giustificare le maggiori spese per i lavori rispetto al preventivo[14].

Nel 1914, dunque, il municipio di Tregnago ebbe la nuova sede che sarebbe rimasta tale fino al 2002.

 

[1] Cfr. PASA, L’area collinare alla metà del ’500: penetrazione fondiaria cittadina e persistenza di proprietà di gente del contado veronese (parte II), in «Studi Storici Veronesi Luigi Simeoni», XLVI (1996), p. 69.

[2] Cfr. CIPOLLA, Ricerche artistiche in Tregnago, in Madonna Verona, VII (1913), pp. 186-188.

[3] Le planimetrie sono state reperite nell’archivio della Curia di Verona: ASCV, Amministrazione particolare della Diocesi (tit. XVII). Tregnago, b. 2, c. Tregnago – Dottrina Cristiana sec. XIX (1821).

[4] Cfr. FERRARI, Come era amministrato un comune al principio del sec. XVI (Tregnago dal 1505 al 1510), p. 69 nota 4.

[5] Cfr. MANTOVANI, Il comune di Tregnago. La sua storia, Tregnago VR 1998, p. 39.

[6] A.C.T., Registro deliberazioni di Giunta dal 1907 al 1912 (19 agosto 1912). 

[7] A.C.T., Registro deliberazioni di Giunta dal 1907 al 1912 (19 agosto 1912). 

[8] Il progetto e la relazione sono contenuti in A.C.T, Busta Fabbricati comunali. Palazzo Pellegrini. 

[9] Cfr. A.C.T., busta Edifici  comunali nuova sede municipale – Riatto fabbrica carceri.   

[10] Per il testo completo del preventivo si rimanda all’appendice.

[11] Il 20 luglio 1913: l’Intendenza delle Imposte chiese che il trasloco dell’Agenzia delle Imposte venisse effettuato non prima della posa in opera delle inferriate alle finestre del pianterreno da sistemare se possibile prima della fine del mese di luglio. Cfr. A.C.T., busta Edifici  comunali nuova sede municipale – Riatto fabbrica carceri.   

[12] A.C.T., busta Edifici  comunali nuova sede municipale – Riatto fabbrica carceri.   

[13] Cfr. A.C.T., registro Deliberazioni di Giunta dal 13 sett. 1912 al 29 ottobre 1917.

[14] A.C.T., busta Edifici  comunali nuova sede municipale – Riatto fabbrica carceri.