Villa Ferrari Dalle Spade

 

L’attuale struttura della villa fu ottenuta nei primi decenni del ‘700 in occasione del radicale intervento di ristrutturazione e ingrandimento della chiesa di Sant’Egidio al cui lato sud venne collocata un’entrata laterale del parco. Il cancello in ferro battuto fu realizzato in seguito, nel 1945, dal noto artista del ferro battuto Berto da Cogòlo.

La villa in origine era di proprietà della famiglia Fracanzani, originaria di Verona e precisamente della contrada di Falsorgo, presente a Tregnago già nel XV secolo, come diremo dopo.

L’edificio era separato da un vasto brolo dal parco che ospita alberi secolari, e un viale di cipressi accompagna il visitatore verso l’entrata.

Il complesso è recintato da mura alte circa 3 metri e quello che vediamo attualmente è il rifacimento dell’originale cinquecentesco. Sulla facciata, infatti, si nota la struttura del loggiato del piano terra chiuso con muratura e inserimento di finestre nel corso del XIX secolo.

I 2 ordini di finestre e di modanature orizzontali appaiono invece non intaccati da interventi successivi.

La facciata principale - rivolta a sud come quella di tutte le ville locali dell’epoca - si presenta con un rigore geometrico caratterizzato da una serie di finestre molto ravvicinate tra loro.

La distanza tra le aperture del piano nobile e quelle più piccole dell’ultimo piano accentua la sensazione di austerità dell’edificio.

Particolari sono le mensole che sorreggono la gronda aggettante: sono manufatti di cemento che risalgono a un restauro di circa sessant’anni fa, collocati in sostituzione degli originali.

Le finestre dell’ultimo piano, quadrate, sono incorniciate da una fascia di pietra arenaria dalla tonalità giallastra leggermente sporgente rispetto al filo del muro.

Interessanti sono i riquadri di intonaco a rilievo posti sopra alle finestre del piano nobile.

Queste ultime sono dotate di davanzale modanato e di cimasa.

Il piano terra è caratterizzato dalla presenza di archi a tutto sesto sostenuti da colonne con capitelli in stile composito ora tamponati.

L’ingresso principale è segnato da un portale ad arco a tutto sesto, con ghiera e lesene leggermente sporgenti.

La parete a nord, che confina direttamente con la strada, è caratterizzata dalla presenza di elementi architettonici e decorativi diversificati. Si ritrova la tipologia delle finestre del prospetto sud affiancate da due aperture ad arco a sesto pieno dotate di griglia in ferro battuto.

 

Un po’ di storia

 

A nord di villa Ferrari, la strada confinante con essa prende ancora il nome di via Fracanzana, in ricordo della famiglia che fece costruire ed abitò la villa.

I de Fracanzanis, famiglia originaria, come è stato detto prima, della contrada cittadina di Falsorgo, sono presenti a Tregnago già nel XV secolo. Nel 1473, infatti, troviamo Pietro del fu Lazaro Fracanzani di Falsorgo che scrive il proprio nome come notaio sottoscrittore del testamento di Domenica del fu Bartolomeo Turino di Tregnago.

II l 6 giugno 1489, a Tregnago, in domo Disciplinae, venne riunita la confraternita di Sant’Agata che aveva sede a Sant’Egidio. Tra gli officiales, quindi confratello a tutti gli effetti, c’era Girolamo Fracanzani, notaio di Falsorgo figlio del citato Pietro.

Verso la metà del ‘700 la presenza di famiglie cittadine a Tregnago era molto diffusa e numerose erano le abitazioni dominicali.

Alle seicentesche ville Cipolla e Franchini Stappo se ne aggiunsero altre: il paese era apprezzato per il clima mite e la posizione elegante. Si prestava quindi ad accogliere le famiglie che in estate si allontanavano da Verona per il caldo e, fino all’autunno inoltrato, risiedevano nella nostra zona dove avevano provveduto già dal secolo precedente a costruire la loro casa padronale, sempre circondata da altre case per coloro che lavoravano il brolo e i terreni circostanti. Da questi terreni venivano ricavati prodotti agricoli che sfamavano coloro che lavoravano le terre e le loro famiglie e costituivano gli affitti che annualmente i proprietari percepivano in giorni ben precisi: l’ultima occasione dell’anno era la festa di san Martino, l’11 novembre, ma prima ce n’erano altre tra cui san Michele il 29 settembre e santa Maria il 15 agosto.

L’attuale villa Ferrari è identificabile in quella casa dominicale con brolo e casa rustica ad uso dei lavorenti sita in contrada Fracanzani e confinante con la chiesa di Sant’Egidio nel XVIII secolo.

In quel periodo le famiglie cittadine che volevano rendere noto il loro prestigio sulle comunità locali, tentavano di imporre una forma di giuspatronato sulle chiese già esistenti o in fase di costruzione nelle adiacenze delle loro ville. I Fracanzani tentarono di imporlo alla chiesa di Sant’Egidio senza tuttavia riuscirvi per intervento del vescovo.

In seguito la proprietà della villa passò alla famiglia Ferrari dalle Spade il cui ultimo esponente di una certa fama fu Giannino sul quale vale la pena soffermarci un attimo.

Nato nel 1885 da Ciro, fisico, matematico e cultore della storia veronese e tregnaghese, e dalla nobile Maria Franchini.

Giannino, giurista affermato, divenne rettore dell’Università di Padova dal 1929 al 1932 e in seguito, dal 1938 al 1942, ebbe l’incarico di organizzare l’università di Trieste.

La sua teoria più nota voleva che i beni comuni del Municipi romani fossero passati indenni ai Comuni medievali, senza subire influenze o modifiche in particolare dall’occupazione longobarda. Il diritto romano, secondo lui, sopravvisse attraverso il Medioevo nella corte orientale di Bisanzio per poi riaffacciarsi nel periodo comunale in Occidente e fecondarne tutta la storia successiva.

Fu convinto seguace del regime fascista tanto da essere nominato nel 1926 rappresentante straordinario del fascio per la zona di Illasi.

Nella sua ottica l’Università non poteva diventare un’istituzione aperta a tutti. Nella sua visione aristocratica gli alunni non frequentanti non avevano cittadinanza propose una classificazione gerarchica delle università.

Morì in questa villa l’8 novembre 1943 a 58 anni. 

Attualmente la villa è di proprietà dell’Istituto Don Nicola Mazza di Verona.